Cultura e Società

Bisogni Educativi Speciali (Bes) e Disturbi Specifici dell’Apprendimento (Dsa). La Voce della Scuola, 5/4/2024 Intervista ad A. Lucattini

16/04/24
Bisogni Educativi Speciali (Bes) e Disturbi  Specifici dell'Apprendimento (Dsa). La Voce della Scuola, 5/4/2024 Intervista ad A. Lucattini

CHARLIE ENGMANN (CABINET STUDIO 2024 MIART)

Parole chiave: disturbi specifici dell’apprendimento, crescit, sistema scolastico, età evolutiva.

BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI (Bes) E DISTURBI SPECIFICI DELL’APPRENDIMENTO (Dsa). La Voce della Scuola, 5 /4/2024 Intervista ad Adelia Lucattini.

La Voce della Scuola – Salute e Benessere

5 aprile 2024

Introduzione: In questi ultimi anni sono aumentati in modo esponenziale i disturbi che influiscono sull’apprendimento che mettono in difficoltà il sistema scolastico tradizionale e rendono arduo il percorso formativo dei giovani studenti.   In questo articolo, Adelia Lucattini, psichiatra e psicoanalista della Società Psicoanalitica Italiana, descrive il fenomeno e le sfide legate alla crescita che devono affrontare i bambini e gli adolescenti e si pone la domanda se l’ambiente scolastico non possa valorizzare al meglio le capacità di ognuno dando attenzione alla persona e al suo sviluppo.(Maria Antoncecchi) 

BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI (Bes) E DISTURBI SPECIFICI DELL’APPRENDIMENTO (Dsa): QUANDO E COME INTERVENIRE. NE PARLIAMO CON ADELIA LUCATTINI

Intervista  ad Adelia Lucattini di Marialuisa Roscino 

La Voce della Scuola – Salute e Benessere

5 aprile 2024

La scuola italiana, in linea con l’evoluzione pedagogica e didattica degli ultimi decenni, si impegna a promuovere l’inclusione e il successo formativo di tutti gli alunni, tenendo conto delle loro individualità e dei loro specifici bisogni. In quest’ottica, assumono un ruolo chiave i BES (Bisogni Educativi Speciali) e l’identificazione e il riconoscimento effettivo dei DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento). Nell’intervista di oggi analizziamo questi concetti significativi, in particolare nella vita degli adolescenti. L’adolescenza è un periodo delicato per tutti i ragazzi, e le difficoltà scolastiche possono avere un impatto scuotente sull’autostima, sulla motivazione e sulla socializzazione. Nel caso di BES e DSA, si ritiene, pertanto, prioritaria una diagnosi precoce. Ma quando è proprio necessario intervenire? E perché è importante saperne riconoscere le caratteristiche e le differenti tipologie di trattamento? Ne parliamo con Adelia Lucattini, Psichiatra e Psicoanalista Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana componente dell’International Psychoanalytical Association. 

Dott.ssa Lucattini, può delineare un quadro della scolarizzazione in Italia oggi, in relazione ai Disturbi specifici dell’apprendimento?

Negli anni 2008-2013 è stata condotta una ricerca epidemiologica nazionale che ha evidenziato una prevalenza di disturbi specifici di lettura del 3,5% nella fascia d’età 8-10 anni, sostanzialmente omogenea nelle diverse macroaree regionali considerate. Lo studio Inapp del 2023, ha anche rilevato che solo l’1,3% della popolazione esaminata aveva già ricevuto una diagnosi di dislessia e il 2,8%, una diagnosi di DSA.

Gli anni 2018/2019 hanno interessato ben il 4,9%, ossia quasi 300.000 studenti. Nel

2020, sono stati 16.084 gli studenti con DSA iscritti agli Atenei italiani (ossia l’1% della popolazione universitaria). 

