Cultura e Società

La Repubblica Robinson 13/2/21 Recensione alla rivista Frontiere della psicoanalisi

22/02/21
La Repubblica Robinson 13/2/21 Recensione alla rivista Frontiere della psicoanalisi

la Repubblica Robinson

Sabato, 13 febbraio 2021

psicoanalisi

Il tempo della cura

Annarita Briganti recensione di Frontiere della psicoanalisi

Introduzione: “Frontiere della psicoanalisi”, è una nuova rivista, diretta da Maurizio Balsamo e Massimo Recalcati, che presenta contributi dei vari modi di far psicoanalisi oggi e delle discipline diverse ma affini come storia, letteratura, teoria dell’arte, per comprendere il tempo contemporaneo della cura che segue a quello del trauma.

Maurizio Balsamo, psichiatra, professore di Psicopatologia e Psicoanalisi all’università di Paris VII, è membro ordinario aft della Società Psicoanalitica Italiana e dell’IPA. Massimo Recalcati è psicoanalista dell’associazione lacaniana italiana e direttore dell’IRPA, (Maria Naccari Carlizzi).

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Sabato, 13 febbraio 2021

psicoanalisi

Il tempo della cura

Annarita Briganti recensione di “Frontiere della psicoanalisi”

Dopo il trauma, per quello che è successo un anno fa, è giunto il tempo della cura, evocato in un passaggio di una nuova rivista, cartacea, di psicoanalisi e di cultura, che si legge come un libro e che si trova anche in libreria. Nasce Frontiere della psicoanalisi (il Mulino, 30 euro), una pubblicazione semestrale diretta da Maurizio Balsamo, psichiatra e psicoanalista con funzioni di training della Società Psicoanalitica Italiana, e da Massimo Recalcati, psicoanalista, membro della Società milanese di psicoanalisi, scrittore. Il numero di gennaio-giugno 2021 è dedicato a “Irruzioni. Evento, trauma, storia”, nell’ambito di un progetto che vuole rispondere a «un mondo sempre più orientato verso il numero e la quantificazione, la medicalizzazione estrema della vita, gli algoritmi, le scale di valutazione e la cancellazione del pensiero critico». «La psicoanalisi resta una teoria critica della società e una clinica della singolarità resistente ad ogni procedura teorica o pratica di omologazione a un ideale normativo dell’umano. Tuttavia, essa non rinuncia alla categoria di soggetto, collocandola proprio al centro della sua pratica e della sua teoria. Si tratta, dunque, di impegnarsi in un lavoro di rifondazione del concetto etico di singolarità e del sapere ad esso più adeguato. Per questo la nostra rivista si offre come uno spazio aperto dove possono radunarsi gli esponenti delle Scuole e dei movimenti della psicoanalisi più diversi, dall’Italia e dal mondo, nonché quegli intellettuali che lavorano nell’ambito di discipline differenti ma che costeggiano il campo della psicoanalisi e hanno dato prova di avere uno sguardo originale sul nostro tempo e sul problema della soggettività» scrivono Balsamo e Recalcati.

Spazio quindi a una riflessione di Balsamo sul Negativo del trauma, nella sezione “Il campo psicoanalitico”, e a uno scritto di Recalcati sul pittore e scultore Claudio Parmiggiani nella sezione “Implicazioni”. «La cenere come resto fecondo del trauma» ricorda Recalcati a proposito dell’arte di Parmiggiani, che punta nel suo ciclo delle Delocazioni sull’impronta che libri, bottiglie, bicchieri lasciano dopo un incendio. «Si tratta di valorizzare il potere espressivo della cenere», sempre Recalcati, parole perfette anche per il momento attuale, per trasformare «la conversione della ripetizione traumatica nella forza generatrice della ripresa», per resistere attraverso la cultura e la creatività. Una cenere fatta di luce, come direbbe l’artista.

Nelle altre sezioni di Frontiere della psicoanalisi troviamo anche, tra gli altri, i contributi di Pier Aldo Rovatti (Distanza e prossimità. Una questione da ripensare), Marco Pacioni sul Decameron di Boccaccio, Giovanni Bottiroli su Proust e Marco Belpoliti sull’uso del termine “trauma” in Se questo è un uomo di Primo Levi. Belpoliti sottolinea come la parola “trauma” sia apparsa solamente nella seconda edizione di Se questo è un uomo, quella dell’Einaudi del 1958, dopo la prima edizione del 1947, per indicare il superamento di una situazione negativa. «La facoltà umana di scavarsi una nicchia, di secernere un guscio, di erigersi intorno una tenue barriera di difesa, anche in circostanze apparentemente disperate, è stupefacente» ha scritto Levi, a proposito dell’orrore dei lager. La stupefacente capacità degli esseri umani di superare un trauma che, in un contesto storico diverso, stiamo dimostrando anche adesso, all’insegna della forza e della forza dei contenuti, che ci permettono sempre di farcela.

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