Le vite degli altri – Riefolo

Trattasi di un giovane di buon aspetto…curato nell’abbigliamento, che viene al Centro di Salute Mentaleper un problema che, riferisce, dura da circa due anni….”. Nellacartella clinica era così descritto il primo incontro diDomenico con la psicologa del servizio. L’andiamo a leggere dopocirca 15 anni, perché nel frattempo Domenico ha conosciutoTeresa e forse per salvarla è diventato a sua voltatossicodipendente; ha avuto una figlia di cui non si occupa mai e siricovera continuamente e non c’è mai una comunitàterapeutica che sappia tenerlo per più di 12 giorni. Il buonaspetto e la cura dell’abbigliamento appaiono ora la misura delladistanza che quelle note del primo incontro devono aver registrato Una serie di servizi si sentono in scacco e per questo voglionoincontrarsi. Penso al film e comincio a chiedermi che cosa vedesse lapsicologa, 15 anni fa, in quel primo incontro. Si potrebbe pensareche forse non era stato visto in tempo quello che bisognava capiregià da allora. Ne sono certo: in quel momento non si potevavedere che quello che la cartella riporta, perché ciòche si vede non è mai “tutto quello che c’è”, masolo quello che il campo di incontro evidenzia e permette. Perfortuna quello che c’è è infinito: “l’occhio nonvede cose, ma figure di cose che significano altre cose…”(Calvino, 1972, 13) . Ciò che si vede è sempre ilsufficiente incontro fra lo stato dell’oggetto e lo stato delsoggetto. Poi verrà il tempo e verranno i processi a cambiarecontinuamente lo stato del campo.

 

C’è una particolare relazionefra chi osserva e chi è osservato se comincia ad essercil’amore. Perché allora osservare significa aver bisogno èle parti si possono invertire. Infatti l’assistente sociale delcomune sottolinea che quando Teresa smette di usare eroina, Domenicopeggiora e accade che Teresa si separa da lui. Qualcuno nel gruppocoglie che si ripete l’antica relazione di Domenico con la madreche è stata prostituta ed ha sempre tenuto i figli legati ase… nella propria casa e Domenico era il più intelligente,quello su cui c’erano più aspettative, ma lui cominciòa stare male proprio quando andò a vivere con Teresa. Ripenso:“trattasi di un giovane di bell’aspetto… curatonell’abbigliamento…”. E’ evidente che non era un errore, mail sogno di Domenico e del suo contesto, allora, quando era ancora unsogno possibile, prima che fosse smentito dai crolli di questi annidi sofferenza. Forse, però il sogno esiste ancora:Gianantonio, che lo segue ora ci dice che Domenico si sforza con luidi apparire semplice, affabile, dai modi gentili, ma sono aspettivisibilmente artefatti… costruiti… non autentici! Gianantoniosente irritazione per questo aspetto ostentato e falso, ma la falsitàla vede l’altro… forse Domenico semplicemente cerca di esserenegli occhi di un altro quello che vorrebbe essere. Il sospetto diGianantonio è il depositario della funzione dissociativa chegli permette di sopravvivere, la misura della sua fatica a cambiare.Nel film questo è chiaro: "Lepersone non cambiano così facilmente, succede solo nellecommedie".

 

Che cosa cerchi quandoincontri un altro? In realtà non lo sai… non cerchi niente…vuoi solo curarti per qualcosa che l’altro è e ti manca dasempre. Il film dice che alcune volte non ne potrai tollerare lafatica e vorrai curarti insediandoti nello spazio di un altro: “Treipotesi si danno sugli abitanti di Bauci: che odino la Terra; che larispettino al punto da evitare ogni contatto; che la amino come eraprima di loro e con cannocchiali e telescopi puntati in giùnon si stanchino di passarla in rassegna, foglia a foglia, sasso asasso, formica per formica, contemplando affascinati la propriaassenza”. (Calvino, 1972, 77 ).

 

“Lei, dottore, all’inizioimmaginava che il nostro percorso sarebbe stato più facile,vero?”. E’ una buona fase dell’analisi di Bruna. Ricorda che inquesto periodo cadono sei anni dall’inizio dell’analisi e forseper questo prova dei bilanci. Le rispondo che sono soddisfatto dellavoro compiuto… che io e lei in questi anni siamo cambiati in modopositivo.