Il 41% della popolazione tra 18 e 74 anni ha al massimo la licenza media (17,7 milioni di persone);

I diplomati sono stati il 42% (17,9 milioni di persone);

I laureati, il 14% (6,1 milioni).

Hanno master e dottorati di ricerca il 3% (1,3 milioni). Quindi, il 59% della popolazione non ha la terza media. In base a questo dato complessivo, possiamo ipotizzare che i Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) siano ampiamente sottostimati. Anche al momento, è possibile rilevare esclusivamente la popolazione scolastica con queste caratteristiche dalle certificazioni e dall’applicazione dei Programmi Didattici Personalizzati (PDP). Pertanto, tutti gli adolescenti non certificati, non rientrano nel campione oggetto di questa ricerca.

Può spiegare quali sono le principali sfide che gli adolescenti con DSA affrontano durante il passaggio delle fasi evolutive, dall’infanzia all’adolescenza?

La crescita è un viaggio attraverso queste diverse fasi, durante questo percorso, è naturale sperimentare una gamma di emozioni e sfide che contribuiscono alla formazione dell’identità individuale. La depressione evolutiva rappresenta una componente normale del processo di sviluppo, manifestandosi, sia nell’infanzia, che nell’adolescenza. È fondamentale distinguere tra il malessere esistenziale e la “depressività” che l’accompagna, e la depressione vera e propria, clinica, che necessita un trattamento specialistico. I bambini e gli adolescenti con DSA vanno più facilmente incontro a sindromi depressive, ansia e fobie, più accentuate in caso di diagnosi tardiva (generalmente alle scuole superiori).

L’origine del malessere psicologico è data dalle difficoltà che incontrano a scuola dove di una diagnosi e di una certificazione specialistica, il sistema scolastico richiede delle modalità tradizionali di apprendimento e verifica che non sono adatte a loro. Inoltre, esistono motivazioni psicologiche, personali, inconsce o parzialmente consapevoli, date dal fatto che sanno di avere una particolarità e perciò si sentono diversi. 

Appena iniziano la scuola poi, non sapendo come definire che cosa sia questa particolarità e diversità che riconoscono in se stessi, non di rado «credono» di avere un «handicap».

Quali sono i Disturbi specifici dell’apprendimento attualmente noti e certificabili?

La Legge 8 ottobre 2010, n. 170 riconosce: dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia. Gli altri disturbi che influiscono sull’apprendimento e che danno diritto ad avere un Programma Didattico Personalizzato sono Disturbi da Dispersione d’Attenzione (da farmaci per asma, emicrania, malattie croniche, etc.);

Disturbo di Attenzione e Concentrazione con o senza iperattività (ADHD su base neurologica) con tempi attenzione brevi; Disturbo delle Funzioni Esecutive (principale sintomo difficoltà a memorizzare); Disturbi di Attenzione e/o Concentrazione con Iperattività (secondario a depressione reattiva medio/grave).

Può essere certificata, anche per un breve periodo, qualunque malattia fisica che per la sua natura, per la necessità di cure e controlli medici, per i farmaci assunti o altre motivazioni, possono interferire sulla frequenza scolastica e/o anche sull’apprendimento (in classe o a casa).

Benché ancora non accada di frequente, anche la depressione è certificabile, in quanto si certificano tutti i disturbi correlati alla depressione che sono disturbi di attenzione e concentrazione, agitazione psicomotoria, distrazione, difficoltà nel mantenere una frequenza scolastica regolare e così via.

Per completezza è opportuno rammentare che il Programma Didattico Personalizzato può essere richiesto anche per studenti che pratichino sport a livello agonistico (non solo chi è “d’interesse nazionale”) o musicisti che frequentino un conservatorio pubblico o privato.

Qual è l’importanza di riconoscere e trattare precocemente i Disturbi Specifici dell’Apprendimento per favorire un’adeguata inclusione scolastica?

