Cultura e Società

“Che fine ha fatto Bernadette?” di R. Linklater. Recensione di M. Montemurro e S. Mordenti

22/09/21
"Che fine ha fatto Bernadette?" di R. Linklater. Recensione di M. Montemurro e S. Mordenti

Autore: Mirella Montemurro e Sergio Mordenti

Titolo: “Che fine ha fatto Bernadette?”

Dati sul film: regia di Richard Linklater, USA, 2019, 130

Genere: Commedia, drammatico

«Il treno è entrato in stazione. Non ero più molto sicuro della mia avventura quando ho visto la macchina. L’ho abbracciata Molly, con tutto il coraggio che avevo ancora nella carcassa. Avevo una gran pena, autentica, una volta tanto, per me, per lei, per tutti gli uomini. È forse questo che si cerca nella vita, nient’altro che questo, la più gran pena possibile per diventare se stessi prima di morire» (Louis-Ferdinand Céline, “Viaggio al termine della notte”,1932).

“Che fine ha fatto Bernadette?” è un film del 2019 diretto da Richard Linklater. La pellicola, che vede come protagonista Cate Blanchett, è l’adattamento cinematografico del romanzo del 2012 “Dove vai Bernadette?”, scritto da Maria Semple. Non è la prima volta che il regista affronta il delicato tema della maternità; ricordiamo l’acclamato “Boyhood” per cui l’attrice protagonista, Patricia Arquette, ha vinto il premio Oscar.

Inizia con la prospettiva di un viaggio la crisi identitaria che attraversa l’animo di Bernadette: una bella donna di mezza età, ex-talentuosa architetta, moglie affettuosa, madre fin troppo dedita, sino a rappresentare la figlia il centro del proprio mondo, sempre più coartato e ristretto da mille fobie ed ansie nevrotiche, dopo un cocente fallimento lavorativo.

La figlia Bee è una brava ragazza, in procinto di trasferirsi nel Connecticut per frequentare il college Choate Rosemary Hall, come prima di lei avevano fatto i genitori; la ragazzina è sinceramente innamorata della madre, e si sente costretta a doverla proteggere per le sue fragilità, provando risentimento verso il padre, marito assente. Bee, dopo aver superato brillantemente l’esame di terza media, chiede ai genitori come premio un viaggio insieme in Antartide.

La prospettiva del viaggio e la prossima separazione dalla figlia destabilizzano Bernadette; la conducono verso un percorso interno doloroso, carico di elementi malinconici e depressivi. L’Antartide appare come luogo interno inesplorato da cui ripartire per riprendere la “rotta”. In Bernadette, nonostante le iniziali remore e paure, cresce il desiderio di approdare fisicamente in questi luoghi; come sosteneva Lingiardi nel suo libro “Mindscapes” (2017, pag. 23): «Il nostro rapporto con il paesaggio non si esaurisce nello sguardo e nella contemplazione. Implica il corpo e la sua partecipazione sensoriale, si carica di affetti e memoria e diventa elemento di identità». Il viaggio in Antartide si trasforma in una vera e propria missione, acquista la valenza di un «cambiamento catastrofico» (Bion, 1965) attraverso il quale poter svestire i protettivi sintomi nevrotici sino a rivelare il tormentoso vuoto d’intimità. Una volta giunta in Antartide Bernadette, rimasta sola e smarrita, alla ricerca di una sé stessa allontanata e dimenticata, fa un incontro con una sconosciuta, forse un alter ego sconosciuto in grado di risvegliare la sua coscienza disorientata. Un catartico “Virgilio” che indirizza Bernadette alla riscoperta di sé stessa. La sconosciuta pone una semplice domanda degna però di una sfinge: «E tu chi sei?», alla quale Bernadette risponde: «Buffo… me lo stavo chiedendo anche io. Sto pensando di essere un fantasma su di una nave fantasma in una terra fantasma». È questo il vero inizio del viaggio verso la scoperta ed il rinnovamento che permette alla donna di riallacciare i fili interrotti nel passato, con il desiderio e l’emozione, sino alla riscoperta della propria capacità di “giocare” creativamente con la vita.

Bibliografia

Bion W. R. ( 1965). Trasformazioni. Armando, Roma, 1979.

Céline L.F. (1932). Viaggio al termine della notte. Corbaccio, Milano, 2011.

Lingiardi V. (2017). Mindscapes. Psiche nel paesaggio. Raffaello Cortina Editore, Milano.

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