Bluewhale. Di Paolo Leoni

Attenzione alla balena triste!

Abbiamo tutti letto del fenomeno «bluewhale» e siamo allibiti, ragazzi che si affacciano alla vita attratti da un percorso di autodistruzione che può arrivare al suicidio. Come è possibile? L’autolesionismo in adolescenza è un fenomeno in aumento vertiginoso, non esistono statistiche precise ma sappiamo con certezza che una buona parte degli adolescenti che approdano nei nostri studi mostrano sempre più frequentemente svariati sintomi che si traducono in attacchi violenti al proprio corpo.

La paura ci invade, i nostri figli sono a rischio? Possono anche loro essere trascinati in un vortice di morte? Siamo senza parole, impietriti dalla possibilità di dover assistere alla peggiore delle catastrofi.

Eppure si potrà fare qualcosa, prima di tutto capire. Il fenomeno di «bluewhale» ha due principali caratteristiche: la presenza di un tutor che accompagna in un percorso;il viaggio è scandito da prove di coraggio che devono essere affrontate e documentate in modo che il tutor e gli altri componenti della comunità possano riconoscere e approvare.

Un particolare percorso di crescita che accompagna il ragazzo nell’affrontare le paure del diventare adulto. Hai paura di farti del male? Bene, adesso ti tagliuzzerai il braccio e dimostrerai a tutti di averla superata. Hai paura che nessuno ti parli? Bene per 48 ore non parlerai a nessuno. Il pericolo di subire qualcosa che potrebbe avere effetti traumatici viene ribaltato in un’azione attiva che procura la sensazione di essere forte, quasi invincibile.

Questa è la seduzione di un gioco drammatico: una procedura che permette di affrontare le paure della crescita trasformandole in una prova di forza che viene testimoniata da una persona «vicina» e dalla comunità dei pari. Un fenomeno molto più diffuso di quanto sembri, i ragazzi che si danneggiano varie parti del corpo sono in preoccupante aumento. Solo dopo aver compreso la funzione di questo folle percorso è possibile attivarsi per predisporre modalità altrettanto funzionanti che permettano di avere meno paura dentro ad un percorso di autentica crescita e vitalità.

Il mondo adulto invece, dopo una prima fase di comprensibile sgomento sembra aver reagito in due modi:

– da una parte la negazione. E’ una bufala, una «fake news» a cui non bisogna dare ascolto e se fosse anche vera è meglio non parlarne per evitare il rischio di emulazione

– dall’altra si è scatenata la caccia al colpevole. Bisogna trovare il persuasore occulto, colui che distorce le menti dei nostri figli e assicurarlo alla giustizia.

Negazione e persecutorietà non hanno mai aiutato nessuno. La dinamica del fenomeno bluewhale rivela l’esistenza di profonde paure e di una desolante solitudine dei nostri ragazzi che sono comunque alla ricerca di un tutor, un adulto che li accompagni anche negli aspetti più difficili e spaventosi della loro crescita.

E i genitori? Si ricordano di quando avevano la loro età? Quali sono le loro paure? Come le affrontano? Forse non sono più abituati ad affrontare la paura, si sono barricati dietro sistemi di sicurezza, controllo e telecamere e credono di aver esorcizzato la paura narcotizzandola. Consumano tonnellate di antidolorifici e antidepressivi per non sentire più il dolore e forse non possono più essere un esempio, un riferimento per chi deve invece urgentemente affrontarlo senza l’ausilio degli idoli che gli adulti si sono costruiti. Ma la paura è tornata tra noi, ce la rimandano i nostri figli, ci fanno provare quel terrore che loro vivono nel mestiere di crescere.

Dobbiamo attivarci, senza false soluzioni, con il coraggio del non sapere ma con la certezza che bisogna esserci come genitori, educatori, insegnanti, psicologi, psicoanalisti e come società civile tutta. Non abbiamo la soluzione ma abbiamo dalla nostra il piacere di esserci, di essere insieme in un percorso difficile che è quello di vivere, che possiamo affrontare con un po’ di coraggio insieme ai nostri ragazzi senza espellere il male in un posto invisibile ma che inesorabilmente tornerà indietro in forme sempre più spaventose.

Stasera vado a casa e cercherò di parlare alle mie figlie delle mie paure e di come tento di affrontarle.

Paolo Leoni