“In che senso anche lei ècambiato?”.

E’ proprio uno dei punti cruciali diogni percorso di analisi e di cura. Se le cose vanno bene i pazientiscoprono la loro capacità e il loro diritto di poter cambiareil mondo per il fatto di esistere e di essere vivi. E’ quello cheFerenczi – forse in modo un po’ rozzo – chiamava reciprocitàdella cura, che poi Winnicott trovava nella necessità dipotersi specchiare nel volto della madre e che Fonagy piùrecentemente ha definito come la fondamentale capacità delbambino di riconoscersi capace di modificare la mente di un altro.Eppure i pazienti continuano a non voler nemmeno immaginare di potermodificare la vita di quella persona che quotidianamente – e per untempo lungo – incontrano durante il percorso e il processodell’analisi. Evidentemente l’analisi è un particolare processo in cui la fatica è quella di riconoscere che il tuopasso incide un’orma nel terreno e che quell’orma è tuaperché ci sei passato.A Bruna risposi con una domanda che,sotto forma di meraviglia da parte mia, gli riconosceva la capacitàdi modificare la mia vita.

 

Il film parte dallo stesso impossibileassunto che due vite possano incontrarsi ed una delle due non ne saràtoccata. Gli analisti sanno che proprio quando si sostenga questoimpossibile assunto i cambiamenti saranno tragici sia per il processoche per il soggetto che si pretende immune: “questa situazione vaassolutamente conosciuta, altrimenti il terapeuta si ritrovapiuttosto impreparato” (Bordi, 2005, in stampa). Gli analisti sannoche le trasformazioni del paziente sono prima di tutto trasformazionedel campo analitico e queste non sono possibili se escludono il campodella partecipazione affettiva dell’analista. Il capitano GerdWiesler, abile e inflessibile agente della Stasi, propone ai suoiallievi le sue certezze che si fondano su considerazioni meccanichedel comportamento umano: “quando uno dice la veritàcambia… si sbaglia, mentre uno che mente ha studiato il discorso elo ripete sempre uguale…Chi è innocente urlerebbe per essererilasciato, mentre chi mente, piano piano si abbatte, piangecomincia a riconoscere la sua colpa…”. La falsità ènella coazione a ripetere. Infatti: “…recitare una parte èincompatibile con l’essere sincero” (Bion, 1987, 238). Il volto ele domande degli allievi ci anticipano che la tesi del capitanoWiesler è una tesi debole e ci promettono che il film e glieventi storici la negheranno. Ho pensato, però, che èfacile saperlo dopo! La domanda di Bruna, precisa, mi ritorna: quandoio l’ho incontrata per la prima volta, sapevo come sarebbe andata?Evidentemente no, ed è questo il problema (o la fortuna) delcapitano Gerd Wiesler.

 

Il capitano Gerd Wiesler chissàquanti altri uomini avrà spiato prima di Georg Dreyman, fortedella sua tecnica, della sua ideologia e delle sue certezze. Come maiquesta volta non è come le altre? Ho pensato che il motivosemplice, ma potente, sia l’amore, ovvero trovare sulla tua stradaun oggetto che ti precede e che tu prendi ad inseguire semplicementeperché senti che ti riguarda. Leconseguenze dell’amore (Sorrentino) possonoessere catastrofiche, ma, evidentemente, non puoi farne a meno perchéla catastrofe peggiore sarebbe perdere quell’oggetto che ticoinvolge perché ti riguarda. Puoi resistere soloconvincendoti che quel processo non ti riguarderà mai. Glianalisti sanno che questa è una grave forma di sofferenza…che è inumano, anche se a volte intere vite o intere nazionine sono state capaci. Finché sei solo uno spettatore e l’amorenon ti ha ancora toccato, il tempo si ripete esattamente uguale: lacasa all’undicesimo piano è grigia e spoglia, il cibo èfatto di freddi piatti conditi con un sugo da un tubetto; li siripeteranno con una regolarità perfetta e fredda i tuoiincontri sessuali: “rimani ancora un po’…”; “Non posso…caro, sono l’una e mezza e alle 2 ho un altro appuntamento!… Laprossima volta prenota per un’ora”. Da sempre gli analistirispettano le resistenze dei loro pazienti, perché sanno chenella ripetizione è custodita la trasformazione: “èpossibile che la coazione a ripetere sia una scintilla di curiositàche nessuna affermazione autorevole è riuscita finora aspegnere” (Bion, 1987, 221).