La diagnosi precoce è molto importante. Qualunque tipo di difficoltà negli apprendimenti può essere identificata già alla Scuola dell’Infanzia, ma di solito si attende ad eseguire i test psicodiagnostici in terza elementare (Scuola Primaria), sia per rispettare i tempi di crescita ed evolutivi dei bambini che sono diversi, sia perché aumenta il gradiente di difficoltà e quindi si crea una necessità oggettiva di un apprendimento e di una verifica anche con metodi diversi. Numerosi studi e ricerche evidenziano l’importanza di riconoscere e trattare questi disturbi precocemente per permettere un appropriato apprendimento di abilità, l’acquisizione di metodi e strumenti di apprendimento specifici e favorire molto efficace, una soddisfazione e quindi anche un desiderio nell’andare a scuola e nello studio quando gli studenti siano messi in condizione di imparare dimostrare quello che sanno con strumenti idonei e con modalità che siano in grado di valorizzarle. Da qui, deriva quasi naturalmente, l’indispensabile e necessaria partecipazione al gruppo classe e la piena inclusione scolastica.

In che modo, il Programma Didattico Personalizzato può contribuire al successo accademico degli studenti con Bes e con Dsa e prepararli per le sfide future nell’università e nel mondo del lavoro?

Il Programma Didattico Personalizzato offre agli studenti con Bisogni Educativi Speciali, un metodo di valutazione degli apprendimenti specifico e leggermente diverso da quello tradizionale, adattando le metodologie didattiche alle specifiche esigenze degli studenti, secondo le direttive ministeriali. Questo approccio favorisce il successo accademico e prepara gli studenti per le sfide future nell’Università e nel mondo del lavoro. 

Quali metodologie è importante utilizzare nell’approccio con gli adolescenti con BES, rispetto invece, a quello di adolescenti con DSA? 

È importante tenere presente che i Disturbi Specifici dell’Apprendimento rientrano nella più ampia categoria dei Bisogni Educativi Speciali. Rispetto a questi ultimi, sono ormai a regime secondo le direttive del ministero dell’istruzione e del merito, l’utilizzo degli strumenti già esistenti che valorizzano l’intelligenza, l’impegno e le capacità di pensiero, utilizzando nella pratica scolastica quotidiana strumenti di valutazione compensativi e dispensativi (interrogazioni programmate, mappe concettuali, tempi maggiori per le verifiche, numero minore di domande o esercizi, etc.).

Questi strumenti di base possono senz’altro essere utilizzati con tutti gli studenti con Bisogni educativi speciali adattandoli però alle specifiche caratteristiche di ognuno. Di fondamentale importanza per tutti sono le interrogazioni programmate, poiché insegnano metodologicamente a programmarsi i tempi di studio e le modalità di esposizione durante la verifica sia orale che scritta.

Per chi soffre di patologie fisiche, se facciamo l’esempio degli asmatici è importante che possano essere controllati gli effetti dei farmaci, per cui arginare l’ipomaniacalità e la tendenza ad andare volontari impulsivamente quando assumono cortisone e tollerare che possano avere dei colpi di sonno o addormentarsi in classe quando assumono antistaminici. I giovani pazienti diabetici, di poter ricevere la terapia a scuola facendo delle pause durante le lezioni o mangiare uno snack in caso di crisi ipoglicemica anche fuori dall’orario di ricreazione. Se parliamo di giovani depressi, con una riduzione dell’attenzione della concentrazione, di poter avere ingressi e uscite anticipate, anche per poter frequentare con costanza la psicoterapia o l’analisi. Per coloro che hanno un Deficit di attenzione e concentrazione e iperattività, poter uscire dalla classe più volte l’ora, e avere delle pause prima e dopo una verifica. Questo per fare solo alcuni esempi.

Qual è il ruolo degli insegnanti e degli adulti di riferimento nel supportare gli studenti con BES e DSA, e come possono contribuire al loro benessere emotivo e relazionale durante il percorso scolastico?

