IPA Society of the Month: Società Psicoanalitica Italiana

IPA Society of the Month: Società Psicoanalitica Italiana

 

Every month IPA focuses on the history, highlights and activities of an IPA Society.

IPA Society of the Month:

Società Psicoanalitica Italiana

 

Italian version

Roberto Musella, Anna Migliozzi, Adriana Ramacciotti (Progetto editoriale)
Collaboratori: Sarantis Thanopulos (Presidente SPI), Rita Corsa, Franco De Masi, Alberto Luchetti, Paolo Chiari Giuseppe Riefolo
Traduzione: Maria Pina Colazzo, Full Member SPI

 

introduzione

(Autore di contributo: Thanopulos Sarantis, Presidente SPI)

 

La SPI (Società Psicoanalitica Italiana) si fonda su un pluralismo di voci e dialogo tra di loro. È una società di persone con orientamenti scientifici e culturali diversi, ma senza alcuna opposizione tra loro, uguale per quanto riguarda la libertà di espressione e la realizzazione dei loro progetti di ricerca teorica e clinica.

La SPI sa che la cultura della cura psicoanalitica è diffusa su un territorio che si estende oltre i suoi confini e mantiene un dialogo aperto, rispettoso delle differenze, con le associazioni coinvolte in questo ambito. Riconosce l’importanza di un’alleanza costruttiva, senza preclusioni ideologiche, di tutte le forze che operano nel campo della salute mentale pubblica. Per questo sta costruendo le basi per riunire tutte le parti coinvolte in questo campo verso un progetto comune di interpretazione e cura della sofferenza, capace di contrastare la pressione del modello biomedico che sta prendendo il sopravvento la psichiatria. Combinare il lavoro “quantitativo” che agisce sull’aspetto economico del dolore, con l’obiettivo di alleviarlo, con il lavoro “di qualità” che agisce nel favorire la sua elaborazione è l’obiettivo unificante verso il quale sta lavorando la SPI,

La SPI è sensibile a tutte le aree di sofferenza mentale che richiedono adattamenti del setting che possano estendere il raggio di applicazione del metodo psicoanalitico e dedica una parte significativa delle sue attività di ricerca clinica al lavoro con bambini, adolescenti, gruppi, coppie e famiglie . Difende il rigore della ricerca psicoanalitica, ritenendolo inscindibile dall’originalità dei contributi. Dialoga con la tradizione, patrimonio comune indispensabile di tutti gli psicoanalisti, nella creazione di nuove idee.

 

L’origine

(Collaboratore: Rita Corsa, SPI Traning Analyst e Full Member di SPI)

La Società Psicoanalitica Italiana (SPI) è stata fondata a Teramo il 7 giugno 1925 dallo psichiatra Marco Levi Bianchini, direttore del locale manicomio e tra i primi promotori della psicoanalisi in Italia.

Società IPA del mese: Società Psicoanalitica ItalianaMarco Levi Bianchini (Rovigo, 1875 – Nocera Inferiore, 1961) era uno psichiatra eccentrico che, come molti scienziati del suo tempo, era figlio dell ‘“epidemia” positivista di fin de siècle. Si è laureato con una tesi psichiatrica di orientamento lombrosiano e ha completato la sua formazione con Emil Kraepelin a Monaco. Allo stesso tempo, però, la sua fede illimitata nell’empirismo anatomico, fisico e chimico – che poi animava la classe medica – iniziò a vacillare, inducendolo a trascendere la dimensione rigidamente biologica e ad avventurarsi nel territorio inesplorato e rivoluzionario della psicoanalisi. Il dinamismo editoriale di Marco Levi Bianchini ha dato i suoi frutti nella creazione del periodico Archivio Generale di Neurologia e Psichiatria (1920). Nel 1921 la rivista si trasformò nell’Archivio Generale di Neurologia Psichiatria e Psicoanalisi, la prima rivista psicoanalitica in Italia. Dal 1926 al 1931 l’Archivio fu consacrato organo ufficiale del neonato movimento italiano.

Nel 1925 dodici medici presenziarono all’inaugurazione della SPI, la maggior parte dei quali psichiatri, tra cuiSocietà IPA del mese: Società Psicoanalitica Italiana 1 Edoardo Weiss, l’unico ad aver avuto un’analisi personale (con Paul Federn) e seguito direttamente da Freud e dal gruppo viennese. La notizia della fondazione della Società fu accolta favorevolmente da Freud. Edoardo Weiss (Trieste, 1889 – Chicago, 1970) è stato eletto presidente, mentre Levi Bianchini è stato nominato segretario. Dotato di poche risorse, situato in una regione periferica e composto da psichiatri con scarse conoscenze di psicoanalisi, la SPI ebbe un’esistenza piuttosto laboriosa e non ebbe un impatto incisivo sulla cultura del tempo.

