Cultura e Società

“Ferro” di B. Tufarulo. Recensione di G. Mattei

26/07/21
ferro_poster3.jpg

ferro_poster3.jpg

Autore: Giorgio Mattei

Titolo: “Ferro”

Dati sul film: regia: Beppe Tufarulo, Italia 2020, 77’, Amazon Prime

Genere: documentario

Tiziano Ferro è uno dei più grandi cantanti italiani, è quindi inevitabile accostarsi al documentario a lui dedicato avendo in mente la sua voce straordinaria, in grado di arrivare dritta al cuore.

Tuttavia, fin dai primi istanti la sorpresa è forte: infatti, è chiaro che il documentario non ci condurrà solamente sul palco, durante un concerto del cantante di Latina, o dietro le quinte dello spettacolo. È un altro tipo di percorso quello in cui ci accompagna Tiziano Ferro, e ha a che fare con la sofferenza e la dipendenza da alcool.

Sono molti altri i temi importanti che questo documentario affronta: il bullismo, il rapporto con il corpo e l’alimentazione, la diversità, la famiglia e la musica. Tuttavia, forse è l’alcolismo e le tematiche connesse alla dipendenza a renderlo particolarmente interessante, avendo in mente le riflessioni di McDougall (2004).

La storia di Tiziano Ferro condensa la sofferenza che può essere correlata al successo, che Pier Paolo Pasolini, in un’intervista di Enzo Biagi” (1971), definiva “l’altra faccia della persecuzione”. A renderlo tale è probabilmente il vissuto di isolamento che spesso lo accompagna, e che lo accomuna alla dipendenza.

Per questo, i gruppi di auto-mutuo aiuto hanno determinato una svolta nella vita di Tiziano Ferro. Prima di allora nemmeno le sue condizioni cliniche lo avevano convinto a smettere di bere; la vita, il successo e il lavoro procedevano e questo lo portava a dirsi “non sono un alcolista, ho il controllo”. L’incontro con altre persone nelle stesse condizioni è stato fondamentale, come la frase detta da una donna in occasione di uno dei primi incontri: “Stai facendo una cosa coraggiosa.”

In “Ferro”, la dipendenza da alcool interseca il tema dei luoghi: Latina, Milano, Los Angeles, Sanremo. Il racconto comincia a Milano, alla fine del 2019, in occasione dell’uscita del nuovo disco, Accetto miracoli. Poi si sposta a Los Angeles, dove il cantante attualmente vive con il marito, Victor Allen. Un ulteriore spostamento conduce a Sanremo, in occasione della settantesima edizione del Festival della Canzone Italiana, nel corso del quale ha presenziato a tutte le serate. Infine, Latina, la città dove tutto è cominciato alla quale Tiziano Ferro dedica parole intense: “La provincia o ti intrappolata o ne esci fuori… se ne esci fuori sei sicuramente più forte. Forte soprattutto perché te la porti dentro, la provincia (…). Latina per me è questo. La musica è partita da qua”.

La provincia è un luogo di appartenenza, in cui si abita emotivamente, diverso dal luogo di residenza. Al riguardo, Bolognini (2006, 71) scrive che “il luogo di appartenenza può essere raffigurato come una rete, una grande rete di legami invisibili, di fili affettivi che uniscono ogni persona alle altre che sono per essa significative (i congiunti, gli amici, i colleghi) in modo magari poco appariscente ma tenacissimo”. Ognuno ha il suo luogo di appartenenza, e tende a rivisitarlo nel tempo: facendovi ritorno, come Ulisse; oppure nei sogni, di notte; o ancora attraverso l’arte, come la musica. Perché è nella dimensione nostalgica del ritorno al luogo di appartenenza che si riscoprono le radici della propria identità.

Questi concetti sono raffigurati nel dipinto Il paese dorme e sogna di Gino Covili (1997), in cui il pittore di Pavullo, in provincia di Modena, ha ritratto il suo paese osservandolo con gli occhi della memoria; dunque il suo luogo di appartenenza, addormentato sotto una spessa coltre di neve e illuminato dalla luna, alta e splendente nel cielo sopra l’Appennino.

L’arte ci consente di rappresentare i nostri luoghi di appartenenza, i nostri riverberi nostalgici, il substrato della nostra identità, ma anche le angosce che scaturiscono dentro di noi, in grado di contaminare le relazioni e sfociare nella dipendenza da alcool (Winnicott, 1971; Arieti, 1979; McDougall, 2002). Allo stesso modo, il documentario dedicato a Tiziano Ferro ci dà la possibilità di avvicinare le difficoltà connesse alla cura delle dipendenze, mostrandoci che nella vita è possibile cadere, ma soprattutto è possibile rialzarsi, ritrovandosi così più forti di prima. Temprati, come il ferro.

Riferimenti bibliografici e sitografici

Arieti, S. (1979). Creatività, la sintesi magica. Il pensiero scientifico, Roma.

Biagi, E. (1971). Intervista a Pier Paolo Pasolini. In: “Terza B facciamo l’appello”, programma di Enzo Biagi con la collaborazione di Maurizio Chierici. Disponibile al seguente link: http://www.teche.rai.it/2017/03/enzo-biagi-e-pierpaolo-pasolini-un-confronto/ (ultimo accesso: 12 marzo 2021)

Covili G., (1997). Il paese dorme e sogna. Visibile al seguente link: https://www.ginocovili.com/1997_59_ilpaesedormeesogna.html (ultimo accesso: 15 marzo 2021)

Bolognini S. (2006). Il luogo in cui viviamo. In: Bolognini S., Come vento, come onda. Torino, Boringhieri, 2006.

McDougall, J. (2002). Addiction: a psychosomatic solution. International Congress Series 1241, 345-351.

McDougall, J. (2004). L’economia psichica della dipendenza patologica. Psicobiettivo: rivista quadrimestrale di psicoterapie a confronto, 2, 55-71.

Winnicott, D.J. (1971). Playing and reality. Tavistock Publications, London.

Chi ha letto questo articolo ha anche letto…

"Vidblysk" (“Riflesso”) di V. Vasjanovych. Recensione di P. Ferri

Leggi tutto

“Maternal” di M. Delpero. Recensione di V. Marchesin e M. Montemurro

Leggi tutto