Franco Chiani “La poetica dell’assenza” Vicenza

FRANCO CHIANI   La poetica dell’assenza

Villa Thiene,  Quinto Vicentino, Vicenza

10 giugno-2 luglio 2017

Franca Munari

Immagine:Franco Chiani Narciso (2017)

L’ANARCHIA DELLO SPECCHIO

Qualche parola sull’anima

Tra gli oggetti materiali
le piacciono gli orologi a pendolo
e gli specchi, che lavorano con zelo
anche quando nessuno guarda.  (Wislawa Szymborska)

Narciso è uscito di scena. Resta nello specchio dell’acqua il suo riflesso. Narciso ha amato quel se stesso più scuro di sé, fino a morirne e continuerà anche nell’Averno a cercare la sua scura immagine nelle acque dello Stige.

Pietoso testardo reiterante specchio che non permette, come sarebbe suo compito, che l’immagine se ne vada con il suo modello.

Eppure come non pensare che le nostre immagini riflesse, come le ombre che abbiamo proiettato, non restino ad abitare gli oggetti, il mondo, non ci sopravvivano. D’altronde lo fanno gli odori, i nostri odori che non percepiamo, lo fanno gli infinitesimali frammenti di noi che disperdiamo nell’ambiente, perché allora non la luce cha abbiamo modificato, plasmato addirittura, a nostra immagine, a nostra sagoma in movimento… Certo sarebbe terribilmente inquietante che gli specchi avessero memoria, conservassero foto e spezzoni di filmati, eppure quell’immagine c’è stata nel loro passato, li ha abitati… A lungo e in una forma definitiva nel caso di Narciso.

Il mito

La versione più nota della storia di Narciso è quella narrata nelle Metamorfosi di Ovidio. Il protagonista del mito ha appena compiuto 16 anni, si trova quindi in realtà in quello che era allora il momento di passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Narciso era figlio di una ninfa delle fonti, Liriope e del fiume Cefiso. Quando nacque Tiresia, “Consultato se il piccolo avrebbe visto tempi remoti di una tarda vecchiaia … rispose: “Purchè non si conosca (si se non noverit)”.” (Met. III, 346-348). Il “problema” di Narciso era quello di non innamorarsi di nessuno e dato che era bellissimo e “molti fanciulli lo desiderarono e molte fanciulle… e nessun fanciullo, nessuna fanciulla mai lo toccò”(ibid. 353-355), la cosa non passava inosservata. Fu questa sua indifferenza, stigmatizzata come “ostinata superbia” a farlo divenire bersaglio di una sorta di maledizione per contrappasso da parte di un giovinetto rifiutato: “Così ami egli stesso, così non possieda chi ama.” (ibid. 405) Accadde così che tornando dalla caccia, nell’abbeverarsi ad una fonte Narciso si vide in essa riflesso e di questa immagine si innamorò. Non comprese subito che si trattava del suo riflesso, fu solo nel tentativo di raggiungerlo, di toccarlo che dovette rendersi conto di questo. (de Riedmatten 2014)

Il riconoscersi è drammatico:

“L’oggetto del desiderio sta con me; una tal pienezza mi rende miserabile. Oh, se potessi mai separarmi dal mio corpo! Vorrei staccato da me ciò che amo: inaudito voto per un amante.” (ibid., 466-468)

Nel declinare delle sue forze, perché il Narciso delle Metamorfosi di Ovidio si lascia morire di consunzione egli si liquefa, si disfa per consunzione, tabes (intabescere, è il verbo usato da Ovidio), “come la cera al fuoco o la brina del mattino ai primi raggi del sole”. (libro III, 487-489) l’unico desiderio rimane la contemplazione della sua immagine. Narciso piange e le sue lacrime la cancellano:

“Dove vai? Esclamò: fermati; non lasciare, o crudele, me che ti amo! Mi sia concesso almeno contemplare quanto non mi è possibile toccare! Si offra almeno un conforto alla mia pietosa follia.” (ibid., 477-479)

Si tratta di un mito complesso e ricchissimo, strutturalmente, per la duplicazione della storia nel controcanto di Eco, condannata alla ripetizione della parola dell’altro e anch’essa all’irraggiungibilità dell’oggetto e anche Eco, il suo doppio, come Narciso, morirà di consunzione. (Munari 2015)

Per l’illusorietà dell’immagine (de Riedmatten 2014), e una delle ipotesi sul significato allegorico del dipinto di Caravaggio – o dello Spadarino o di Orazio Gentileschi… – è proprio quella che rappresenti l’inganno.