Sospesa l’attività nel maggio 1928, la Società si riunì e si trasferì da Teramo a Roma il 1 ° ottobre 1931 a casa di Weiss. In questa occasione sono state accolte le richieste di adesione di Sante de Sanctis (Presidente Onorario), Giovanni Dalma, Marco Levi Bianchini (Presidente Onorario), Ferruccio Banissoni, Nicola Perrotti (Vice Presidente), Emilio Servadio, Cesare Musatti, Ettore Rieti (Tesoriere) , Edoardo Weiss (Presidente) e Vanda Weiss, la prima donna ad essere membro della SPI

La nuova costituzione, approvata nel 1931, richiedeva ai potenziali membri di intraprendere un’analisi di formazione con uno psicoanalista esperto e di redigere un rapporto tecnico che dimostrasse la loro conoscenza dei principi psicoanalitici. Dal 1932 al 1938, anno dello scioglimento prebellico, la SPI ebbe come Presidente Edoardo Weiss, il Vice Presidente Nicola Perrotti e il Tesoriere Ettore Rieti.
Nel 1932, con la riorganizzazione della Società Psicoanalitica di Roma, fu creata la Rivista Italiana di Psicoanalisi, e questa rivista fu adottata come organo specifico del movimento. La moglie di Edoardo, Vanda Shrenger Weiss (Pakrac, 1892 – Berkeley, 1962) – medico, pediatra e psicoanalista – ha svolto un ruolo cruciale nella ricostruzione romana della Società Psicoanalitica Italiana, essendo anche membro fondatore della Rivista Italiana di Psicoanalisi.

Nel 1936, durante il Congresso Internazionale di Marienbad, la Società Psicoanalitica Italiana fu ufficialmente riconosciuta e accettata dall’IPA
Edoardo Weiss è stato il più importante psicoanalista di questa prima stagione della SPI Inizialmente si è dedicato alla diffusione della psicoanalisi, sia pubblicando vari articoli in riviste psicoanalitiche tedesche, inglesi e italiane, sia traducendo diverse opere freudiane in italiano. I suoi scritti teorici più innovativi riguardavano l’agorafobia, la fobia sociale, le malattie psicosomatiche, i disturbi dell’Io in gravi malattie mentali sulla scia della Psicologia dell’Io.

Negli anni Trenta, la SPI cercò di resistere alla crescente opposizione della Chiesa cattolica – che accusava la psicoanalisi di “immoralità” e “pornografia” – e del regime fascista, ostile alla sua diffusione come dottrina sviluppata in un paese straniero. Paese, sostenuto da scienziati di origine ebraica e politicamente orientato a sinistra. Già nel 1934 la Rivista Italiana di Psicoanalisi fu costretta a chiudere perché non rinnovata la licenza di pubblicazione. Nel 1938 la stessa SPI fu liquidata, con la giustificazione ufficiale che era affiliata all’IPA, sospettata di intraprendere attività politiche clandestine.
Con la promulgazione delle leggi razziali nel 1938, il gruppo italiano si è disperso, cercando rifugio all’estero. L’anno successivo, Vanda ed Edoardo Weiss, insieme ai loro due figli, emigrarono definitivamente negli Stati Uniti d’America.

Dalla seconda guerra mondiale agli anni ’70

[Collaboratrice Anna Migliozzi, Full Member SPI: Ringrazio P. Chiari e Giuseppe Riefolo per il Capitolo II, Dal dopoguerra agli anni 70, La Società Psicoanalitica Italiana, F. Castriota, Mimesis, 2020, Milano, per il permesso di utilizzo il loro testo nell’elaborazione e costruzione di questa sezione.]

