Precious

Lee Daniels, USA, 2009, 109 min

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Commento di Fiorella Petrì

Ispirato al romanzo Push. La storia di Precious Jones della scrittrice e poetessa newyorkese Ramona Lofton, conosciuta con lo pseudonimo Sapphire (Rizzoli, 1997), il film di Lee Daniels, ha come protagonista una sedicenne di colore, Claireece "Precious" Jones la cui obesità ci comunica da subito l’estremo disagio.
Il suo corpo mostruoso denuncia il degrado, la violenza, la perversione di cui questa adolescente è stata vittima. Si tratta di un corpo dilatato che cattura lo sguardo suscitando angoscia. Ben presto scopriremo che l’eccesso del suo corpo è rappresentazione della mostruosità dell’abuso e dell’incesto.
I primi piani sul cibo repellente in cottura, la voracità di Claireece, il suo esclamare "ho fame", ci fanno intravedere con forza la voragine interna incolmabile, la sua fame di affetto determinata dal degrado delle relazioni parentali in cui è cresciuta.
Quest’ adolescente è ostaggio di una madre violenta, devastante per la psiche perché perversa e abusante sia fisicamente sia psicologicamente; una donna folle, ambigua ed aggressiva che con parole e gesti vessa ed umilia continuamente la povera Preciuos. Ripenso a ciò che scrive Recalcati (2002, 215-216) "(…) l’angoscia dell’obesità è un’angoscia del soffocamento (…) è angoscia del troppo pieno, del troppo di oggetto, poiché in questo eccesso di presenza, in questo troppo di oggetto il soggetto finisce per sparire, per sentirsi inghiottire."

Il film è ambientato nel 1987 nell’afro-americana Harlem (realtà che Lee Daniels conosce bene perché lì è cresciuto e da lì si è sdoganato grazie alla scrittura e al teatro) di cui, con poche, ma sapienti inquadrature, il regista denuncia tutto il degrado e la miseria. Efficaci sono anche le riprese nell’appartamento sordidamente squallido in cui vivono Claireece e la madre (la bravissima Mo’nique vincitrice del Premio Oscar 2010 come miglior attrice non protagonista). Il regista ci mostra quel troppo di realtà e di concretezza che può paralizzare il pensiero. La storia può sembrare assurda perché le regole più elementari, quelle dell’amore di una madre e di un padre per un figlio, vengono sovvertite in odio e amore incestuoso. Sovvertimento che ricorda la famosa confusione delle lingue tra adulti e bambini di cui parla Ferenczi per cui il bambino, che dovrebbe essere oggetto di tenerezza priva di ambivalenza, può diventare bersaglio passivo della passione erotica dell’adulto che gli devasta la psiche gettandolo in uno stato confusivo che minerà seriamente la sua capacità di pensare. La passione per la matematica che coltiva Claireece possiamo intenderla, allora, come il suo bisogno di mettere regole e ordine nella sua vita; assistiamo, però, a un paradosso: Preciuos bravissima in matematica, riesce a mala pena a leggere e scrivere.
Nei momenti più drammatici Claireece si rifugia in una sorta di allucinosi con fantasie grandiose di successo e popolarità – in cui la vediamo esibirsi in abiti da soubrette come cantante, indossatrice, diva di un video per Mtv – fantasie consolatorie per compensare il suo sentirsi niente. Inteneriscono i momenti in cui immagina la madre e il professore di matematica dirle un semplice, ma per lei impossibile, "ti voglio bene"; oppure quando, specchiandosi, vede riflesso nello specchio, un corpo altro, diverso; un corpo normale, un corpo di donna ideale: magra, bionda e bella, fantasia illusoria dettata da un desiderio tristemente irrealistico.
Il suo sguardo intenso, sofferente e vivace allo stesso tempo, ci avverte, però, che nella massa di grasso inerte è rimasta sepolta una bambina che non ha perduto, nonostante tutto, la speranza di riscattarsi. Significativo a questo riguardo è anche il suo guardare in alto mentre cammina per la strada. Vediamo Precious continuamente cadere e rialzarsi. La sua forza sta nel saper cogliere e utilizzare le occasioni riuscendo a suscitare nell’altro una risposta d’aiuto e solidarietà. E’ grazie all’incontro con delle figure protettive (l’assistente sociale e un’appassionata insegnante) che la ragazza impara a trasformare il suo disagio, le emozioni grezze in parole e riesce a svelare così l’atroce verità: di essere stata per anni abusata dal padre, aver avuto da lui una figlia down ed essere nuovamente incinta. Commuove e riempie di rabbia il suo dire tra le lacrime: "Mi prometteva che mi avrebbe sposato", come se il suo tempo interno fosse fermo ai tre anni in cui è vivo il desiderio di realizzare la fantasia innocente di sposare il proprio padre.
"Scrivi! Scrivi!" è l’incitamento dell’insegnante, e Precious, quasi analfabeta, scopre la capacità auto terapeutica del pensare e del raccontarsi, riuscendo finalmente a mettere una distanza per poter guardare i traumi e le loro conseguenze. La relazione con queste due donne che, con la loro empatia e la loro affettuosa attenzione, offrono a Preciuos la possibilità di fare esperienza, per la prima volta, di un calore sconosciuto, costituiscono i primi scambi costruttivi tra lei e un adulto con cui iniziare a sanare l’immagine di sé ferita. Assistiamo così, attraverso la nascita del suo bambino anche alla sua difficile nascita psichica come madre e come persona.
Credo che questo film rappresenti un’occasione per chi non ha mai lavorato in comunità con adolescenti a rischio, o con bambini abbandonati, di aprire una finestra sulla straordinaria capacità, che hanno questi ragazzi, di trasformare in risorsa una relazione affettiva significativa.
Cosa possiamo immaginare? A cosa ci rimanda il titolo del film? Preziosa è, secondo me, la capacità di amare la vita nonostante le brutture che la vita può riservare, prezioso può essere l’incontro con l’altro, preziosa è la maternità, quando prendersi amorevolmente cura dei propri bambini diventa, come per Claireece, l’occasione per curare la bambina abbandonata dentro di sé.

Note

Recalcati M. Clinica del vuoto. Franco Angeli, Milano, 2002
Negli Stati Uniti gli anni ottanta sono gli anni dell’amministrazione Regan che, giudicando negativamente tutte le forme di assistenzialismo statale, tentava drasticamente di ridurle compreso il Welfare Queens che permetteva a molte donne americane di vivere solo di sussidi statali come la madre di Precious.


Dicembre 2010