Con la morte di Edgar Morin (1921 – 2026), avvenuta poco prima che compisse 105 anni, si chiude una delle grandi traiettorie intellettuali del Novecento e del nostro tempo. Per oltre un secolo Morin ha interrogato i modi della conoscenza, opponendosi a ogni riduzione semplificante del reale e indicando nella complessità non un ostacolo del pensiero, ma una sua esigenza fondamentale.
La sua riflessione, profondamente transdisciplinare, ha attraversato filosofia, biologia, sociologia, politica ed etica, nel tentativo di costruire un sapere capace di tenere insieme ciò che la cultura contemporanea tende a separare. Al centro del suo lavoro resta l’idea di una conoscenza che non isoli ma colleghi, che sappia riconoscere intrecci, contraddizioni e dipendenze reciproche.
Non a caso tra o termini più significativi del suo lessico vi è reliance, parola da lui coniata a partire da relier e alliance, per indicare la necessità di creare legami tra dimensioni differenti dell’esperienza e del sapere. Un’idea che attraversa tutta la sua opera e che continua a rappresentare una delle eredità più vive del suo pensiero.
Per ricordarlo, la redazione di SPIWEB ripropone questa bella recensione di Paola Ferri, dedicata ai 100 anni del suo fertile pensiero.
Stefania Pandolfo