Frida Kahlo a Bologna: “La Collezione Gelman: Arte Messicana del XX secolo”, Palazzo Albergati, Bologna, 19 novembre 2016-26 marzo 2017

fridaL’arte di Frida Kahlo de Rivera è un nastro intorno a una bomba.
(André Breton)

Spirito ribelle, Frida Kahlo non amava essere definita “surrealista”, ma avrebbe apprezzato essere unita ai pittori della “rinascita messicana”, lei che amava dire di essere nata nel 1910- anziché nel 1907- non per ringiovanirsi di qualche anno, ma per incarnare più pienamente la rivoluzione messicana che le pulsava nelle vene.

A Palazzo Albergati a Bologna, dal 19 novembre 2016 al 26 marzo 2017 potremo ammirare “La Collezione Gelman:Arte Messicana del XX secolo” che riunisce opere di Frida Kahlo, Diego Rivera ma anche altri grandi artisti messicani, tra cui María Izquierdo, David Alfaro Siqueiros, Rufino Tamayo e Ángel Zárraga. La collezione nacque nel 1941 quando Jacques Gelman e Natasha Zahalkaha, emigrati dall’Est Europa, si incontrarono e si sposarono a Città del Messico: lui, produttore cinematografico, commissionò a Rivera il ritratto della moglie, che è tra i quadri esposti (Ritratto di Natasha Gelman).

Magdalena Carmen Frieda Kahlo Calderón nacque a Città del Messico, anch’ella figlia di un giovane tedesco immigrato in Messico,Guillermo Kahlo, fotografo e pittore, e della sua seconda moglie Matilde Calderón, messicanadi origine indigena michoacana. Durante gli studi all’Accademia conobbe Diego Rivera (simpatica la scena  del suo incontro con lui, che sottolinea il suo carattere irriverente, nel film biografico ‘Frida’) ed ebbe l’incidente che le provocò quel dolore da cui non guarì mai ed una immobilità che la portò a dedicarsi piu’ assiduamente alla pittura, come passatempo, fuga, sollievo ed elaborazione del proprio dolore, e di quelli a venire. Frida infatti affermò: “Io ho avuto due incidenti: quello con l’autobus e quando ho incontrato Diego che mi ha distrutto la vita”. Insieme a questa passione distruttiva e travolgente anche il dolore di due aborti ed il ricorso a numerosissimi interventi chirurgici. Ma anche altri amori, omosessuali ed eterosessuali tra cui la storia con Trotskij, cui univa anche la sua passione politica.

Di Frida Kahlo potremo ammirare diverse opere tra cui suoi autoritratti Autoritratto con collana (1933), Autoritratto seduta sul letto (1937), Autoritratto con scimmie (1943), Autoritratto come Tehuana (1943) ma anche L’abbraccio amorevole dell’universo, la terra (il Messico), Diego, io e il signor Xolotl (1949) e l’opera altamente simbolica La sposa che si spaventa vedendo la vita aperta (1943) e diventa ancora più viva la sua presenza attraverso i vestiti, i gioielli, gli oggetti quotidiani. Non facile, Frida. E ce ne si rende conto leggendo il suo diario e la sua corrispondenza, in cui si coglie il carattere tumultuoso e sensibile, ma anche una certa tendenza, probabilmente inconscia, alla manipolazione: verso gli amici cui spesso chiedeva un aiuto economico o verso i medici cui cercava di delegare scelte fondamentali della sua vita.

Insomma, una donna ribelle che forse non si sarebbe mai distesa sul nostro lettino, nè che forse avremmo ambito ad avere come paziente. Però guardando i suoi quadri, le sue fotografie, i suoi scritti, osservando tutte le persone che ancora è in grado di richiamare attraverso la sua arte, diventando mito (al punto da ispirare famosi stilisti) o icona di passione assoluta: che privilegio incredibile, sarebbe stato conoscerla.

Laura Ravaioli

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