Bondness di Antonia Trevisan

BONDNESS di ANTONIA TREVISAN
Venezia. El magazen dell’arte 4/07- 18/08  2015  
PENSIERI DA UN’ESPOSIZIONE
Franca Munari

bondness

 

                                                                                             

 

 

 

Il gioco dello spago: Io e la Dottoressa
Dalla terapia di R, 5 anni (Per gentile
concessione di Costanza La Scala)

Come il contenuto manifesto del sogno l’opera contiene lavora e maschera il  contenuto latente del sognatore/artista: il desiderio da tenere nascosto al sognatore stesso, da disvelare se possibile, da raggiungere qualche volta nel territorio più vicino all’inconscio che ci è consentito toccare, intravedere, proprio e soltanto attraverso il sogno e le opere.

E poi il sogno/opera raccontato visto da un ascoltatore, voyeur, fruitore, rimanderà a, risveglierà, consentirà, maschererà, un contenuto latente del fruitore nell’altrove di lui, un desiderio altrimenti irraggiungibile, un significato inaudito, un ricordo forse…

Un oggetto transnarcisistico, lo definisce Green (1992), un oggetto cioè che per ciascuno, autore e fruitore, origina da, rimanda a, qualcosa che non è nella relazione con l’altro, ma nella relazione con se stessi, con il proprio mondo interno.

Dall’opera quindi, non sull’opera.

Associazioni dall’opera.

Quindi racconterò, e maschererò, quello che queste opere hanno suscitato in me.

E’ un’esposizione di materiali complessi e compositi questa di Antonia Trevisan, sperimentatrice continua di tecniche di sostanze e di reazioni fra elementi, che nel tempo ci ha abituati ai cambiamenti alchemici della materia che sempre si producono nelle sue opere.

Qui campeggiano fianco a fianco il naturale, trasformato dal tempo, trasformato dall’uomo, dal suo lavoro e dalla sua usura e il lavorato artisticamente e alchemicamente:

figura 1:

bondness fig. 1 HABEAS CORPUS

 

 

 

  

 

 

 

il filo rosso, metafora che è d’obbligo trattandosi qui dell’area simbolico/concreta della marineria, è il cordame medesimo, anche se l’origine, il capostipite dell’idea, l’inizio del percorso fu un cancello di terraferma con la sua catena: Habeas corpus (fig.1). Fu lui a presentarsi a imporsi per primo ad Antonia.

L’impiego di questa analogia del filo rosso fu all’origine di Goethe che la utilizzò ne Le affinità elettive per descrivere

il “filo di amore e di devozione [che] percorre il diario di Ottilia e tutto vi collega e ne caratterizza l’insieme.”, come quel filo rosso che per disposizione della marina inglese è presente e consustanziale all’interno di tutto il sartiame che le appartiene. “Filo che non si può estrarre senza sciogliere tutto quanto, e grazie al quale anche dei più piccoli frammenti è possibile riconoscere che appartengono alla corona.” (pt2, cap2)

Il concreto, il simbolico, il letterario, il metaforico fanno tutti al caso nostro…: il filo di amore e di devozione che attraversa e sostanzia le opere di Antonia Trevisan; il filo che è parte dell’opera medesima, la costituisce, la lega, le appartiene. Pagine dal suo diario anche, il diario dell’ultimo anno, il diario da sempre: come nell’opera Vita (fig.2).

figura 2:

bondness fig. 2 VITA

 

 

 

 

 

 

  

 Quando Antonia mi mostrò questo quadro, incantevole e straordinariamente complesso, mi disse solamente: “la vita, il procedere della vita, a partire dall’infanzia” e indicava la parte alta del quadro, “e poi…” e scendeva indicando col gesto, un percorso a strisce dall’alto al basso, da destra a sinistra come un cantastorie davanti al suo cartellone. “i legami … i compromessi, il filo nero del catrame che unisce tutto, le cuciture, una scritta tratta da…” una scritta che io ho immediatamente dimenticato e che lei ha cancellato!

Direttamente dal Sessuale infantile ho pensato, ancorandomi ad uno dei nostri concetti psicoanalitici.

Il sessuale infantile, l’Infantile, si costituisce all’origine dalla competenza del piccolo umano a investire e soddisfare e rappresentare parti e funzioni del corpo, parti e funzioni dell’oggetto, così come interazioni reali e allucinate fra di essi. Si tratta di un percorso indispensabile alla costituzione del soggetto che, per divenire tale, va impregnandosi del basilare lavoro psichico di rappresentanza e di legamento operato dalle pulsioni (Freud 1915, 1920). Uno straordinario allenamento al riconoscimento e alla rimozione ad opera del “genio polimorfo dell’infantile» (André, 2009, 1317) che resterà patrimonio fondante cui attingere per tutta la vita, sia come capacità di soddisfacimento del desiderio, sia per la continua possibilità di significarlo e risignificarlo.

