Spinning out. Commento di E. Marchiori, A. Talamini

Autore: Elisabetta Marchiori, Anna Talamini

Titolo: “Spinning out”

Dati sulla serie: creata da Samantha Stratton, una stagione, USA , 2020.

Genere: drammatico

 

 

 

 

“Spinning out” “fa scivolare” lo spettatore nella mente dei giovani protagonisti di questa melodrammatica serie per teenagers, così come loro scivolano, danzano e saltano sul ghiaccio.

La storia è quella di Kat Baker (Kaya Scodelario) promessa del pattinaggio su ghiaccio che, dopo una grave caduta durante una gara, non riesce più a saltare e la sua carriera sportiva è compromessa. In competizione con lei è la sorella minore Serena (Willow Shields), meno carina e con meno talento, su cui la madre Carol (January Jones), ex-pattinatrice a sua volta, punta per un suo desiderio di riscatto personale.

La relazione tra Carol e le figlie è estremamente conflittuale, aggravata dal fatto che la donna è affetta da un disturbo bipolare e non assume regolarmente il litio, per cui tende a “spin out”, andare fuori giri, avere ricadute di tipo maniacale. Kat ha ereditato dalla madre il disturbo e, quando le si presenta l’occasione di superare il trauma e riprendere a pattinare ad alti livelli, rischia di giocarsela – ancora “spin out” –  cadendo nella tentazione di non assumere la terapia, per piroettare più in altro, sentendosi meno inibita.

Questa occasione è l’incontro con un’allenatrice che la convince a pattinare in coppia con Justin (Evan Roderick), un ragazzo piuttosto belloccio e ricco di famiglia che, dietro l’aria da rubacuori, maschera la sofferenza della perdita della madre.

I ragazzi portano i segni di genitori ingombranti e poco sintonizzati su di loro: i conflitti e le sofferenze sono tutte questioni aperte, giochi ancora tutti da giocare. Sono ragazzi alla ricerca di se stessi e del proprio futuro e il loro dolore psichico si dispiega in ogni puntata.

Anche gli adulti sono provati e feriti, incapaci di accettare la loro sconfitta e non in grado di prendersi cura adeguatamente dei propri figli, che “adultizzano” costringendoli ad assumere un ruolo genitoriale nei loro confronti.

Si affronta anche una questione molto delicata e difficile da trattare, quella del disturbo bipolare, della necessità delle cure e del timore di essere stigmatizzati.

La cura da tanti dolori non è solo farmacologica, è esplicitato chiaramente: quello che guarisce è l’incontro, con un partner con cui danzare in coppia, con un allenatore che ha fiducia, con un amico a cui confidare i tuoi problemi e in cui rispecchiarti, con qualcuno che può ascoltarti e capirti.

La serie non è di particolare alta qualità, ma ha il pregio di mettere in scena tutto questo con uno stile leggero e semplice, fino ad essere a tratti didascalico, tuttavia non mai fuorviante e ambiguo. Perfetta dai tredici anni in su, “Spinning out” è da vedere magari con un adulto a fianco con cui confrontarsi, che forse un po’ si potrebbe commuovere.