Cultura e Società

Cinema e Psicoanalisi Spoleto 2022 Report di E. Marchiori

25/07/22
Cinema e Psicoanalisi Spoleto 2022 Report di   E. Marchiori

Federico Fellini

8° Rassegna di Cinema e Psicoanalisi: “La vita è sogno. Il sogno è vita. Omaggio a Federico Fellini”, a cura di Claudia Spadazzi e Elisabetta Marchiori

65° Festival di Spoleto Sezione Eventi, Sala Pegasus, 2-3 luglio 2022.

Report di Elisabetta Marchiori 

Il 2 e 3 luglio 2022, presso il Cinema Sala Pegasus, la 65° edizione del Festival dei Due Mondi di Spoleto ha ospitato l’8° Rassegna di Cinema e Psicoanalisi dal titolo “La vita è sogno. Il sogno è vita. Omaggio a Federico Fellini”. Curata da Claudia Spadazzi ed Elisabetta Marchiori, è stata realizzata con la collaborazione e il patrocinio della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) e ha avuto il sostegno dell’Associazione neuroscientifica Italian Psychoanalytic Dialogues (IPD). 

L’idea da cui è nata quest’ultima edizione è stata quella di offrire un riconoscimento, da parte del mondo della psicoanalisi, a un artista che da questo mondo ha attinto tanta ispirazione e attraverso il quale la sua opera è stata esplorata e studiata. 

In occasione del centenario della nascita di Fellini si è assistito al proliferare di eventi nazionali e internazionali celebrativi, sono stati pubblicati libri e realizzati reportage e documentari intorno alla sua figura, che ne hanno esplorato la ricerca esistenziale e artistica sotto molteplici angolature. Attingendo a questa ricca messe di straordinari contributi questo evento, particolarmente ricco e poliedrico, ha voluto offrire la possibilità non solo di assistere alla proiezione di tre film restaurati del Maestro e di quattro tra i più interessanti e coinvolgenti documentari che ne scoprono aspetti inediti o poco conosciuti, ma anche di partecipare a tavole rotonde con registe e registi e con chi, a vario titolo, ha partecipato alla creazione dei film; si sono incontrati con loro non solo psicoanalisti freudiani e junghiani, ma anche giornalisti e esperti del cinema felliniano, alcuni dei quali profondi conoscitori dell’uomo, oltre che dell’artista. Come ospite d’eccezione è intervenuto il poeta Valerio Magrelli, che con Fellini è stato legato da una sorta di strampalata amicizia raccontata con giocosa ironia nel libro “Lo sciamano di famiglia” (Laterza, 2015), contenente settantasette disegni erotici del regista riminese.

L’evento, dopo una presentazione a cura di Claudia Spadazzi, è iniziato con la proiezione del film “La verità su La dolce vita” (2020, 83′) di Giuseppe Pedersoli, produttore alla sua prima esperienza come regista, cui è seguito l’incontro, presentato da Roberto Musella, Segretario nazionale della SPI, con lo stesso Pedersoli e gli psicoanalisti SPI Angelo Battistini, Cinzia Carnevali e Gabriella Vandi, curatori del libro “Federico Fellini. La vita è sogno, il sogno è vita” (Pendragon, 2020). 

Il film, tra fiction e documentario, racconta la tormentata realizzazione del capolavoro che ha vinto la Palma d’oro al Festival di Cannes, ha avuto un’enorme successo di critica e di pubblico, ma anche costi altissimi e ritardi incredibili, creando enormi conflitti tra il regista e i produttori Angelo Rizzoli e Giuseppe Amato. Quest’ultimo era il nonno di Pedersoli e, come lui stesso ha raccontato, i documenti analizzati per ricostruire la vicenda del film e una parte della storia della sua famiglia si trovavano da decenni rinchiusi in scatoloni impolverati. Amato viene ritratto come una sorta di Capitano Achab, che si è giocato tutto, anche la salute, nell’inscalfibile determinazione di portare a termine un film in cui credeva fermamente. Pedersoli, come è stato evidenziato durante la discussione, ha realizzato un’opera che mette in luce la lungimiranza del produttore e la fatica spesa nel concretizzare il sogno di un regista geniale, ma anche volubile e quasi crudele nei suoi comportamenti. Colpisce il phatos che permea l’esistenza di entrambi i protagonisti, mossi da una passione non solo creativa, ma anche distruttiva. Il regista, nonostante l’immaginabile coinvolgimento emotivo, riesce mirabilmente a non cadere nella trappola della retorica e a mantenere il suo sguardo alla giusta distanza, persino quando intervista la madre, figlia di Amato. 

