Cultura e Società

“Gli adolescenti italiani e stranieri senza accompagnamento alla vita” di Sarantis Thanopulos, HuffPost Italia 29/12/2025

Rassegna Stampa
"Gli adolescenti italiani e stranieri senza accompagnamento alla vita" di Sarantis Thanopulos, HuffPost Italia 29/12/2025

Parole chiave: adolescenza, social media, divieto, proibizionismo, intelligenza artificiale, algoritmi, controllo democratico

Gli adolescenti italiani e stranieri senza accompagnamento alla vita

Sarantis Thanopulos

Il 29 dicembre 2025 su HuffPost Italia, Sarantis Thanopulos riprende il tema del divieto dei social agli adolescenti (legge australiana) e sposta l’asse sulla domanda più scomoda: che cosa accade quando il “bando” convive con l’eccezione dell’IA.

Ne esce una critica del proibizionismo “tecnico” e un invito a pensare (anche clinicamente) la dipendenza come dispositivo culturale e politico, non solo come uso compulsivo.

La recente uccisione di uno studente in un istituto professionale di La Spezia da parte di un suo compagno di classe ha suscitato grande preoccupazione e ha alimentato ipotesi interpretative varie, perlopiù forzate. Come sempre è spuntata fuori la linea securitaria. Sembra che per il governo le tragedie umane siano solo una questione di sicurezza. La proposta di installare nelle scuole dei metal detector o l’invocazione (da parte del ministro Valditara) di una cultura che riscopra il divieto, hanno un carattere fuorviante e creano un clima emotivo teso che aggrava il malessere degli adulti e dei ragazzi. Lo stato di allarme perpetuo sui fatti di violenza (centrato sulla domanda di eliminazione del sintomo piuttosto che sulla comprensione e la cura della malattia) si sposa con la ricerca compulsiva delle cattive notizie (che nei media e nei social “fa mercato”) e crea un connubio forte tra l’aggressività e l’irrigidimento difensivo di tutte le relazioni con la vita.

La comprensione del singolo caso di violenza richiede una approfondita conoscenza dei fatti e la sua generalizzazione attraverso riferimenti generici ai disturbi mentali o alle “differenze culturali” porta solo allo sviluppo di diffidenza e di ostilità verso ciò che ci è diverso. Andrebbero studiate con più attenzione e continuità le caratteristiche che i singoli casi hanno in comune nella loro stretta connessione con i fattori che aumentano o diminuiscono la loro intensità e frequenza.

I dati statistici si riferiscono agli atti di violenza compiuti da minori rubricati come reati e non considerano la violenza sommersa e molto più diffusa che non diventa oggetto di segnalazione. Stando ai dati del Ministero dell’Interno dal 2010 in poi le segnalazioni sono state in costante crescita raggiungendo il punto più alto nel 2015 (32.000 casi) per poi decrescere fino a raggiungere il punto più basso (25.000 casi) nel 2020 (in coincidenza con le restrizioni della libertà di movimento dovute alla pandemia) e ritornare di nuovo nel 2022 al picco del 2015. Nel 2024 le segnalazioni sono state 38.000. 

Da dati raccolti dal Dipartimento della giustizia minorile risulta che tra il 2019 e il 2023 il numero dei minori sottoposti a misure restrittive (rinchiusi in istituti penali minorili e comunità) è stato stabile per aumentare successivamente dal 2023 al 2025 del 36%.  Per la maggior parte degli esperti l’improvvisa escalation delle misure restrittive sia da attribuire al cosiddetto “decreto Caivano” del 2023 che ha fatto del disagio dei giovani un potenziale oggetto di azione penale. C’è chi pensa, invece, che il “decreto Caivano” abbia posto un argine alla violenza con un’intensificazione preventiva della repressione. Questa prospettiva è smentita dal fatto che la violenza nella sua forma più grave, l’omicidio, ha avuto subito dopo il decreto un aumento esplosivo. Secondo la Polizia di Stato dal 2010 fino al 2023 c’era stato un calo degli omicidi commessi da minorenni che sono passati da 23 a 14. Dal 2023 al 2024, in un solo anno, il numero è salito a 35, un aumento in chiara controtendenza rispetto alla diminuzione del numero complessivo degli omicidi passati da 340 a 319.

