Spider


David Cronenberg, Canada-USA, 2002, 98 min.

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commento di Franco De Masi

Il film Spider  di David Cronenberg   è
tratto dal romanzo omonimo dello scrittore Patrick McGrath (1990); narra la
vicenda di un paziente schizofrenico, soprannominato Spider dalla madre, che,
dimesso da un ospedale psichiatrico dopo venti anni di ricovero, viene inviato
ad un pensionato per ex degenti.

Quando esce dall’ospedale  per tornare alla vita normale, Spider è
intimidito, ritirato e diffidente verso il mondo che lo circonda; si muove come
uno zombie, come se non avesse alcuna consapevolezza di sé e degli altri. Il quartiere dove si trova  il pensionato  in cui deve vivere  è lo
stesso della sua infanzia, alla periferia della città. Egli può così rivedere
la casa dell’infanzia, il canale con il gasometro, il piccolo orto, il pub
frequentato dal padre.

La ricostruzione del suo passato  è centrale per lo sviluppo della vicenda del
film. Tutto ciò che vede  fa ricordare a
Spider qualcosa della sua infanzia.

I suoi ricordi ci dicono che aveva una
madre buona, ma trascurata e disprezzata dal padre. Costui, invaghitosi di una
prostituta, finisce per uccidere la moglie che lo sorprende con l’amante. Dopo l’assassinio Spider deve convivere
con la matrigna, un’estranea interessata solo alla sessualità e all’alcol  che  
lo tratta in modo volgare.

Spider "sa" che il padre e
l’amante hanno assassinato la madre, e teme anche per la sua vita. L’odio per
la donna e la paura di fare la stessa fine della madre lo  spingono 
ad uccidere con il gas la matrigna.

Lo spettatore prende emotivamente  la parte di Spider,  orfano alle prese con una matrigna e con un
padre violento e assassino,  arrivando a
pensare che anche la malattia mentale che lo ha portato al ricovero possa
essere derivata dal trauma per la perdita della madre e dall’infame legame del
padre con la  prostituta.

Gradualmente, invece, appare chiaro che
il ricordo del passato, invece di ristabilire la verità, ha portato Spider a
confonderla    con la fantasia. La direttrice del pensionato, donna
distante e autoritaria, prende, infatti, 
le fattezze della matrigna  
spingendo Spider a uccidere di nuovo.

Il film si chiude quando  Spider, che si appresta ad assassinare la
donna mentre dorme,  è interrotto dal
brusco risveglio della vittima  e rivede
le immagini del passato: da queste risulta evidente che egli aveva ucciso la
madre  percepita come  "matrigna". Solo alla fine  lo spettatore può capire che nel film il passato (che il paziente
non ricorda, ma "vede") gli è stato presentato  nella 
sua versione delirante.

L’immaginazione delirante aveva
trasformato la madre in una persecutrice  
da eliminare, mentre ora diventa chiaro che la psicosi, modellata sul
falso ricordo adolescenziale, ha invaso nuovamente la mente di Spider.  Il film 
finisce con il protagonista che 
viene ricondotto nuovamente in ospedale.

Possiamo ora tentare di ricostruire la
vera storia di Spider. Egli ha commesso un crimine, ha ucciso in
uno stato di confusione delirante la madre e pertanto, dopo essere stato per
venti anni in un ospedale psichiatrico, viene dimesso. Apparentemente sta
meglio, c’è stata una remissione spontanea, ma la psicosi non è stata curata.

Spider è stato un  bambino che 
ha vissuto l’infanzia in un mondo di fantasia e in uno stretto  rapporto privilegiato con la madre che,
lasciando trasparire continuamente le manchevolezze del marito,  lo ha fatto 
sentire ideale.

Quando 
i genitori tornano  a stare
insieme (il padre smette di frequentare il pub e comincia ad uscire con la
madre), Spider comincia non solo ad odiare segretamente la coppia dei genitori,
ma trasforma la madre in una donna cattiva e sessualizzata. 

