Cronache di una giornata in comunità psicoanaliticamente orientata. Tito Baldini

Cronache di una giornata in comunità psicoanaliticamente orientata

per adolescenti difficili in tempi di Covid 19

 

Sono quelli dei tanti km in pullmino da A. a Bologna per la serata al Congresso SPI b/a, quelli che là hanno parlato e commosso e solo a notte fonda sono tornati a casa perché noi SPI siamo rimasti in cerchio a parlare con loro: la Comunità per adolescenti Anania, parte della Associazione Oikos di J. Da anni si sottopongono a una formazione ispirata alla psicoanalisi attraverso incontri di formazione, supervisione e lavoro in gruppo col gruppo operatori. Sono tra i molti come loro che, negli ambienti del recupero del forte e fortissimo disagio, credono nella psicoanalisi applicata (Freud 1926), più di tanti psicoanalisti. Quelli che ci mettono la faccia. L’attuale emergenza chiude dentro confini stretti adolescenti al limite che per definizione sentono tali operazioni insostenibili, e possiamo immaginare la difficoltà sia dei ragazzi che dei loro angeli custodi. In tale panorama la psicoanalisi offre possibilità allo psichismo “indifferente” (Russo 1998)  che come vedremo di fronte all’emergenza funzionano e reggono come nulla altro a confronto.

La cronaca stilata dagli operatori è stata rivista da me solo per rendere irriconoscibili protagonisti e luoghi, lasciando intatto in senso del documento ma anche la sua freschezza, oggi di conforto.

Tito Baldini

 

Russo L. (1998): L’indifferenza dell’anima. Roma: Borla;

Freud S. (1916): Prefazione al volume: Aichhorn A. Gioventù traviata. Milano: Bompiani, 1950.

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Carissimo Tito,

in questo giorno difficile di queste settimane difficili vorrei condividere con te alcuni frammenti di vita quotidiana nella nostra comunità, momenti che ci rendono consapevoli del valore del nostro lavoro, della fatica che ogni giorno regge chi sta in prima linea. Dell’impegno di tenere a mente, ora più che mai, la traiettoria psicoanalitica del dare senso a ciò che accade fuori dalle mura delle case di accoglienza e dentro la mente di educatori e ospiti.

Ti racconto di Mary, che già conosci tramite le supervisioni. La fanciulla alfa di casa, quella che qui agisce e gestisce le situazioni, la regista. Mary da qualche mese ha una relazione con un ragazzo “di fuori”, che pure lui dentro soffre e che qualcuno definirebbe “difficile” e tu – con gli psicoanalisti francesi e Freud – al limite.  Per lei che non s’è mai permessa di fidarsi di un adulto, che non ha una vera esperienza della funzione genitoriale è stato davvero difficile riuscire a condividere con gli educatori questa relazione, ma lo è stato ancor più condividere con lui cos’è lo strano posto in cui vive: tollerare di non essere la super popolare che attraversa con alterigia i corridoi della scuola ma di mostrarsi come quella senza una famiglia accanto, accolta in comunità. Gli educatori sono stati meravigliosi nel tollerare lo schifo che riversava costantemente su tutti perché grazie alla psicoanalisi lo hanno potuto interpretare come segnale del terrore di essere rifiutata, e analogamente hanno saputo trasformare la propria tolleranza ad essere schifati in un accompagnamento in questo momento di  passaggio. Anzi, grazie alla formazione del concetto d’istanza paterna con grande orgoglio gli educatori maschi di Anania si sono contesi il privilegio di accompagnare Mary nella sua prima cena ufficiale con Luca, portandola nel luogo convenuto e guardando negli occhi il ragazzo, con lo sguardo da film western, a voler chiarire anche senza  parole tra maschi, che: “Questa fanciulla preziosa è affidata a te per qualche ora, ma è protetta da un nucleo adulto solido e … anche un po’ palloso nelle regole da rispettare!” Ecco questo è stato l’avvio di una relazione di coppia, ma anche della relazione tra l’équipe e la coppia. Quindi Luca è stato sottoposto a successivi passaggi ai raggi X che sembrano aver giovato anche a lui … E loro vanno avanti come una normale coppia di adolescenti: tra sbaciucchiamenti clandestini e momenti concordati e condivisi con “la famiglia Anania”; tra urla, lacrime e regalini risicati dalla paghetta; interminabili telefonate nelle quali si alternano litigi furiosi e dichiarazioni di amore eterno.