E ancora per il rispecchiamento come origine della conoscenza di sé. Rispecchiamento qui concretamene evocato: la madre di Narciso, Liriope era una ninfa delle fonti: “Che cosa vede il lattante quando guarda il viso della madre? Secondo me, di solito ciò che il lattante vede è se stesso. In altre parole la madre guarda il bambino e ciò che essa appare è in rapporto con ciò che essa scorge” (Winnicott 1971). E questo ritorno, mortale, alla madre spiega la versione più tarda, ma di maggior fortuna, della morte di Narciso, non per consunzione, ma per annegamento, per katapontismòs, “morte causata dal tragico tuffo nell’acqua (evidentemente profonda e accogliente) della sorgente.” (Bettini Pellizer 2003, 74).

Qui le acque si sono già ricomposte, dopo aver inghiottito Narciso lo commemorano, conservano, pietosamente, la nitida traccia della sua effigie: come lui aveva desiderato.

Baudrillard (1979) a proposito della seduzione, utilizza il mito di Narciso, nella variante di Pausania, nella quale, inizialmente, nello specchio d’acqua Narciso credette di vedere le sembianze della amatissima sorella gemella morta (anziché se stesso come nella forma più nota di questo mito), e benché sapesse che non era lei, ma se stesso che vedeva nell’acqua, per consolarsi della sua perdita, continuò a specchiarsi nelle fonti.

“La seduzione – scrive Baudrillard – è qualcosa di cui non esiste rappresentazione possibile, perché in essa la distanza fra il reale e il suo doppio, la distorsione fra il Sé e l’altro sono abolite. (74)” Per Narciso “Lo specchio d’acqua non è una superficie di riflessione, ma una superficie di assorbimento. (74)”. “… ogni seduzione è narcisistica, e il suo segreto consiste in questo assorbimento mortale. (75)”.

La seduzione sarebbe quindi intrisa di incesto e di morte. (Munari 2010)

Narciso si dissolve nella sua immagine.

E ancora, narra Ovidio, per la mancanza dell’esperienza del contatto. “Nessun fanciullo, nessuna fanciulla mai lo toccò”: si tratta quindi della mancanza sia di una conoscenza di sé attraverso l’altro e dell’altro attraverso di sé, sia di quell’esperienza sensuale dell’altro che nel momento in cui sopraggiunge diviene qui devastante e delirante. (Munari 2015)

Nella prospettiva del se noverit: conoscersi è vedersi, riconoscere la propria esistenza. Un conoscersi che nella profezia dell’indovino subito rimanda alla concomitante consapevolezza della propria umana finitudine, intrinseca al riconoscimento e all’accettazione della propria individualità e separatezza. (Munari 2015)

Lo specchio è la Vanitas, il trionfo ineguagliabile della perfezione adolescente e il monito della effimera  e provvisoria condizione dell’essere in vita. L’iconografia dello specchio ha declinato all’infinito questa simbologia.

Tanto che lo specchio è divenuto l’icona della melanconia. E cosa c’è di più infelice e disperato del Narciso che si contempla, irraggiungibile, fino alla sua sparizione

Per Freud (1915), l’identificazione narcisistica è al cuore della melanconia, si tratta del portare nell’Io l’oggetto perduto o deludente, quell’oggetto che non può, o non vuole, essere oggetto di soddisfacimento e che viene internalizzato in seguito alla sparizione dell’oggetto. L’Io sarà trattato da quel momento alla stregua di questo oggetto, morto, perduto, deludente e per questo persecutorio, un oggetto, divenuto una sorta di idolo, di feticcio che concentrerà tutta la eccitazione che è connaturata alla condizione depressiva fino al diniego della perdita e ad un’alterazione del rapporto con la realtà. (Denis 1997, 204).

l’Io, divenuto identico a quell’oggetto, sarà, come esso, odiato, o addirittura, al suo posto, ucciso. (Freud 1920)

La scura immagine di Narciso, che gli sopravvive, che a lui si sostituisce.

Bibliografia

Baudrillard J. (1979) Della Seduzione. SE, Milano, 1979.

Bettini M., Pellizer E. (2003) Il mito di Narciso. Einaudi, Torino.

Denis P.(1997) Emprise et satisfaction. Les deux formants de la pulsion. Paris, Puf.

De Riedmatten H. (2014) Narcisse au miroir trouble. Du Caravage à Bill Viola. Revue Française de Psychanalyse, LXXVIII, 1, 16-31.

Freud S. (1915), Lutto e melanconia, OSF, 8.

Freud S. (1920) Psicogenesi di un caso di omosessualità femminile. OSF 9.

Munari F. (2010) Di Sirene, di Ninfe e di Narciso. Seduzione, conoscenza e identificazioni. Rivista di Psicoanalisi,  LVI, 4, 995-997

Munari F. (2015) Sexuel adolescent. Bullettin de la Société Psychanalytique de Paris, Mars-Avril 2015, PUF, Paris.

Ovidio, Le Metamorfosi, volume I, a cura di Enrico Oddone, Bompiani, 1988

Winnicott D.W.(1971) Gioco e realtà. Armando, Roma, 1974.