Sanpa. Luci e tenebre di San Patrignano – Commento di A. Moroni

Sanpa. Luci e tenebre di San Patrignano - Commento di A. Moroni

Autore: Angelo Moroni

Titolo: “Sanpa. Luci e tenebre di San Patrignano”

Dati sulla docu-serie: regia di Cosima Spender, sceneggiatura di Gianluca Neri, Italia, 5 episodi, 2020, Netflix

Genere: documentario, drammatico

 

 

 

 

 

 

La docu-serie “Sanpa”, scritta da Gianluca Neri e diretta da Cosima Spender, appena uscita sulla piattaforma Netflix, è la storia della fondazione della comunità terapeutica per tossicodipendenti (così si chiamavano allora) di San Patrignano da parte di Vincenzo Muccioli. La regista ci mostra come, nel corso del tempo, questa comunità si sia trasformata in una “Istituzione Totale” caratterizzata da una deriva autoritaria che ha minacciato dall’interno l’intero gruppo dal quale era costituita.

La serie è composta di cinque puntate che portano i seguenti titoli: Nascita, Crescita, Fama, Declino, Caduta. Si tratta di diverse testimonianze, immagini di repertorio, spezzoni di telegiornali e trasmissioni televisive che fa fare un tuffo nel passato a chi ha vissuto in quel periodo e conoscere un pezzo di storia a chi non può ricordare.

Il documentario ha innanzitutto il pregio di essere una ricostruzione dettagliatissima della parabola di  Muccioli, vero “padre-padrone” di San Patrignano, diventato, a cavallo tra gli anni ottanta e i novanta, uno dei personaggi più famosi e controversi sulla scena politico-sociale italiana. Sostenuto finanziariamente dagli imprenditori milanesi Gian Marco e Letizia Moratti, Muccioli nel 1978 progetta la costituzione della comunità, a partire da un casolare situato sui colli riminesi, che i suoi genitori donano a lui e alla giovane moglie negli anni Settanta. La regista siciliana Cosima Spender sa rendere con efficacia, nelle prime immagini che ci presenta, il sapore bucolico e genuino di questo ambiente rurale e provinciale, da cui ha preso le mosse un progetto che negli anni ha però assunto dimensioni abnormi, con punte di vera grandiosità megalomanica, fino a travolgere il suo ideatore e tutta la sua famiglia. Vengono convocati dalla Spender, come voci di un coro greco, vari ex-ospiti di San Patrignano, in particolare gli appartenenti al “cerchio magico” di Muccioli. È soprattutto Walter Delogu, ai tempi autista personale e guardia del corpo del fondatore, a diventare, di puntata in puntata, una sorta di Io narrante che embrica nel suo racconto tutta la storia della Comunità. Per moltissimi anni legato a Muccioli, Delogu è diventato uno dei suoi principali accusatori relativamente ai metodi violenti utilizzati presso la struttura, che sfoceranno nell’omicidio di Roberto Maranzano, avvenuto nel 1988, da parte di Alfio Russo, fedelissimo di Muccioli stesso. A questo delitto seguiranno poi i suicidii sospetti di alcuni ospiti, tra cui quello della giovane Natalia Berla per defenestrazione.

“Sanpa” non è semplicemente un documentario: la regista è infatti in grado di generare un climax emotivo che sorprende durante ogni episodio, portando lo spettatore a scoprire lentamente molti aspetti oscuri e tragici di San Patrignano, come fossimo di fronte alla trama di un thriller. Naturalmente sappiamo che non si tratta di finzione, e le molte testimonianze e interviste ci riportano sempre alla dura realtà. Tuttavia la narrazione è incalzante, piena di “colpi di scena”, a dispetto della nostra memoria, dal momento che gran parte degli spettatori appartenenti alla generazione di chi scrive hanno vissuto quel periodo e quegli eventi, e molti di loro, me compreso, lavoravano già da tempo in istituzioni psichiatriche o comunitarie durante lo svolgersi degli avvenimenti raccontati nella serie. Molto interessante e ben filmata l’intervista ad Angelo Battistini, riminese, attualmente psicoanalista con funzioni di training della Società Psicoanalitica Italiana, e negli anni novanta CTU del Tribunale di Rimini, che gli chiese una perizia psichiatrica da effettuare su Alfio Russo, durante il processo per il delitto Maranzano. Una suggestiva e insieme rigorosa ricostruzione del quel tragico periodo è descritto da Battistini nel suo libro “Il delitto di San Patrignano” (1995).

La serie, oltre a essere di notevole qualità, è di particolare interesse psicoanalitico poiché consente di osservare l’evoluzione di un gruppo in “assunto di base di dipendenza” (Bion, 1958): Muccioli infatti per molte famiglie di adolescenti e tardo-adolescenti, divenne in quegli anni figura salvifica e fortemente idealizzata, materna e insieme paterna, che ha coagulato intorno a sé speranze messianiche ed emozioni altamente ambivalenti. Proprio questo “assunto”, questo stato psichico illusorio di massa (San Patrignano è arrivata ad accogliere fino a duemilacinquecento ragazzi nel 1994) ha consentito a correnti violente, distruttive, e di natura intrinsecamente delinquenziale e “mafiosa”, di trasformare la comunità in dogma autoritario, fino ad arrivare all’abuso e all’omicidio, mettendo in atto pratiche inadeguate al sostegno dei giovani tossicodipendenti che ospitava. È la dialettica leader-followers, nell’ambito della cura delle fragilità psichiche dell’individuo, e le sue derive gravemente disumanizzanti, ad essere posta in primo piano da questa docu-serie, che credo farà molto discutere nei tempi a venire.  

 

Riferimenti bibliografici

 

Battistini, A., Il delitto di S. Patrignano, Roma, Editori Riuniti, 1995.

Berla, N., Il gelo dentro. Lettere da S. Patrignano, Milano, Rosellina Archinto, 1991

Bion, W.R. (1958), Esperienze nei gruppi, Roma, Armando, 2013.

 

 

Gennaio 2021