“Storia di un matrimonio” di N. Baumbach. Recensione di M. Montemurro

Autore: Mirella Montemurro

Titolo: “Storia di un matrimonio” (“Marriage Story”)

Dati sul film: regia di Noah Baumbach, USA, 2019, 136’

Genere: Drammatico

 

 

 

 

 

 

 

 

Someone to hold me too close. Someone to hurt me too deep. Someone to sit in my chair, and ruin my sleep, and make me aware, of being alive, being alive”.

È dentro le note di questa commovente canzone di Stephen Sondheim uno dei messaggi profondi della struggente, meravigliosa e cruda pellicola di Noah Baumbach, regista brillante e ironico, considerato da molti il nuovo Woody Allen.

Presentato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia e disponibile su Netflix dal dicembre scorso, “Storia di un matrimonio” è organizzato su monologhi, duetti e duelli. La sceneggiatura è caratterizzata da un comparto narrativo fluido, la regia e la fotografia sono calde e coinvolgenti. Il parallelismo con “Kramer contro Kramer” di Robert Benton è inevitabile: entrambi i lungometraggi sono caratterizzati da una sceneggiatura profondamente realistica, raccontano storie in cui intere generazioni possono ritrovarsi. A differenza di Benton, Baumbach dedica uno spazio bilanciato alle controparti, assumendo il doppio punto di vista dei coniugi, in un equilibrio che minimizza schieramenti verso l’una o l’altra parte.

Non è la prima volta che il regista affronta il tema del divorzio, argomento peraltro autobiografico, e ha dichiarato: “In “Storia di un matrimonio” ho affrontato la separazione dei miei genitori dal loro punto di vista, mentre ne Il calamaro e la balena lo sguardo era quello del bambino[1]”.

Storia di un matrimonio” è la genesi di una fine. Racconta una storia dove gli irrisolti personali vengono confusi e attribuiti a un rapporto relazionale insoddisfacente portando alla conclusione di un matrimonio, ma non al tramonto di un amore.

Il sipario si apre su una seduta di mediazione familiare: Charlie e Nicole sono invitati a scrivere una lista dei pregi dell’altro; mentre la lista scorre lo spettatore non può immaginare quello che sta per accadere.

Nicole, oramai un’attrice di successo dopo un esordio incerto, madre e moglie amorevole, si sente oggi all’ombra di un uomo/marito/regista. L’incontro con Charlie, vissuto da Nicole come una molla salvifica per riemergere da un periodo depressivo, viene ora da lei letto come la ragione dei suoi mali, è di nuovo insoddisfatta: vorrebbe “un fazzoletto di terra tutto suo”.

Charlie, una infanzia dolorosa, regista di teatro d’avanguardia, geniale e creativo, lavoratore instancabile, padre dedito, marito intermittente. Ritrova nell’amorevolezza e dedizione di Nicole un modo per “sentirsi vivo”, ritrova in lei qualcuno che lo renda aware of being alive.

Lo stato di insoddisfazione e confusione dei protagonisti si protrae tanto da portare Nicole a decidere di separarsi e Charlie ad accettare quasi passivamente la decisione. Colpisce che la decisione venga presa da Nicole proprio nel momento in cui rinuncia a interpretare il ruolo di protagonista in un originale allestimento dell’Elettra di Sofocle, reminiscenza di un rapporto con un padre che rimane opaco nel racconto.

Inizialmente decidono di separarsi con delicatezza, ma lo scenario cambia in modo radicale con l’incontro di avvocati spietati. Inizia la tragedia: alle emozioni dolorose e fisiologiche di una separazione si sostituiscono sanguinose battaglie maniacali. All’interno di queste ultime riemergono in un modo più evidente i fantasmi del passato.

Come sostiene lo psichiatra inglese Henry Dicks[2], le relazioni sentimentali durature sono una sorta di “relazione terapeutica naturale” – intendendolo come il campo delle manifestazioni delle irrisolte relazioni primarie. Tale processo diventa disfunzionale, generando nella coppia una rilevante conflittualità, quando si attiva un sentimento di rivalsa dalla sofferente relazione infantile e si innesca un bisogno di continuare “una vecchia battaglia con un nuovo nemico”. Processo che sembra attuarsi anche in Nicole e Charlie.

Nonostante le scene distruttive si susseguano, in filigrana, per tutto il film, continua a “vivere” l’intimità, richiamata dalle note di Being alive. L’amore non è “morto”, ma oramai è tardi.

 

Aprile 2020

[1] https://www.cinematografo.it/news/la-storia-di-un-matrimonio-secondo-noah-baumbach/

[2] Dicks H.V. (1967). Marital Tensions. Londra: Routledge & Kegan Paul Ltd. Trad. it.: Tensioni coniugali. Roma: Borla, 1992.