 

Poco prima della fine della seconda guerra mondiale, nel 1944, J. Flescher, un medico e rifugiato polacco dellaSocietà IPA del mese: Società Psicoanalitica Italiana 2 Galizia residente a Roma, pubblicò il libro Psychoanalysis of Instinctual Life, il primo libro di psicoanalisi del dopoguerra. Divenne uno studente di Weiss nel 1945. Poi, nel 1946, Emilio Servadio tornò dall’India. Di conseguenza, in aprile1947, la Società Psicoanalitica Italiana (SPI) viene riformata, con Nicola Perrotti come presidente, e la Rivista di Psicoanalisi (1945), diretta da Flescher, diventa la sua pubblicazione ufficiale. Già nel 1946, pochi mesi dopo il ritorno di Servadio dall’India, si era tenuto a Roma il primo Congresso, alla presenza, tra gli altri, di Perrotti, Servadio, Modigliani, Tomasi di Palma e Flescher (Reichmann, 1997). Tuttavia, nel 1947, Flescher si trasferì negli Stati Uniti e così la Rivista ebbe vita breve, durando solo due anni.
Società IPA del mese: Società Psicoanalitica Italiana 3Successivamente Perrotti (1948) promuove la creazione di Psiche, “Rivista di psicoanalisi e scienze umane”, con l’obiettivo di applicare la psicoanalisi ai grandi temi sociali del periodo. Tuttavia, la rivista è stata pubblicata solo fino al 1951.

Vale la pena ricordare che Perrotti, oltre a diventare Presidente della SPI (1947-1951), ebbe successo alle elezioni politiche della neonata Repubblica Italiana nel 1948. Così il primo Presidente della SPI fu anche membro del parlamento.

Nel 1949 Cesare Musatti pubblica il Trattato di psicoanalisi e l’anno successivo, 1950, siSocietà IPA del mese: Società Psicoanalitica Italiana 4 tiene il Secondo Congresso Nazionale della SPI sul tema dell’Aggressività.

Fu però solo nel 1976 che si tenne a Venezia il terzo Congresso, a seguito di profondi conflitti tra le filiali di Roma e Milano.
Dal 1951 il nuovo Presidente della SPI fu Musatti e dal 1955 la Rivista di Psicoanalisi venne nuovamente pubblicata come organo ufficiale della SPI, di carattere scientifico.

Gli anni dal 1950 al 1970 furono un periodo di apparente sospensione durante il quale la SPI dovette fare i conti con questioni sociali, politiche e culturali e conflitti interni, da cui emerse come organizzazione più strutturata.

Il periodo si è concluso con l’approvazione dello “statuto Corrao” (1975), riforma che ha sancito l’istituzione di regolamenti comuni.

Già nel 1955, la fondazione della Rivista di Psicoanalisi aveva rivelato un disaccordo più importante, quello della formazione di nuovi psicoanalisti. Servadio credeva che la Società dovesse crescere lentamente, sottoponendo i suoi alunni e giovani membri a severi test delle loro capacità e comprensione teorica; Musatti, invece, pur riconoscendo che nemmeno i fondatori si erano sottoposti a un simile processo e ritenendo necessaria la formazione, pensava che i membri più giovani potessero iniziare a curare i pazienti, e alcuni dei suoi allievi stavano già lavorando in autonomia, sotto la sua supervisione.

Il conflitto sulla formazione divampò durante il Congresso Internazionale di Edimburgo nel 1961, quando il Consiglio dell’International Psychoanalytic Association (IPA) decise di porre la SPI sotto il controllo di una Commissione speciale a causa del grave disordine in cui la Società Italiana era caduta. La riforma, emanata nel 1961 per intervento diretto dell’IPA, non era ancora in grado di risolvere i problemi di potere all’interno della SPI, soprattutto a causa delle differenze di formazione che “rendevano non standardizzati i criteri per la formazione degli analisti nella Società. Inoltre, gli interessi delle singole istituzioni non coincidevano sempre con quelli della Compagnia nel suo insieme ”(Gaddini, 1971, 260).

Il 6 maggio 1968, per la celebrazione dell’IPA, la SPI era rappresentata dal presidente Musatti, dal suo predecessore Perrotti e da Servadio. Presenti anche Egon Molinari, Scarizza, Adda Corti e Lyda Zaccaria Gairinger. In quel periodo (1970) l’Italia iniziò a richiedere cure psicoanalitiche, anche per patologie non nevrotiche, portando ad un rinnovamento della teoria e della tecnica. Incontri con società straniere, come quelle francesi e britanniche, hanno aiutato questo rinnovamento.

Nonostante il boom delle richieste di trattamento analitico, il numero di analisti SPI è rimasto sostanzialmente lo stesso. Ciò era in gran parte dovuto alla posizione difensiva adattata da un’istituzione che era ancora agli inizi e culturalmente esterna – se non addirittura opposta – al mainstream ufficiale.