Scrive Pontalis (1997), notevole scrittore oltre che interessante teorico in un testo che  porta il titolo Questo tempo che non passa “L’infantile è il sessuale indifferenziato dove possono coesistere tenerezza e sensualità, maschile e femminile, attivo e passivo; non subordinato ad una funzione, non legato a degli organi specifici, esso ignora totalmente il principio di realtà e forse non è neanche sottomesso al principio di piacere  – l’arte in generale ne deriva direttamente, è questo – che implica una certa finalità. Un sessuale senza principi. (32)” Esso è “fuori della portata del Logos … la nostra animalità precoce, la malvagità e l’impudenza innate dei nostri sogni, talvolta, nella loro deviazione dalla logica, (ce ne) trasmettono qualcosa. Questo tempo, questa “alogia” non sono dietro di noi. Essi sono una fonte del presente. Questa fonte viva, mai inaridita, Freud la chiama l’infantile. (32)”

 Infantile da infans, etimologicamente ‘senza parola’.

“A condizione di ascoltarlo, l’infans non è il piccolo bambino privo di parola, ma il momento, mai totalmente perduto nel quale noi abbiamo avuto accesso al mondo sensibile senza che le nostre percezioni fossero ancora contaminate dalle parole, i concetti, il sapere. Questo “Prima” perdurerà ben al di là dei primi mesi di vita, orienterà i nostri desideri, nutrirà per sempre il nostro pensiero. Infans evoca questa afasia dei primi tempi, il tempo in cui l’umano è prima di essere quello che parla, che potrebbe anche dirsi come il muto, la parte muta nella lingua.”

(Pontalis, 2012 « Écouter l’infans »)

Nella storia della vita che questa opera racconta, mi racconta, ritrovo il guizzare di questo Sessuale infantile fra le cuciture pazienti, le cicatrici inerti e rilevate del testo opera, nella materia che non resiste all’autore, che non le si oppone, anche nell’appicicosità dei segni incatramati che raccontano il ripetersi identitario della storia, la vischiosità anche sporcante di un filo nero che viene dalla profondità del tempo, il catrame, da ciò che era stato vivo e colorato e sopravvive informe e nero e però conserva una energia che sa restituire. 

figura 3, 4, 5, 6, 7:

bondness fig. 3 Frammento 01

bondness fig. 4 Frammento 02bondness fig. 5 Frammento 03

bondness fig. 6 Frammento 04bondness fig. 7 Frammento 05

E poi i Libri neri, i Castoni neri, (Frammenti. fig. 3, 4, 5, 6, 7) ho pensato, come una poesia che si sviluppa nei vincoli della metrica, da una metrica che la costringe e a cui si assoggetta in cerca di confini, di definizione, di regole. Piccole opere imprigionate e nascoste. Ancora il sessuale infantile: sostanze, materie brillanti pulsanti e poi elementi cupi usurati sbiaditi. Le due facce del legame. Le percezioni e le spinte strutturanti del tempo infans. I doni dell’altro catturati e conservati, la limitatezza anche devitalizzante, paralizzante, usurante di legami passati sfibrati, sfibranti, soffocanti.

Tutte corde e legacci che segnano, incidono, si installano, si incistano, soprattutto comunque segnano, vuoi che blocchino la crescita, vuoi che ci si cresca intorno. Qualunque espansione possano indurre, della loro passata esistenza questa espansione porterà inciso il segno e conserverà una impronta, una differenza fra il prima e il dopo.

bondness fig. 8 CORDE

E infine

Ancora Corde protagoniste Le corde a loro volta imprigionate in un contenitore gabbia, inutilizzate e potenti, le catene delle ancore, tramite di un loro stesso imprigionamento  nell’Ancoraggio della nave, nascoste in un buio inconoscibile, consustanziali alla nave. In una prigione riparo. La dismisura del loro potere legante, smisurato rispetto alla forza umana; la pochezza delle loro forze rispetto alla dismisura degli elementi naturali.

bondness fig. 9 ANCORAGGIO

Opere a partire da una fotografia:

immagini dalla realtà. Lavorare la realtà sulla realtà. Ma è più “reale” il percepito e trasformato dopo essere passato attraverso il sistema Percezione Coscienza e, poi, rappresentato e realizzato, o l’immagine catturata inopinatamente dalla realtà dal meccanismo ottico (casuale?) della macchina fotografica. Una immagine che ti è inevitabilmente estranea seppure nella realtà, anche nella realtà di cui eri testimone, è evidentemente esistita. Una immagine che viene conosciuta solo dopo, quando è già svanita, per la cattura del mezzo ottico, supporto di attenzione, supporto di memoria.

Altra realtà comunque dalla tua percepita, da quella che ci è dato percepire, da quella che, noi umani, ci possiamo permettere di percepire.

Forse anche per questo una realtà di cui riappropriarsi, lavorando immagini altrimenti estranee di quella realtà che esiste, trionfante, indipendente e slegata da te.

Legami che trattengono tengono proteggono, legami leganti.

La marineria è l’altrove, la via per l’altrove, al di là del cancello incatenato.

André J. (2009). L’événement et la temporalité. L’après-coup dans la cure. Rev.Franç.Psychanal.,73, 5. 1285-135.

Freud S. (1915) Pulsioni e i loro destini. OSF 8

Freud S. (1920) Al di là del principio di piacere. OSF 9

Green A. (1992) Slegare, Borla, Roma, 1994.

Goethe j. W. (1809) Le affinità elettive.Rizzoli, Milano 1978

Pontalis J.–B. (1997) Questo tempo che non passa. Borla Roma, 1999

Pontalis J.–B. (2012) Ecouter l’infans. Cit. da Suchet D. “Un commencement sexuel”  Bulletin de la SPP, novembre 2014.