Ma poi arriva il Coronavirus, la pandemia, la reclusione forzata, limiti, paura,voglia di fuggire, struggimento … E il disorientamento anche degli adulti, in bilico tra l’obbligo di tutelare la salute fisica di tutti e il lucido istinto di tutelare anche la psiche di Mary. Che piange, urla e impreca contro il mondo e contro noi: sbatte via oggetti dalla tavola, poi si calma e si spaventa, fa discorsi da adulta, responsabile … di nuovo ricomincia ad andare in pezzi … e allora lì noi adulti dobbiamo stringerci forte e trovare il modo di offrire ai nostri ragazzi la possibilità di dare senso a qualcosa che senso non ce l’ha, manco per noi.

E ogni giorno questi adulti, innamorati di un lavoro strano e di ragazzi strani, tengono duro. Sperando di non cedere, sperando di non sfiancarsi troppo, perché la strada è ancora tanto lunga. E anche noi adulti siamo spaventati dalla mancanza di una data per la fine di questa vita strana. Noi lo sappiamo, lo abbiamo imparato dai nostri ragazzi che accendevano le supervisioni: le cose terribili sono più sopportabili se sai con certezza cosa sono e perché, e se puoi immaginare un percorso e una risoluzione … Invece per questa cosa strana non lo sappiamo, e allora: parole, pensieri, letture, riflessioni, disegni, balli, pianti e risate, per aiutare a trovarlo questo senso…

E lavorare anche con lui, Luca, per aiutarlo in questo caos, per reggere insieme questa distanza che proprio non ci piace. Ma capisce anche lui: sta alle regole; chiamare in causa la sua parte adulta lo aiuta a fare un po’ l’adulto. Poi in un normale giorno da quarantena, succede che il tablet di Mary si rompe, fuso dai milioni di parole di amore, odio, rabbia, dolcezza che ha trasportato dall’una all’altro. Panico nel gruppo educatori: “Come farà ‘sta figlia a tollerare pure questo? che si fa?” Un altro strappo alla regola: pianifichiamo con lei un programma per l’acquisto di un nuovo supporto digitale. E lei che fa, sta monella che ci ha fatto sputare da sempre lacrime e sangue nella contrattazione delle sue uscite, ora per ora, conquistate e rosicate, strappateci via a forza di sfinimento? Serafica (sì oh, Mary serafica: non si può sentire!) dice che non fa niente per il tablet: coi suoi soldi vuole prendersi  vestiti nuovi (come se davvero potesse sfoggiarli, ma tanto per ora le basta sfilare nel corridoio di comunità), e che comunque lei deve contattare solo la mamma e Luca, e può farlo col telefono della struttura. Come a dire: “Tanto ora non posso desiderare altro, e tutto ciò che desidero è qui, con voi e con ciò che da qui posso ancora avere”. Beh Tito, se questa non è la dimostrazione che il nostro lavoro di senso ha senso, non so davvero cosa possa esserlo di più. E invece c’è ancora altro che lo dimostra, e la sera bussa alla finestra dell’ufficio degli educatori: è Luca. Ancora in tuta da lavoro prima di rientrare a casa sua, con mascherina e guanti tenendo la distanza appoggia sul davanzale un pacchetto avvolto nella plastica e fulmineo s’allontana. Scuotendo la testa con un mezzo sorriso, l’educatore raccoglie il pacco, lo svolge: è un nuovo apparecchio per lei. Che è in camera sua ignara (o forse artefice, chi lo sa, ma importa?) mentre lui non ha manco chiesto di vederla, di salutarla da lontano. Lui come lei fragile e abituato alla concretezza dei suoi baci e alla sua presenza quotidiana come a un equilibrio messo dentro l’anima. E lei, che riceve l’apparecchio dalle mani dell’educatore con sguardo bonario, scoppia in lacrime di gioia e di paura per lui che ha allungato il tragitto al fine di passare da lei pur sapendo di non potersi vedere, ma comprendendo che si stanno proteggendo e che stanno tutelando anche noi.

Ecco: alla fine di queste giornate faticose possiamo ricordare a noi stessi perché abbiamo scelto questo lavoro e parallelamente il motivo per cui abbiamo preferito crescere nella psicoanalisi. Tale ultima scelta ha reso il nostro operare non più impossibile com’era prima, dotandolo di senso; quel senso che, da tanto cammino nel solco di antichi maestri, stiamo imparando a trasmettere a chi ne è alla disperata ricerca.

27-03-2020

L’équipe di Anania – Oikos

 

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