Gli insegnanti e gli adulti di riferimento giocano un ruolo cruciale nel supportare gli studenti con BES e con DSA, offrendo non solo competenze didattiche, ma anche il riconoscimento delle capacità individuali, dell’impegno nello studio, della originalità e creatività personale. In un contesto educativo sempre più consapevole delle diverse esigenze degli studenti, l’attenzione ai Bisogni Educativi Speciali e ai Disturbi Specifici dell’Apprendimento diventa fondamentale per garantire un’adeguata inclusione e supporto durante il percorso scolastico mettendo in condizione bambini e adolescenti con Bisogni Educativi Speciali, di poter mostrare e non solo “dimostrare” le proprie capacità, i propri interessi, le proprie qualità personali e relazionali in senso lato.

Peraltro, il metodo adottato per gli studenti con Bisogni Educativi Speciali potrebbe essere applicato efficacemente per la valutazione di tutti studenti, anche indipendentemente dagli eventuali Disturbi specifici dell’apprendimento. Potrebbero divenire un mezzo efficace per allontanare lo stigma tra “DSA-nonDSA” e favorire un ambiente meno stressante per tutti all’interno della classe, ampliando tra gli studenti, le possibilità di comunicazione, dialogo, collaborazione.

Quali consigli si sente di dare ai genitori?

Se si notano difficoltà particolari in uno dei figli e sorge il dubbio che possa avere difficoltà d’apprendimento è bene richiedere una valutazione specialistica. La diagnosi deve essere fatta da professionisti (psichiatri, psicologi e psicoanalisti) esperti mediante specifici test neuropsicologi;

Cercare di comprendere quali siano le difficoltà maggiori, confrontandosi con gli specialisti e gli insegnanti;

Non sottovalutare le difficoltà specifiche legate ad un’eventuale difficoltà negli apprendimenti e senza imbarazzo né vergogna, chiedere l’applicazione del Programma Didattico Personalizzato;

Attenzione a non essere tratti in inganno dalla mancanza di conoscenze “tecniche”, all’inizio nessuno sa esattamente che cosa succede, poiché c’è il rischio d’interpretare le difficoltà come svogliatezza;

Cercare di non essere iperprotettivi, i bambini e gli adolescenti desiderano imparare un loro metodo per apprendere e farsi valere, ci tengono ad essere bravi;

Non abbattersi, pensando che alcune difficoltà siano insormontabili, se ci si sente depressi o si nota nei propri figli una nota depressiva che influisce negativamente sulla loro vita, richiedere una consultazione con uno specialista e uno psicoanalista.

E agli adolescenti?

Cercare di comprendere che le proprie difficoltà sono affrontabili, parlare sempre con genitori e anche con gli insegnanti, chiedendo eventualmente una valutazione neuropsicologica per capire se ci possa essere un Disturbo specifico dell’apprendimento non diagnosticato prima e in parte compensato con studio e strategie che però, ad un certo punto degli studi, possono non bastare per affrontare con successo lo studio;

Cercare di non presentarsi con “io sono un DSA” ancor prima di aver pronunciato il proprio nome. Anche se può sembrare più semplice e sbrigativo, mette in evidenza solo un aspetto di se stessi che non valorizza la propria personalità e non fa risaltare il proprio carattere. Non dice chi sei ma può discriminare. Potrebbe, ad esempio, essere utilizzata un’altra formula, del tipo “ho un PDP e un calendario”;

Se si è concordato un PDP con la scuola, mantenere fermo il calendario sottoscritto, è importante per avere una buona organizzazione interna e anche perché se un diritto si è conquistato, per mantenerlo bisogna esercitarlo e rispettarlo;

Se il peso del metodo di studio o la stanchezza sono eccessivi o si sente di non farcela da soli, chiedere di poter parlare con uno specialista o uno psicoanalista per affrontare il momento difficile e superare l’impasse.

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