Lentamente, tuttavia, la psicoanalisi prese piede nel grande pubblico e nel mondo culturale. Nel 1968 esce il film Diario di una schizofrenica, diretto da Nelo Risi, con Franco Fornari come consulente, adattato dal libro dello psicoanalista ginevrino M. Sechehaye (1950), pubblicato in Italia con un’introduzione di Musatti. La Riforma Basaglia per la salute mentale ha anche consentito alla psicoanalisi di ottenere un maggior favore in ambito culturale e politico. Anche la Chiesa ha accettato la validità della psicoanalisi (1970, anche se ufficialmente nel 1975) e ha accettato di sostenere la compatibilità, se non la completa convergenza, della psicoanalisi con la religione cattolica. L’apertura della Chiesa cattolica alla psicoanalisi è avvenuta contemporaneamente a movimenti diffusi in tutta Europa, dove la psicoanalisi ha gradualmente acquisito diritti a pieno titolo all’interno della cultura cattolica (Cimino, Foschi, 2018). Padre Gemelli e Musatti, uno a Milano e l’altro a Padova, promossero l’introduzione della Psicologia nelle università, portando all’istituzione delle cattedre di Psicologia nelle scuole di Medicina, poi l’arrivo (1971) delle prime due facoltà di Psicologia in Italia, con inaugurazioni a Roma e Padova. All’interno di questi movimenti, la psicoanalisi in Italia, e la SPI in particolare, erano un riferimento per la psichiatria. con inaugurazioni a Roma e Padova. All’interno di questi movimenti, la psicoanalisi in Italia, e la SPI in particolare, erano un riferimento per la psichiatria. con inaugurazioni a Roma e Padova. All’interno di questi movimenti, la psicoanalisi in Italia, e la SPI in particolare, erano un riferimento per la psichiatria.

Se è vero che non ci sono stati Congressi Nazionali, ci sono stati, tuttavia, gli “Incontri Scientifici” a Roma ed eventi internazionali, come il XXV Congresso degli psicoanalisti della lingua romancia (Milano, 1964), i cui atti sono stati regolarmente pubblicati sulla Rivista di Psicoanalisi, segno di un movimento in crescita.
L’incontro scientifico del 1965 e il Convegno del 1968 in onore di Edoardo Weiss per il 50 ° anniversario della liberazione di Trieste furono indicativi del passaggio generazionale dai pionieri ai nuovi coscritti, nonché delle incursioni compiute nelle discipline umanistiche, nella cultura letteraria e nel cinema . Era presente Michel David e tra i relatori Sergio Bordi, Carlo Traversa, Eugenio Gaddini, Novelletto, Francesco Corrao e Franco Fornari, oltre a Tagliacozzo, Sigurtà e Bellanova.

Per il Congresso SPI di Venezia del 1976 i membri erano 108, di cui 43 ordinari e oltre 100 candidati. In quegli anni, “le richieste alle istituzioni per l’ammissione come candidati in formazione superavano di gran lunga i possibili collocamenti all’interno delle istituzioni stesse” (Gaddini, 1971, 262). La SPI accettava fino al 20% di non medici. Passo dopo passo, è emerso “il chiaro sviluppo graduale di un processo di integrazione e un movimento contemporaneo verso un’identità unitaria della Compagnia, in contrasto con la situazione segmentata e l’identità frammentata originaria” (Gaddini, 1980, 463). Nel 1982 c’erano 85 membri ordinari e 125 associati e 204 candidati. Un quarto non erano medici, mentre 148 erano donne e 266 uomini: “nell’ultimo decennio i membri sono raddoppiati” (Bellanova, 1982, 110). Nel 1988 c’erano 225 membri e 233 candidati.

La riforma di Corrao, presidente dal 1969 al 1974, ha definito la nuova organizzazione in linea con le regole IPA. Il nuovo statuto fu approvato il 3 febbraio 1974 da un consiglio composto da Fornari, Gaddini, Tagliacozzo, Bellanova e Carloni.

