“ll migrante bambino”, di Renata Rizzitelli

Introduzione: dati scaturiti dalla ricerca “Minori stranieri: fragilità e percorsi di crescita in una ricerca multi metodo” (nota 1)   

In ambito culturale, sociale, psicologico, diagnostico e terapeutico, si deve tenere conto quotidianamente del processo di profonda trasformazione che coinvolge tutti noi, soprattutto per quanto concerne la formazione dell’identità dei soggetti in crescita; ciò ha generato nuove mappe  etno – culturali e l’esigenza di individuare altri percorsi nell’ambito della psicologia dell’età evolutiva: i nuovi linguaggi pongono questioni importanti  ed urgenti (nota 2).

La complessa rete  di comunicazioni  verbali e non verbali che normalmente avvengono fra gli individui, ha creato nuovi linguaggi in tempi relativamente brevi, ciò ha generato  una vera e propria perturbazione  culturale, dando  adito a nuove  mappe  di comunicazione, determinando un  continuo cambiamento del tessuto sociale e ponendo nuove questioni  sull’identità  dei minori che sono i soggetti coinvolti più direttamente in queste dinamiche:  bambini e ragazzi migranti.

Le variabili  da studiare e valutare, per poter individuare percorsi e strategie  che aiutino i singoli ed il gruppo  ad affrontare  questa emergenza sociale,  sono complesse e numerose;  è necessario cercare di sfruttare le risorse vitali presenti  nel campo  per ostacolare processi di  cristallizzazione  o, peggio,  il volgersi in  energie negative,  generate dall’emarginazione e dall’isolamento sociale.

Per un coretto sfruttamento  delle risorse individuali  e dei gruppi di varia provenienza etnica, dovremmo  accedere ad un carattere dinamico del fenomeno immigrazione, che consenta una corretta  ed autentica integrazione, evitando sia l’emarginazione sia l’assimilazione, scongiurando il pericolo di marginalizzazione – ghettizzazione,  dei gruppi e degli individui.

L’adattamento del migrante al nuovo ambiente sociale è una questione che tocca  equilibri delicati che implicano, fra l’altro,   i processi di acculturazione  e quindi: famiglia, legami affettivi,  lavoro,  qualità del pensiero, capacità relazionali.

La psicoanalisi, per le potenzialità intrinseche nel  saper rilevare i processi emotivi e  relazionali profondi degli individui e dei gruppi,  rappresenta  un fondamentale   punto di riferimento per lo studio  in questo ambito che consente di individuare nel campo specifico d’interazione  sociale, i movimenti dell’inconscio collettivo,  quindi la potenziale   capacità di accettazione profonda, introiettiva e non adesiva  del paese ospitante, le potenzialità d’integrazione consentite dalla cultura, dall’etnia e soprattutto dalla storia personale ed emotiva dell’immigrato e del gruppo dal quale proviene.

Durante gli approfondimenti  della ricerca, abbiamo rilevato che l’evoluzione e la crescita dei  minori è molto  condizionata  dal progetto  di vita che, consciamente o inconsciamente, mettono in campo i genitori:

*insediamento a tempo determinato: con un progetto provvisorio, a tempo determinato, la  maggior parte delle volte, volto al  raggiungimento del benessere economico per poi tornare  al paese di origine

*Insediamento permanente: fermarsi definitivamente nel paese che  accoglie.

* Indeterminatezza, in  attesa di eventi: trovare un lavoro sicuro, ricongiungersi con tutti i componenti del nucleo familiare ed altro ancora… poi si vedrà!

Un dato  saliente,  degno di nota, è  generato dal fatto che, forse in seguito allo sradicamento  ed alla lontananza da affetti e legami  del paese di origine,  le famiglie  hanno spesso una conformazione  piuttosto originale .

Possiamo incontrare bambini che vivono in famiglie che hanno una composizione molto articolata, dove  si trovano a convivere e condividere con “ fratelli” che hanno genitori diversi dai propri, come ad esempio i figli dei nuovi compagni dei genitori o quelli nati dalle nuove unioni.

