Dolori italiani tra Spinoza e psicanalisi, l’Unità 12 settembre 2011

Atipici a chi di Bruno Ugolini

Mi è capitato di assistere a un incontro singolare tra esponenti della Spi (Società Psicanalitica Italiana) e i protagonisti di un Blog dissacrante caro soprattutto ai giovani e intitolato a Spinoza (www.spinoza.it). Il tutto nell’ambito di un festival tenutosi a Vittorio Veneto, ("Comoda-Mente") dedicato al tema della fedeltà, con contributi di personalità della cultura e della società civile, a cominciare da Stefano Bolognini (da poco eletto presidente dell’International Psychoanalytic Association), per continuare con Gerardo Colombo, Riccardo Illy, Sergio Nava, Antonia Arslan, Khaled Fuad Allam e molti altri.

Tra questi gli "spinoziani", un team coordinato da Stefano Andreoli e Alessandro Bonino, nato nel 2005, con centinaia di collaboratori sparsi in tutta Italia. Tutti intenti a coniare quotidiane e fulminanti battute che poi percorrono anche le strade di Facebook e di Twitter. Senza discriminazioni. Ce n’è per Berlusconi ma anche per Bersani. Ecco qualche esempio: "C’è chi si iscrive a Facebook per cercare lavoro. E per poi stare su Facebook tutto il giorno". Oppure: "Il ministro Sacconi parla appeso a un filo. È la metafora del governo". Il ministro partecipava a una delle iniziative del Festival e loro commentano: "Il dibattito si svolge in una fabbrica abbandonata. Giusto per abituarsi".

Non sono dei professionisti, ciascuno di loro ha un’occupazione privata diversa. Hanno un crescente esercito di seguaci e tanta popolarità nasce dal fatto che in questi tempi difficili interpretano, senza mediazioni e inibizioni, lo stato d’animo degli italiani. O, meglio le problematiche degli italiani. E qui s’inserisce il singolare incontro con la Spi, ovvero con chi ogni giorno incontra le sofferenze più diverse e le analizza. E che hanno confrontato, nel corso di interviste e discussioni, le proprie esperienze con quelle di altri. Leggo, a questo proposito sul loro sito (www.spiweb.it) delle iniziative al Festival di  Vittorio Veneto: "Sapendo quanto spesso abbiamo incontrato il dolore dei  giovani quando  non sentono di avere un futuro, abbiamo chiesto sull’esodo dei cervelli, sulle nuove comunità che si creano, sul ‘saldo’ tra chi  viene e chi va e quindi sui nuovi migranti. Abbiamo sentito parlare anche   del mancato riconoscimento dei ‘cervelli’ e del conseguente bisogno, da  parte dei molti non riconosciuti, di creare e cercare miti, passioni,  filosofie e sistemi di pensiero…".

Tematiche emerse anche nell’incontro-intervista con i satirici. Due modi diversi, certo, di guardare la realtà umana. Ma che possono servire, potrebbero servire. I primi, magari, per dare, ridendo, un momentaneo sollievo, attraverso un nuovo metodo apparentemente caotico per sviluppare un pensiero critico. I secondi per capire meglio le cause più profonde delle nostre sofferenze. Alla ricerca di "rimedi per i singoli, ma anche per tutti noi.