Fino al momento in cui uccide la madre,
Spider è stato un bambino che ha dissociato l’aggressività: non ha mai
protestato né ha  litigato e non ha mai
avuto amici. Alla fine l’aggressività dissociata  diventa violenza criminale e spinge Spider, in un delirio di
disconoscimento, all’omicidio.

Ho riassunto la vicenda del  film di Cronenberg perché descrive con
straordinaria intuizione le ragioni del ripetersi della crisi psicotica. 

Spider è stato    dimesso dallo staff medico perché non delira. Non è guarito, ha
solo dimenticato (o dissociato) la crisi. Si potrebbe pensare che
l’essere contenuto nell’ospedale psichiatrico, nell’isolamento e con
l’ergoterapia, lo teneva lontano da stimoli deliranti e, pertanto,  lo faceva apparire senza sintomi produttivi. Tornato nel luogo della sua
infanzia, i ricordi del
passato (e della crisi pregressa)  fanno riemergere intatto il delirio. 

Spider torna ad essere psicotico proprio
perché  ricorda. Non ha una memoria di sé; il passato
personale è stato espropriato dalla malattia schizofrenica che, ora,
riattualizza il delirio.

L’atto del ricordare non si differenzia
da quello del rivivere la crisi e, per questo motivo, anche lo spettatore è
indotto a prendere per vera la realtà delirante. Al
culmine del delirio, la direttrice autoritaria del pensionato, collegata associativamente
alla madre cattiva del passato, fa emergere ancora una volta in lui il ragno
velenoso e cattivo.   

La vicenda drammatica del film raggiunge
l’acme quando la natura delirante dello stato mentale di Spider appare con
chiarezza allo spettatore. 

Il riconoscimento dello stato di malattia
e il ritorno in ospedale bloccano, almeno temporaneamente, la devastante azione
della ragnatela mortifera della psicosi. La vicenda di Spider  aiuta a capire perché spesso la guarigione
dalla psicosi è solo apparente. Nelle terapie di questi pazienti
assistiamo  di frequente a remissioni
anche di lungo periodo  seguite, prima o
dopo, da nuovi episodi psicotici. La ragione di queste ricadute non è molto
chiara, ma è sicuramente legata alla modalità con cui è avvenuta la remissione
della crisi.

Superato l’episodio acuto, anche in virtù
della terapia farmacologica, il paziente torna 
al funzionamento mentale che aveva prima di ammalarsi, spesso con alcune
limitazioni evidenti. Ma  tutte le
condizioni che hanno favorito il primo break-down rimangono inalterate.

Si ha l’impressione che il miglioramento
clinico sia avvenuto senza  una
trasformazione profonda della struttura mentale del paziente. Il delirio
ha  aperto un sentiero che rimane pervio
e verso il quale, prima o poi, il paziente finirà per incamminarsi di nuovo.

In altre parole,  la psicosi ha subito un arresto ma  non 
sono state eliminate le cause che mantengono attiva l’inclinazione del
paziente ad ammalarsi ancora una volta.

Per "guarire" il paziente ha
ricostruito una pelle psichica che lo tiene apparentemente unito, ma rimane
sempre una persona "bidimensionale" che può sempre
destrutturarsi  di fronte ad impatti
emotivi particolari. In sintesi: nel corso della remissione la
malattia è dissociata dalla coscienza e viene messa in un luogo dove giace
dimenticata. Da tale memoria dissociata la psicosi
riemerge non appena si ricreano le
condizioni sufficienti alla sua ripresa.

È come se l’episodio psicotico si
esaurisse lasciando uno stampo riproduttivo che è sempre in grado di
ricostruire rappresentazioni deliranti simili a quelle originarie. Gli elementi
secondari possono variare, ma la configurazione di base del delirio rimane
identica.