Cultura e Società

“Maternal” di M. Delpero. Recensione di V. Marchesin e M. Montemurro

5/10/21
“Maternal” di M. Delpero. Recensione di V. Marchesin e M. Montemurro

Autore: Valentina Marchesin e Mirella Montemurro

Titolo: “Maternal”

Dati sul film: regia di Maura Delpero, Italia, Argentina, 2019, 91’

Genere: Drammatico

Opera prima della regista Maura Delpero, “Maternal” è stato presentato in competizione al Locarno Film Festival del 2019, dove ha ricevuto quattro riconoscimenti. Da allora è stato selezionato in circa ottanta festival internazionali ricevendo più di venti premi tra cui Miglior Film, Miglior Interpretazione, FIPRESCI e il Premio del Pubblico. Alla regista è stato inoltre assegnato il Women in Motion Young Talent Award. Il lungometraggio è uscito al cinema solo lo scorso maggio e ora è disponibile in streaming.

Ambientato a Buenos Aires all’interno di un hogar, istituto religioso che accoglie ragazze madri, un tipo di struttura diffusa in Argentina, paese cattolico che ha legalizzato l’aborto solo recentemente (dicembre 2020). L’hogar è un luogo contraddittorio dove la passione e la corporeità di giovani ragazze, divenute bruscamente madri, convive con la castità delle suore, ligie e devote.

“Maternal” è un piccolo gioiello che affronta il complesso tema della maternità con uno sguardo tenero e allo stesso tempo sconquassante.

Le protagoniste sono tre donne profondamente diverse. Da un lato suor Paola, giovane suora in attesa di ricevere i voti perpetui, appena arrivata nella struttura, carica di amore spirituale, dall’altro Fatima e Luciana, ragazze madri con alle spalle esperienze traumatiche.

Luciana è una madre adolescente, è nell’istituto con sua figlia Nina di quattro anni. Le scritte sullo specchio (“I love”, “mas bueno quel el pan”), i cuoricini disegnati sui muri, la ceretta rimediata con lo scotch ben rappresentano la mente adolescente abitata da Luciana. La ragazza, inconsapevole della responsabilità di essere madre, ripudia qualsiasi dipendenza, rinnega il sostegno dell’hogar, si arrabbia con l’amica Fatima perché ha con sé la foto della sua mamma. Come sosteneva Krystal (19789, i traumatizzati rifiutano l’offerta di aiuto per il timore di rivivere esperienze negative, per la mancanza di «un introietto benevolo materno». Il desiderio di Luciana è focalizzato nella relazione con un ragazzo violento, non c’è spazio nella sua mente per la piccola Nina. Luciana non può «ascoltare quanto accade conferendogli un senso» (McDougall, 1978). Poco dopo lascia l’hogar abbandonando sua figlia.

Tutt’altra adolescente si rivela Fatima, madre di Michael e della neonata Isabella. Inizialmente incapace di un contatto emotivo, riesce pian piano, aiutata anche dal contenitore/hogar, a far prevalere dentro di sé il desiderio di relazione. Fatima ritrova nell’hogar un utero arcaico generativo di protezione e amore. Di questo arcaico bisogno si accorge anche il figlio, commovente è la scena in cui Michael le dice: «tranquilla mà, ci penso io a te». Michael è un bambino sofferente, vittima di un rovesciamento dei ruoli, alla costante ricerca di dare forma e senso alla propria situazione familiare.

Centrale è la figura della giovane suor Paola che dimostra da subito una grande sensibilità. Iconica è la scena in cui culla amorevolmente un neonato. Ogden (2005) sottolinea come l’holding evochi l’immagine di una madre: «che con tenerezza e sicurezza tiene tra le braccia il suo bambino». Suor Paola inizia a prendersi cura della piccola Nina, abbandonata dalla madre, sintonizzandosi sui bisogni della bambina come farebbe una madre good enough (Winnicott, 1971). Con la sua capacità di rêverie riesce a ridurre nella piccola il depauperamento del sé cagionato dall’allontanamento materno. Tra le due nasce e si sviluppa un profondo legame che sarà messo in pericolo. Seguiranno scene di fuga turbolente fino a quando suor Paola prenderà una decisione salomonica.

Bibliografia

Krystal, H. (1978). Trauma and affects. Psychoanal. Study Child, 33: 81-116.

Mc Dougall J.(1982), I teatri dell’Io. Illusione e verità sulla scena psicoanalitica. Raffaello Cortina Editore, Milano.

Ogden, T.H. (2005). L’arte della psicoanalisi. Raffaello Cortina, Milano, 2008.

Winnicott, W.D. (1971), Playing and reality. Trad. it.,

Chi ha letto questo articolo ha anche letto…

"Vidblysk" (“Riflesso”) di V. Vasjanovych. Recensione di P. Ferri

Leggi tutto

“Tre piani” di N. Moretti. Recensione di A. Falci

Leggi tutto