Un dato interessante è la percentuale dei minori stranieri che commettono crimini. Sia i segnalati sia i rinchiusi negli istituti penali sono di numero pari con quello dei loro coetanei italiani. I minori stranieri commettono, dunque, molti più reati di quelli italiani, visto che rappresentano solo il 10% dell’intera popolazione degli adolescenti, ma i loro reati sono generalmente di minore gravità (anche se sono oggetto di misure restrittive più severe). Tra di loro i più vulnerabili sono i minori non accompagnati. Non integrati nella società, spesso senza fissa dimora e impiego lavorativo, già emotivamente molto disagiati in gran parte al momento del loro arrivo in Italia, sono esposti a scompensi psichici seri e sono facile preda della criminalità organizzata soprattutto quella interessata allo spaccio di droga.

La violenza dei minorenni (registrata come reato o no, conclamata o sommersa) è in innegabile forte crescita e nella grandissima maggioranza dei casi è di segno maschile (solo il 10% degli adolescenti segnalati per vari reati è di sesso femminile). Due indicatori sono utili alla sua comprensione: la coincidenza del suo aumento con l’inizio del periodo post Covid e la sua presenza più diffusa e più disperata tra i minori stranieri non accompagnati.

Gli adolescenti di oggi sono cresciuti nel periodo di grande deprivazione di rapporti affettivi e sociali del Covid. Sono stati esposti in un periodo cruciale per il loro sviluppo all’isolamento fisico e psichico e hanno vissuto in un’atmosfera di diffidenza emotiva nei confronti dell’altro (un virus psichico più devastante per certi aspetti di quello biologico). Si trovano oggi in una società molto più precaria e deregolata di prima, orfani dei punti di riferimento familiari e sociali necessari perché possano creare, sentendoci protetti, lo spazio di sperimentazione dei loro desideri, sentimenti e pensieri che li prepara a un approdo personale alla vita adulta.

I minori stranieri non accompagnati vivono in modo più radicale e molto più sofferente dei loro coetanei la condizione di estraniamento dalla realtà in cui vivono, il loro essere senza passato e senza futuro, il loro sentirsi gettati dal destino in un mondo che non li capisce e non lo capiscono. Il loro vagare tra di noi come fantasmi dà una rappresentazione visibile (per chi vuol vedere) all’ansia del vivere che silenziosamente invade l’animo degli adolescenti. Rende esplicito il loro sradicamento dall’infanzia, che ha reso distante lo spazio degli adulti, il loro cercare appigli, trovandosi in una “terra di nessuno”, in una realtà fatta di artifici che, in fin dei conti, non si discosta dal loro sentirsi visti superficialmente.

I minori non accompagnati, figli di un Dio minore, ci segnalano che la loro condizione sempre di più sottende l’esistenza di tutti gli adolescenti. Ci farebbe bene pensare alla mancanza di attenzione e di cura in cui si è consumata la tragedia in Crans-Montana o ai ragazzi molto danneggiati emotivamente e arrabbiati che invadono i pronti soccorsi pediatrici.

È un fatto preoccupante che sfuma la demarcazione tra gli adolescenti e i giovani, che la transizione restando incompiuta si prolunga nella vita adulta. È un fatto ugualmente preoccupante che l’aggressività contro di sé o contro gli altri può sembrare agli occhi dei giovanissimi un atto di presenza nella vita.

“Gli adolescenti italiani e stranieri senza accompagnamento alla vita” di Sarantis Thanopulos, HuffPost Italia 29/12/2025 Monica Castellini

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