Tutto sua madre (Les Garçons et Guillaume, à la table!)

Dati sul film: Regia di Guillaume Gallienne, Francia-Belgio, 2014, 85’

Trailer : 

Genere: commedia

“Non so chi sono, che anima ho”

(F. Pessoa)

Trama.

Originalissima declinazione del delicato tema dell’identità sessuale, quest’opera prima del francese Guillaume Gallienne, proveniente dalla Comédie Francaise, è profondamente autobiografica. Galliene ha fatto tutto: interpretazione, regia, sceneggiatura. È lui l’adolescente protagonista di questa commedia agrodolce, che fa sorridere e pensare. Legatissimo a una madre che lo avrebbe voluto femmina, Guillaume cresce letteralmente con-fuso con la madre, venerata come una dea, considerato ‘finocchio’ dal resto della famiglia (il titolo originale sottolinea la sua differenza con i fratelli maschi quando vengono chiamati a tavola). Vilipeso e preso in giro da tutti i coetanei, Guillaume vaga per l’Europa alla ricerca disperata di sapere chi è, cos’è, un gay o un eterosessuale, un ragazzo o una ragazza, imprigionato in un pingue e femmineo corpo maschile, sentendosi donna. Nella sua solitudine di ragazzo ricco gli viene in aiuto la ricca fantasia che lo vede identificarsi con ogni tipo di donna, dalla principessa Sissi a Sofia, dalla nonna, alle zie e alle amiche. Ci vorranno lunghe peregrinazioni, spesso umilianti e dolorose, tra improbabili collegi e diverse esperienze, perché Guillaume riesca trovarsi, innamorandosi infine di una ragazza e sublimando nell’arte – diventerà regista e autore teatrale – la sua stessa dolorosa vicenda. Differenziatosi infine dalla madre e riconosciuta la sua identità maschile, non le serba rancore né odio ma è, anzi, un inno d’amore e gratitudine quello che infine le rivolge: desiderava assimilarlo a sé per le proprie carenze, ma gli ha trasmesso anche sensibilità e gusto, quella profondità, raffinatezza e introspezione che ne fanno l’artista che è oggi.

Andare o non andare a vedere il film?

Non certamente un capolavoro, ma un piccolo film che segnalo per l’originalità della messa in scena che tratta un tema universale – la ricerca identitaria in un adolescente intrappolato nel materno – in una chiave filmica che gioca attraverso il teatro e la lieve caricatura, il drammatico e la commedia, sfruttando l’abile espediente di avere lo stesso attore-autore nel ruolo di Guillaume e la madre, a rafforzarne ancora di più la confusione e l’identificazione. Guillaume non somiglia alla madre, è letteralmente la madre, con-fuso in lei e bisognoso di assecondarla, emarginandosi da ogni compagnia. Andare a vederlo, sì, gustandosi i mai volgari e banali giochi artistici nel creare i diversi personaggi – le diverse parti del Sé di Guillaume – che il regista mette continuamente in scena.

La versione di uno psicoanalista.

Non tanto nei ridicoli e inutili divani dei diversi analisti che Guillaume frequenta nel tentativo di trovare se stesso, ma nella profonda natura del film, c’è molta psicoanalisi. Il travaglio identitario di adolescenti, spesso maschi, oppressi da madri poco empatiche, che li usano per sopperire inconsciamente alle loro carenze, femminilizzandoli e facendone specchio di se stesse, è una costellazione psichica e familiare non rara, che possiamo incontrare nei nostri studi. Crocevia delicato dal quale può dipendere la definizione dell’identità sessuale, con esiti più o meno travagliati e dolorosi. Nei casì più riusciti, come quello di Gallienne, tale travaglio può sfociare in una matura consapevolezza ed evolvere in un talento artistico. Il tutto è percorso in tono delicato e non giudicante: alcuni dettagli, passaggi, frasi, conferiscono alla vicenda una tenue profondità, a tratti commovente. Finale positivo, ma non trionfalistico: Guillaume, che è un’anima dolce e fine, si congeda dalla madre senza accuse, senza odio, grato per l’eredità di un talento che gli consente oggi, attraverso la sublimazione artistica, di elaborare e aiutare altri attraverso la mise en scène, interna ed esterna, di un conflitto elaborato.

Gennaio 2013