Questo statuto approvava la distinzione tra i poteri per la formazione dei nuovi analisti, che veniva mantenuto dalle Istituzioni, e il movimento culturale, che veniva concesso ai nuovi Centri. Questa mossa, apparentemente ispirata da motivazioni di “potere”, garantiva la continuità dell’esistenza del gruppo ed era separata dai poteri dell’associazione. Con la creazione dei Centri, la SPI in Italia ha ottenuto un netto incremento sia a livello di visibilità culturale che per quanto riguarda le nuove adesioni. Inoltre, la creazione di questi Centri, autonomi dalle Istituzioni, ha fornito i mezzi per superare gli ostacoli geografici e rinvigorire la vita scientifica della Società, favorendo la costituzione di gruppi di ricerca locali, occasioni fisiche di incontri regolari, scambio di idee e confronto aperto .
I conflitti in Italia hanno sempre riguardato il potere interno nella formazione di nuovi analisti in relazione alle figure carismatiche dei fondatori. Ad esempio, nel 1992, un gruppo di analisti in Italia, che aveva un buon rapporto con Joseph Sandler, allora presidente dell’IPA, anche con il supporto di Servadio, costituì una seconda società affiliata all’IPA, AIPsi. Anche in questo caso motivazioni di natura etica si sono intrecciate a motivazioni di potere sulla nomina dei docenti, e quindi alla possibilità di nuove regole per l’organizzazione e la conduzione della formazione psicoanalitica.

Un aspetto particolare della SPI è che ha sempre mantenuto, anche se con alterne fortune, un rapporto con la Psichiatria. Nel 1976, l’interesse specifico della psicoanalisi per i problemi sociali e le istituzioni psichiatriche ha avviato un dialogo che è stato presentato al Congresso del 1976, dal titolo “La realtà psichica, il mondo interno e il mondo esterno”. Da quel momento la psicoanalisi italiana orienterà le sue preoccupazioni teoriche verso un confronto culturale con il mondo psicoanalitico internazionale sospendendo il dialogo con le istituzioni psichiatriche sviluppatosi negli anni precedenti. I movimenti di protesta, comprendenti anche giovani analisti, che hanno portato all’espulsione di alcuni di loro, hanno portato la psicoanalisi a rimanere sostanzialmente al di fuori della sfera istituzionale pubblica e sociale. Alcuni di questi analisti si sono trovati esclusi dal movimento psicoanalitico, mentre altri hanno proseguito il loro obiettivo di un maggiore coinvolgimento sociale della SPI, ma in gran parte a livello personale senza riuscire nemmeno minimamente a coinvolgere le istituzioni. Novelletto (1989) ha riconosciuto che si era addirittura venuta meno la spinta iniziale al riconoscimento della specificità che animava le proteste del ’69: “nei vent’anni trascorsi da allora, l’Italia ha continuato ad essere meta di studi scientifici e insegnando all’importazione di psicoanalisti dalle scuole britanniche, francesi e americane ”.

Gli anni ’80

(Autore di contributo: De Masi F, Full Member of SPI)

Gli anni Ottanta sono il periodo in cui la SPI perde il suo rapporto esclusivo con la psicoanalisi francofona ed entra in contatto con la pratica clinica e le teorie analitiche sviluppate in Gran Bretagna dal gruppo kleiniano. C’erano due ragioni per questo cambiamento. La prima è che in quegli anni il gruppo kleiniano aveva prodotto e ha continuato a produrre un notevole sviluppo nella pratica clinica e nelle teorie analitiche. Gli autori più prolifici furono Hanna Segal, Herbert Rosenfeld, Wilfred Bion, Donald Meltzer, Eric Brenman, Betty Joseph e altri. La seconda ragione era che si trattava di un periodo di grande ricambio generazionale, quindi un gran numero di giovani analisti si erano iscritti alla SPI ed erano assetati di conoscenza della pratica clinica.

In quel periodo la Società Italiana, pur annoverando tra i suoi numeri grandi menti intellettuali, soffriva di una debolezza intrinseca nella pratica clinica. I nostri pionieri, come Musatti, Perrotti e Servadio, furono figure intellettuali di alto livello, coinvolte nel rinnovamento culturale del dopoguerra. Consideravano la psicoanalisi una disciplina destinata ad arricchire il patrimonio culturale italiano, così impoverito dalla lunga chiusura provinciale fascista.

Eppure la psicoanalisi italiana era praticamente assente a livello internazionale. Non era, o nel migliore dei casi solo marginalmente, presente ai congressi internazionali, non solo per ragioni linguistiche, ma soprattutto perché mancava di genuina conoscenza clinica.

Tutto è iniziato in modo naturale. Brenman è stato invitato al Milan, poi la scelta è stata allargata a Rosenfeld, Meltzer, Harris e Pick. Betty Joseph veniva regolarmente invitata a Torino, mentre Hanna Segal veniva a Roma. Lo stesso Bion tenne un importante seminario a Roma.