 

L’amore chetocca il capitano Wiesler non è un oggetto preciso, ma unprocesso che irrompe per la sua vitalità nel suo mondo grigio.Si compie ciò che all’inizio del film Wiesler tentava dicomunicare agli allievi: solo ciò che è vero edautentico è irregolare, mentre ciò che è falsosi piegherà alla ripetizione esausta. Ma gli analisti sannoche autenticità e falsità non sono opposti, ma areemolto contigue. Finché rimarrà spettatore il capitanoWiesler avrà una terribile paura dell’irregolarità erimprovererà il collega che gli dà il cambio nellapostazione di ascolto: “Maresciallo…. è in ritardodi 4 minuti… “; “Mi scusi compagno capitano, ma ho trovatotutti semafori rossi!…”. Ma quando sarà preso dall’amoreper quella storia a cui oramai partecipa, l’irregolaritàsarà cercata, l’errore e l’ignoranza le benvenute: “a menon pare proprio che si stiano occupando di una commedia!”.L’intuizione del collega che con lui condivide il compito rischiadi sospendere il gioco nel quale il capitano Wiesler si èappena immerso. Wiesler sa (sente) che quel gioco potràcontinuare solo se saprà giocare la propria parte assumendosila responsabilità del rischio; altrimenti non sarà piùun gioco, ma l’ennesimo compito: “Maresciallo…. stia attento…non decida anticipazioni e non faccia deduzioni… questo spetta aisuperiori… stia attento!”

 

L’interessante della storia èche sin dall’inizio fra il capitano e lo scrittore GeorgDreyman accade qualcosa che, negli incontri conosciamo bene e cheriguarda questa particolare forma di amore. Ovvero la sensazioneconfusa che l’altro ha qualcosa che ci riguarda e che, per questo,lo colloca potentemente nel dominio della nostra curiosità,del nostro interesse. Il colonnello Anton Grubitz non ha alcuninteresse per Georg: “Se tutti fossero come lui… io non avrei dalavorare!”, mentre il capitano Wiesler va oltre l’aspettoapparente e ne registra immediatamente una certa forma di seduzione:“Eppure a me sembra un tipo che non mi convince… è uno diquei tipi di cui direi ai miei allievi di non perderlo d’occhio!”.Il punto è questo: perché non si deve perderlod’occhio? In fondo l’occhio segue sempre oggetti d’amore eanche questa volta. Ma questa volta l’occhio non si accontentaperché ciò che accade lo riguarda, intimamente: “…la bellezza è ciò che l’occhio riscopre nel mondo eche la mente conosce già” (Pamuk, 1998, 298).

 

Molti pazienti (anzi: ogni paziente adun certo punto del percorso di cura) ci chiedono quale è ilnostro autentico interesse per loro, oltre quello dovuto al mestiere.Sono i momenti fondamentali dell’analisi o delle terapie; momentiin cui è possibile proporre che noi stessi siamo spinti da unaparticolare forma di amore verso qualcosa che noi stessi non abbiamoe non conosciamo e che il lavoro analitico ci permette di vedere nelpaziente. Non si tratta di particolari soluzioni concrete di vita(quelle sono importanti, ma vengono ovviamente dopo…), ma si trattadi osservare come, lentamente, se le cure procedono bene, il mondodei pazienti diventa sempre più ampio: compaiono nuovipersonaggi e se la scena si amplia compariranno la paura, la rabbia,il tempo, i percorsi… Per me essere analista significa curare condiscrezione e attenzione una particolare forma di curiositàper le vite degli altri perché – come ad un certo puntoscopre il capitano Wiesler – le vite degli altri hanno semprequalcosa che ci manca e che ci riguarda. Per questo, senza che ilprotocollo lo richieda Wiesler andrà una seconda volta nellacasa solo per sfiorare con la mano nuda l’angolo del letto dove sicompie l’amore e prenderà le poesie di Brecht dallascrivania di Georg, perché improvvisamente lui èdiventato Georg e potrà amare Christa-MariaSieland: “dov’è il libro di poesie di Brecht?” non so… come si chiama il libro? “Poesie di Brecht”. A questopunto, che l’amore è esploso, che differenza fa che il librolo stia leggendo Wiesler e non Georg?. Sin dall’inizio gli analistihanno capito che la specificità del loro lavoro sarebbe stataquesta e, piano piano e con molta fatica ed incidenti di percorso,sanno sempre più che ciò che spaventa Wiesler e ciòche poi lo vince sono i due poli della posizione dell’analista nelcampo analitico: la distanza e l’amore. Il film coglie qualcosa dipiù, ovvero che l’amore non è un portatodell’analista, ma una sua “disponibilità potenziale” chesolo il paziente dovrà attivare e l’analista (purtroppo –o per fortuna- quell’analista) metterà, se ne saràcapace, a disposizione del processo dell’analisi da cui entrambi iprotagonisti usciranno trasformati.