A seguire è stata proiettata la versione restaurata di “La dolce vita” (F. Fellini, 1960, 174′).

Il secondo documentario in programma è stato “Fellini e l’ombra” (2021, 64′), di Catherine Mc Gilvray, dopo il quale si è tenuto il panel che ho avuto il piacere di condurre, cui hanno partecipato la regista, la montatrice Silvia Di Domenico, la animator director Gisella Pennazzi, la giornalista del Corriere della Sera Lilli Garrone e la psicoanalista Barbara Massimilla dell’Associazione Italiana Psicologia Analitica (AIPA), Fondatrice e Presidente dell’Associazione Culturale Eidos che edita dal 2004 la rivista Eidos Cinema Psyche e Arti visive.

Il fulcro dell’opera di Mc Gilvary, nata a Roma ma di origini fanco-australiane, autrice di diversi documentari e del lungometraggio di finzione, “L’Iguana” (2004) è l’esplorazione dell’inconscio creatore di Fellini, delle sue parti oscure e di quelle luminose, attraverso l’incontro con il Dottor Ernst Bernhard, lo psicoanalista junghiano che ebbe nella sua vita un ruolo fondamentale. Lo spettatore viene accompagnato durante tutto il volgesi della storia da Claudia, alter-ego della regista, la quale è invece presente come voce narrante, “voce Anima” che dialoga con l’Ombra. Due sono i personaggi principali che fanno da guida a Claudia: lo psicoanalista junghiano Christian Galliard e Gianfranco Angelucci, collaboratore e amico del Maestro. Alterando sapientemente ai dialoghi con loro e con altri testimoni significativi, fotogrammi di film, fotografie, backstage, scene di fiction e di animazione che danno vita alle immagini del Libro dei Sogni, la visione del film, grazie al sorprendente montaggio, risulta un’esperienza immersiva nell’universo dell’inconscio felliniano. 

Il cast artistico che ha partecipato al panel, tutto al femminile, ha evidenziato come la profondità dell’intesa e dell’armonia creatasi nel gruppo abbia consentito la creazione di un’opera non solo di grande valore artistico, ma che riesce ad aprire alla riflessione su questioni psicoanalitiche che vanno al di là delle frontiere tra i diversi paradigmi della psicoanalisi contemporanea.

La giornata si è conclusa con la proiezione del capolavoro “onirico“ per eccellenza, “Otto e mezzo” (1963, 138′).

La mattina del giorno successivo si è potuto vedere il film “Fellini degli Spiriti” (2019, 90′) di Anselma Dell’Olio, cui è seguita la conversazione, condotta da Claudia Spadazzi, con la regista, lo psicoanalista SPI Francesco Castellet y Ballarà, la psicoanalista AIPA Chiara Rogora e Giorgio Gosetti, giornalista dell’agenzia ANSA, direttore della Casa del Cinema di Roma e fondatore, tra l’altro, de le Giornate degli Autori della Mostra del Cinema di Venezia. 

“Fellini degli Spiriti” risulta tematicamente consequenziale a “Fellini e l’Ombra”, in quanto approfondisce ulteriormente la passione di Fellini non solo per l’inconscio, ma anche per il mistero, l’esoterico, il “mondo non visto”, da cui è profondamente attratto e sedotto. È stato lo stesso Bernhard a fargli conoscere la lettura dei Tarocchi e la consultazione degli I Ching, ma è stato l’incontro con il professor Gustavo Rol, conosciuto per “Giulietta degli Spiriti” che, attraverso i suoi incredibili esperimenti, lo ha convinto dell’esistenza di dimensioni “altre”, che trascendono quella umana. Sono tante le voci che Dell’Olio invita a raccontare il mondo magico di Fellini, dalla cartomante che Fellini chiamava a consulto per redimere i suoi dubbi, alla sensitiva Giuditta Mascioscia, allieva di Rol, dai registi Terry Gilliam, Damien Chazelle e William Friedkin, ai collaboratori e amici più stretti di Fellini fino ad alcuni intellettuali che ne hanno approfondito l’opera. 

