Settimana 2

Maria Teresa Palladino

Ed eccoci al secondo incontro con  Giovanni Mari e Sara.

Le prime scene ci introducono subito nel cuore dei problemi sul tappeto che, anche dopo la supervisione con Anna, ci sono un po’ più chiari.

Giovanni, come il suo bagno, è intasato, niente va più giù e sembra ricercare l’aiuto di sua moglie per risolvere il problema (chiama un idraulico, le dice). La moglie appare però distante dal capire a che punto è Giovanni (se un paziente entra in casa che problema c’è? gli chiede) e sembra sentirsi esclusa dal mondo emotivo del marito (il mio tempo è scaduto?, cogliendo il cadere dell’attenzione del compagno) .

Questo è l’incipit che prepara il terreno all’entrata in scena di Sara che arriva subito con aria trionfante, vestita con il camice che lascia intuire la proposta di una relazione che vorrebbe simmetrica. Ed in effetti parte subito all’attacco, mettendo immediatamente k.o. il terapeuta con la comunicazione del prossimo matrimonio con Andrea. Giovanni perde immediatamente l’assetto, così le risponde congratulandosi, la ringrazia per l’invito che lei gli ha rivolto e dandole del tu dà inizio a questo balletto in simmetria che è la marca di tutta la seduta.

In sintesi: Sara lo provoca, lui cade nella provocazione, tenta talvolta di risollevarsi aggrappandosi a briglie che sembrano più di scuola che veramente sentite. A quel punto Sara svela il suo gioco e lo riaffonda. Ed è una sequenza che si ripropone più volte in tutta la seduta.

Non solo, Giovanni sembra lamentarsi, con tutto il discorso sulla malattia da decompressione, del fatto che oggi sembrano interagire ad un livello superficiale,  galleggiare  e non relazionarsi sul piano profondo come nella seduta scorsa, dimostrando così di avere una confusione interna tra profondità del contatto e erotizzazione eccitata che è stata senz’altro il tono dell’incontro  precedente. E accusa Sara di essere lei ad essere risalita  in superfice troppo velocemente….

Su un punto sembrano essere d’accordo: Sara in modo esplicito, Giovanni con una difesa che sembra francamente d’ufficio, entrambi paiono pensare che il matrimonio sia affare noioso, poco eccitante, in cui la sessualità non ha spazio. Questo luogo dove maschi e femmine hanno posti ben differenziati, dove si trovano bambini voraci e tette produttrici di latte che incantano come la cappella Sistina, viene vissuto come una gabbia che fa paura a  Sara e coinvolge appunto solo d’ufficio Giovanni che dice cose anche giuste ma stancamente, senza crederci.

E’ più convinto quando invita Sara a esplorare la sua repentina decisione di sposarsi, sfidandola così inconsciamente a tornare sul terreno del loro rapporto. Ma Giovanni, dopo averla chiamata vicina, si spaventa e scappa portando il discorso lontano, in luoghi del passato, probabilmente con contenuti corretti, ma anche in modo chiaramente difensivo. E Sara si ribella e si rifiuta di essere inserita nella parte stereotipata della paziente innamorata. Vuole evacuare i contenuti proposti da Giovanni ed invadere il suo spazio e chiede di usare il bagno.Giovanni glielo impedisce nei fatti ma non sul piano simbolico così che la paziente, entrando nel privato del terapeuta, gli dice cose che intuiamo essere vere: di come Giovanni si senta (morto, quando lei  lo ha incontrato, un uomo che aveva smesso di vivere) e anche di come percepisca il loro rapporto ( la mia sola presenza qui è bastata a riportarti in vita… e so i pensieri che hai prima di addormentarti con tua moglie).

Sara dimostra di essere in contatto con il suo terapeuta, di avere colto tutto il suo problema, di cui anche noi sappiamo dal colloquio di venerdì con Anna qualcosa di più. Anche se Giovanni tenta disperatamente fino all’ultimo di negare il suo desiderio per Sara, penso che in questa seduta diventi consapevole di quello che di profondamente storto sta succedendo in questa relazione che dovrebbe essere terapeutica e che sta perdendo i connotati come tale.  Direi che gli sceneggiatori sono riusciti a rendere abbastanza bene una situazione di grande sofferenza sia della paziente, chiaramente bisognosa di aiuto (cosa sta facendo agire al suo terapeuta? Quali fumi tossici hanno invaso in passato la sua vita e si stanno riproponendo qui?) che  del terapeuta il quale , in un momento personale molto difficile, non riesce a sottrarsi alle insidie della seduzione della paziente che gli offre quelle conferme narcisistiche che sembrano essere assenti  nel rapporto con sua moglie.

Mi pare particolarmente apprezzabile il modo in cui la vicenda viene rappresentata in questa seconda seduta: si evita la facile scissione rigida in buoni e cattivi e ci viene permesso di avere accesso alla complessità della storiainterna di entrambi i protagonisti. Per un film televisivo non mi pare poco: è stato trovato fino a questo punto un equilibrio non facile da mantenere.

10 aprile 2013