Il capitano Wiesler è preso dalvortice dell’amore; il gioco è eccitante e perde quelfragile lembo di rigida identità che fino a quel momento lodifferenziava dal mondo e lo teneva salvo. Per questo cominceràa falsificare le registrazioni: non è una decisione, ma unanecessità che ti precede e ti si impone. E’ il rischio diogni processo di cura e gli analisti sempre più sono capaci diriconoscere che a vari livelli è impossibile esserne immuni edè proprio questo riconoscimento del limite che, a mio parere,li rende più credibili e vicini ai loro pazienti. Capisco oraperché, uscito dal film, mi si è imposta nella mentela lettera, ricevuta qualche giorno prima, di una paziente che a suotempo – sono passati diversi anni – sentivo di non riuscire adaiutare: “…le voglio bene ma solo ora la vedo per quello che è:una semplice persona che non serve alla mia vita e né io allasua, ma serve a imparare cosa lasciare”.

 

Penso che il film parli delle distanzeche alcune volte si riducono a tal punto che i confini diventanoconfusi ed indistinguibili: Wiesler semplicemente non riusciràa mantenersi fedele alla dottrina della Stasi. Il suo cambiamentosarà nel senso di essere diventato più buono? Non lo soe non so se il film abbia una sua idea su questo. So che Wiesler ècambiato, perché vive una particolare forma di amore che, adun certo punto lo identifica con Krista, ma la Krista che nontradisce. Forse per questo Wiesler salverà il suo uomo dallaStasi e porterà via la macchina da scrivere. Wiesler oramai siimmola al dato che il processo di amore non si interrompa ed èlo stesso processo che porterà alla caduta del muro. Però,a differenza di quanto succede nelle cure, lui non sapràrecuperare la distanza da quello che non era un oggetto solo reale,ma era in gran parte un importante fantasma.Gli analisti, infatti, sanno che il problema è quando percurarci diventiamo ciò di cui ci stiamo occupando: unaparticolare e diffusa forma di amore che da sempre fa male all’amatoe all’innamorato: “Il sultano era così smisuratamenteaffezionato a sua figlia … da dichiarare guerra ai principi e agliscià vicini che mandavano gli ambasciatori a chiederne lamano” (Pamuk, 1987, 267). Wiesler dopo la morte di Kristanon ha più motivo di vivere ed accetta serenamentel’emarginazione dalla DDR e dalla Germania unificata. L’amore hasconvolto la sua vita e per sempre. Forse solo la dedica del libro loriporta nella zona di Krista perché Georg lo ringrazieràriconoscente. Ma quello che era il freddo capitano Wiesler, orapostino, non sa più abbandonare l’oggetto d’amore che l’hacambiato e lo imprigiona: “Faccio un pacco regalo?”; “No… loprendo per me!” 

 

“Perché ciòche si salverà non sarà mai quel che abbiamo tenuto alriparo dai tempi,

ma ciò cheabbiamo lasciato mutare, perché ridiventasse se stesso in untempo nuovo”

(Baricco, Repubblica,21 10 06, pp. 18-19)