Queste situazioni variegate possono essere confusive per il minore che non abbia ancora gli strumenti per comprendere la propria storia e quella della famiglia, specialmente quando non gli sia stato mai chiaramente  spiegato “chi sia chi”.

Spesso i disegni dei bambini rappresentano bene il vissuto profondo della mancanza di  collegamento  fra i vari componenti della famiglia, come ad esempio famiglie rappresentate nei disegni come frutti, tutti diversi e ben distanziati l’uno dall’altro. Un “campo” delle relazioni familiari così  delineato, può segnalare  la mancanza di legami  profondi e sicuri, tali da consentire una serena evoluzione, ma segnalano invece senso di estraneità e confusione.

“La storia emotiva e concreta   del minore” è fondamentale  e variabile,  per esempio se il bambino  è nato nel paese di origine e si è trasferito con la famiglia, se è nato nel paese ospitante come prima o seconda generazione o se vi è stata una permanenza più o meno lunga nel paese di origine, con distacco o meno  dai genitori  e/o da chi l’ha accudito nei primi anni di vita. Questa particolare  situazione, frequente nei minori migranti,  comporta uno sconvolgimento nella storia emotiva  di bambini e ragazzi per il distacco  da figure di riferimento affettivo che hanno svolto, a volte per anni, il ruolo di genitori. Il riconvertimento dell’immagine dei genitori naturali che, lontani per molti anni, spesso erano vissuti soltanto come portatori di benessere economico, idealizzati, a volte rivestiti da un alone magico, è molto faticoso.

A proposito di sradicamento, è interessante notare che, somministrando il  test dell’albero, molti di questi bambini  disegnano alberi   senza alcun appoggio,  “per aria”;  questi alberi hanno le radici  molto in vista, fuori dal terreno,  segnalando come si sentano sradicati e disorientati, “scollegati” rispetto ad una realtà  che vivono come indecifrabile.

Questo  è  importante soprattutto per i bambini nati nel paese di origine e  ricongiunti ai genitori  dopo qualche anno, “Mamma e papà” erano ruoli introiettati rispetto ai nonni, erano loro le figure di riferimento affettivo più importanti, perché avevano  svolto le funzioni genitoriali; accade spesso che, anche dopo  anni di permanenza nel nuovo paese, soffrano ancora per il distacco .

Quando il ricongiungimento ed il trasferimento  avvengono in età puberale/adolescenziale, questi ragazzi possono trovarsi a vivere una realtà completamente diversa da quella  immaginata e  frequentemente  idealizzata:  pensavano  di lavorare  e, dal loro punto di vista, vengono invece  “ri – bambinizzati” e  mandati a scuola. Quello che per la cultura del paese che li accoglie  rappresenta  una risorsa,  genera invece cogenti frustrazioni,  disorientamento  rispetto a progetti e sogni coltivati nel paese di origine.

Nella vita extra-familiare, soprattutto a scuola,  troviamo bambini  che si vergognano  della lingua  originaria, anche se frequentemente  imparano  l’italiano più velocemente dei genitori. Vi sono  casi di mutacismo elettivo,  generato dal rifiuto  nei confronti della lingua  madre o di caratteristiche legate alla loro etnia e ad un generalizzato “sentirsi diversi”

Accade che, quando i genitori vanno a prenderli a scuola, cerchino di dileguarsi velocemente, vergognandosi che parlino nel loro idioma  di fronte agli insegnanti,  ai compagni ed ai loro genitori.

In particolare, a questo proposito,   mi ha colpita una bambina che ha   rappresentato  la sua famiglia con tutti i componenti con una croce sulla bocca.