 Sono così emersi aspetti sorprendenti e fino ad oggi sconosciuti ai più, della figura del Maestro, di cui si è potuto discutere durante il panel. Durante la discussione è stato rilevato in particolare come Fellini, definito da Gosetti come “il più grande psicoanalista di questo paese”, sia stato angosciato dall’idea della morte e avesse bisogno di una “relazione che cura”, nell’equivalenza tra “essere” e “vivere il sogno”. 

Dopo la proiezione di “Amarcord” (F. Fellini, 1973, 123′), hanno concluso la Rassegna “Fellinopolis” (2021, 80′), di Silvia Giulietti, e il relativo panel, cui purtoppo la regista non ha potuto partecipare, condotto dallo psicoanalista SPI Fabrizio Rocchetto, con le colleghe Ludovica Grassi e Rosa Spagnolo, il giornalista del Corriere della Sera Paolo Conti e Valerio Magrelli.

Questo film mostra il Maestro al lavoro e disvela ulteriori sfaccettature della sua personalità, le più spontanee e autentiche, e le peculiari strade che percorreva il suo processo creativo. Giulietti, con grande maestria, valorizza le riprese che il regista Ferruccio Castronuovo ha girato sui set di Fellini, alternandole con interviste a lui e ad altri amici e collaboratori che l’hanno potuto conoscere a fondo: Lina Wertmüller, Dante Ferretti, Nicola Piovani, Maurizio Millenotti e Norma Giacchero. 

Castronovo, classe 1940, spentosi nel marzo di quest’anno, dal 1975 stringe con Fellini, che di lui apprezzava la discrezione e le capacità tecniche, un legame durato una decina d’anni, durante i quali ha potuto filmare in esclusiva i backstage dei film “Il Casanova”, “La città delle donne”, “E la nave va” e “Ginger e Fred” (in cui recita anche in un piccolo ruolo), da cui Giulietti attinge scegliendone sequenze particolarmente significative cui accosta frammenti di interviste ai personaggi sopra citati. 

Una parte particolarmente toccante del documentario è dedicata ai funerali di Fellini, di cui Conti aveva scritto sul suo giornale e di cui ha raccontato ai presenti in sala, definendolo “una scena felliniana”: il grande artista era morto e aveva trascinato il suo pubblico nella scena che aveva creato. Anche Magrelli ha reso partecipe il pubblico di una serie di ricordi relativi ai suoi trascorsi con l’imprevedibile regista, mentre Ludovica Grassi, autrice di “L’inconscio sonoro. Psicoanalisi in musica” (FrancoAngeli, 2022) ha proposto una sua lettura dell’utilizzo della musica da parte del regista, la cui importanza è ben spiegata dalle parole di Nicola Piovani. 

Le due giornate sono state molto interessanti per l’indiscutibile ricchezza e originalità delle opere proposte, la cui visione è stata valorizzata dalla suggestiva atmosfera della Sala Pegasus, una piccola chiesa medioevale sconsacrata nel centro storico di Spoleto, cui è riconosciuto il merito di ospitare il meglio della cinematografia contemporanea. 

La figura di Fellini è stata esplorata approfonditamente sia dal punto di vista artistico sia da quello umano, senza mai cadere in interpretazioni riduttive o saturanti. Ma sono state soprattutto la generosità, la competenza e la partecipazione appassionata degli ospiti a renderle indimenticabili.

Riferimenti bibliografici 

Battistini, A., Carnevali, C. Vandi, G. (a cura di) Federico Fellini. La vita è sogno, il sogno è vita, Pendragon, Bologna, 2020.

Grassi, F., L’inconscio sonoro. Psicoanalisi in musica, Franco Angeli, Milano, 2022.

Luglio 2022

Allegati
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