I cortili sono nostri

Crovato Alvise-300x1991Milano – Rotonda della Besana – via Besana, 12 – dal 6 al 19 ottobre 2014

Da quest’anno il Comune di Milano dispone di due regolamenti che, di fatto, garantiscono il diritto al gioco dei bambini nei cortili condominiali.

La mostra di cui vi parlo, allestita nello splendido scenario della Rotonda della Besana, proprio a fianco del recente MUBA – Museo del Bambino, è parte di questo progetto. Apre una finestra sulla vita dei bambini in una grande città e rivela come giocare in modo libero e spontaneo, sotto casa, sia ancora una delle cose più appassionanti e importanti che un bambino possa fare.

Vi invito a visitarla nei pochi giorni di apertura. E cerco di incuriosire le persone interessate alla psicoanalisi con le parole che Leonello Bertolucci, un grande fotografo, ha scritto come presentazione e introduzione al lavoro di Alvise, Camilla, Federica, Giulia, Jessica, Micol, Stefania e Virginia, gli studenti dell’Istituto Italiano di Fotografia che hanno scattato le immagini.

“La fotografia è bambina, lo è per molte ragioni, ma non sempre ne è consapevole essendo, per l’appunto, bambina.
La fotografia è bambina perché il suo carburante è la curiosità. È bambina, poi, perché la fotografia è anche un grande gioco, e quando i bambini giocano, prendono il gioco molto seriamente. E che meraviglioso giocattolo è la macchina fotografica!
Anche per età è bambina la fotografia: nata ieri tra le forme espressive, ha meno di duecento anni. Come una bambina, a tratti è impertinente e dà del tu a tutti, a tratti è timida e si nasconde. La fotografia, che da grande sarà grande, da bambina è cocciuta e solo così non mollerà tra mille difficoltà.
La fotografia è bambina per mostrare agli adulti cose che gli adulti non vedono più. Dei bambini è la capacità di stupirsi, di meravigliarsi, di dire cose “scorrette”, di vedere l’invisibile, di sognare a occhi aperti e intuire anche a occhi chiusi. Come la fotografia.
Mettete una fotografia davanti agli occhi di un bambino e fatevi dire cosa vede: scoprirete mondi.
I nostri autori hanno avuto una bella fortuna, almeno per un po’: la possibilità di tornare bambini. Aggiusto il tiro: non la possibilità, ma la necessità. Per potersi permettere il lusso di fotografare i bambini facendolo nel modo giusto, occorre sintonizzarsi a tal punto sulle loro vibrazioni vitali da… diventare come loro, diventare loro.
Empatia che arriva a una forma di transfert, occhi di bambini al mirino.
La verifica è relativamente semplice: nelle fotografie che hanno saputo regalarci in questa immersione nei cortili milanesi “riconquistati”, non si percepisce alcun diaframma a separare fotografi e fotografati. In definitiva i fotografi, sotto il sole di quei cortili, in quella sete di acqua fresca e di vita, hanno ritrovato in qualche misura se stessi. Il fotografo, caratterialmente, è sempre qualcuno che cerca se stesso, e la fotografia è stata paragonata a una strana forma di seduta psicoanalitica.
C’è chi si cerca fotograficamente guardandosi dentro, chi guardando fuori verso gli altri; non a caso John Szarkowski (mitico direttore del dipartimento di fotografia del MoMA) parlò, in proposito, di fotografi-specchio e fotografi-finestra.
Il lavoro sui cortili qui presentato, in questo senso, fa forse qualcosa di raro: riunisce specchi e finestre.
La fotografia è bambina, ma per quanto tale resterà?”

Noi speriamo lo sia per sempre. E un po’ dipende da noi tutti.
Il gioco è dei bambini. Il diritto al gioco è un dovere dei grandi.