E’ possibile  anche un appiattimento della personalità del bambino,  che potrebbe manifestarsi con  “innamoramenti”  verso nuclei familiari del paese ospitante. Nell’approfondimento della conoscenza di situazioni di questo tipo  emerge  che, ciò  che attrae il minore, è il tipo di  rapporto affettuoso tra genitore e figlio che il bambino osserva e che spesso è diverso da quello che ha con il proprio genitore.  Non si tratta quindi   di “sposare” la cultura italiana ma di poter ricevere “cure” emotive ed affettive espansive e adeguate ai suoi bisogni relazionali.

Un altro elemento  da tenere in considerazione,  riguarda le situazioni nelle quali Il rigido mantenimento di usi e costumi originari, solo nella sfera privata, può portare ad una pericolosa scissione nella mente dei bambini, che faticano a tenere insieme modalità contrastanti fra la famiglia ed il mondo esterno. Il nucleo familiare può assumere caratteristiche comportamentali che  fondono o confondono o estremamente rigide, che mantengono  usi e costumi originari con modalità che mostrano elementi di durezza.

Per contro, l’annullamento massiccio  degli usi e costumi del paese  d’origine,  per adottare in toto quelli del paese ospitante, possono generare  sradicamento e soppressione  della cultura di base, con un evidente  danno  alle persone che devono, in questo modo,  rinnegare parti importanti di sé, questo può portare facilmente ad un  appiattimento della personalità.

In  entrambi i casi i bambini  mostrano serie difficoltà  personali e, ovviamente, di  integrazione .

In età adolescenziale, le difficoltà  emergono in maniera esponenziale,  soprattutto  quando i ragazzi  si avvicinano alla maggiore età e non   possono pensare di essere italiani perché, a quel punto, dopo essere stati inseriti nel tessuto sociale  per tanto tempo, non  avranno diritto ad una stabilizzazione  permanente  nel nostro paese da tutti i punti di vista. Molti di loro hanno mostrato veri e propri stati depressivi, generati dall’instabilità della loro identità sociale.

Obiettivi e responsabilità

L’obiettivo per raggiungere uno sviluppo psicologico  e della personalità sano ed equilibrato, dovrebbe essere basato sulla “fusione fra culture”, espressione di autentica integrazione di  elementi afferenti, con acquisizione profonda e sufficientemente consapevole di ciò che si è introiettato; ciò porterebbe ad un arricchimento, duttilità ed adattabilità delle persone coinvolte, in particolare per ciò che riguarda i soggetti in evoluzione.

Aiutare a distinguere  e a gestire le diverse afferenze, accedendo alla possibilità di discutere  su questi temi,  per la realizzazione  di una vera e profonda “regolazione dei sistemi di riferimento valoriale”  rende le persone consapevoli ed equilibrate .

Per contro, gli inserimenti maldestri e non consapevoli,  possono generare:

  • costrizione diretta o indiretta generante frustrazione, aggressività e rabbia
  • affaticamento eccessivo, per la ricerca di una negoziazione   interna ed esterna  con conseguente stress, generato dalla fatica   del dover continuamente cercare di mettere insieme elementi a volte molto diversi e poco comprensibili.

In questi casi, possono entrare in  campo variabili che andrebbero invece  accuratamente  evitate: irrigidimenti e circuiti nevrotici che portano alla frattura del dialogo autentico e profondo ed al fallimento del progetto d’integrazione.

 

Nota 1: “Problematiche e risorse  nella formazione  dell’identità  del minore  di origine  straniera – Nuovi orizzonti nella formazione della personalità dei minori. Studio ed approfondimento sui percorsi di crescita e di integrazione”. Ricerca triennale scaturita dalla collaborazione fra il patronato UTALUIL, l’Università degli studi di Genova, Dipartimento Scienze della formazione, Cattedra Psicologia relazioni familiari, Prof.ssa L.Migliorini. La scrivente ha svolto funzioni di coordinamento e consulente psicoanalista esperta di bambini  e adolescenti.

Nota 2: la complessa rete  di comunicazioni verbali e non-verbali che avvengono fra gli individui, ha dato adito a nuove mappe  comunicazionali.