È andata così, creando un gruppo di colleghi in contatto tra loro, una rete che attraversa tutti i centri più importanti; i milanesi venivano a Roma e colleghi romani o fiorentini si recavano a Milano quando necessario per partecipare a seminari con colleghi britannici. Questo periodo di apprendimento e dialogo ha posto le basi per la crescita creativa individuale e collettiva della psicoanalisi italiana.

Il risultato fu che, mentre per anni il pensiero psicoanalitico era stato importato dall’estero, ora era la psicoanalisi italiana a esportare idee e metodi di lavoro con i pazienti. Non c’è dubbio che l’incontro con la psicoanalisi kleiniana britannica sia stato importante ed educativo per molti.

 

La Rivista di Psicoanalisi (Journal of Psychoanalysis)

Collaboratore: Luchetti A., Training Analyst e Full Member SPI )

 

Società IPA del mese: Società Psicoanalitica Italiana 5La Rivista di Psicoanalisi è la pubblicazione trimestrale della SPI, affiliato all’IPA.

Nel 1932 Edoardo Weiss, psicoanalista triestino, fondò e curò a Roma la Rivista Italiana di Psicoanalisi, la «pubblicazione ufficiale bimestrale della Società Psicoanalitica Italiana», creata nel 1925. La rivista ebbe vita breve, essendo chiusa due anni in seguito dalle autoritàSocietà IPA del mese: Società Psicoanalitica Italiana 6 fasciste su pressione della gerarchia ecclesiastica, dopo quattordici numeri (gli ultimi due dei quali non potevano nemmeno essere distribuiti).

Nel 1954, otto anni dopo la ricostituzione della SPI nel secondo dopoguerra, fu fondata a Milano la Rivista di Psicoanalisi, e l’anno successivo iniziò ad essere pubblicata ogni quattro mesi sotto la direzione di Cesare L. Musatti, che aveva promosso il revival, dal 1955 al 1971.

Società IPA del mese: Società Psicoanalitica Italiana 7I co-curatori furono Nicola Perrotti, Emilio Servadio (sostituito nel 1962 da Pietro Veltri) e Alessandra Tomasi di Palma, con studio a Milano, prima presso l’Istituto di Psicologia dell’Università degli Studi di Milano (il cui direttore era Musatti), poi all’Istituto di Psicoanalisi di Milano. Inizialmente caratterizzato da una copertina celeste, nel 1965 è cambiato in giallo per i successivi quasi trent’anni.

Dal 1971, dopo questa fase “pionieristica”, è iniziata una nuova fase “istituzionale”, nella quale è stata curata dai presidenti SPI, a partire da Francesco Corrao (1972-1973) con la partecipazione di tutto il consiglio, coadiuvato da una redazione Comitato. Con Franco Fornari (1974-1978) la sede viene trasferita a Roma e la pubblicazione viene affidata alla casa editrice Il Pensiero Scientifico (Roma). Nel 1981, sotto Eugenio Gaddini (1978-1982), la rivista passa da quadrimestrale a trimestrale, la sede viene spostata a Roma e la pubblicazione viene affidata alla casa editrice Il Pensiero Scientifico. Come redattori seguirono Glauco Carloni (1982-1986) e Giovanni Hautmann (1987-1990), sotto i quali dal 1988 fu pubblicato in un’edizione bilingue, italiano-inglese, che proseguì con Roberto Tagliacozzo (1990-1992),

Nel 1993, sotto la guida di Giuseppe Di Chiara (1993-1994) e poi di Antonio Alberto Semi (1994-1996), inizia la cosiddetta “fase di autonomia direzionale e scientifica”, segnata da una nuova copertina rosso scuro, un nuovo editoriale team scelto dall’editore, ancora una volta a Roma, e un rigoroso metodo di valutazione degli articoli tramite peer review. Il nuovo Statuto della SPI, infatti, ha creato il ruolo di Redattore della Rivista di Psicoanalisi, separato da quello di Presidente della Società, ed eletto dall’Assemblea dei Soci e dal Consiglio della SPI. Pur essendo ancora la pubblicazione ufficiale della Società, la rivista ha acquisito una completa autonomia editoriale, che è continuata fino ai giorni nostri. Gli editori successivi sono stati Pier Luigi Rossi (1997-2002), Agostino Racalbuto (2003-2005), Patrizio Campanile (2005-2009), Alberto Luchetti (2009-2013), Giuseppe Civitarese (2013-2017) e Paola Marion (2017-2021). L’attuale direttore è Alfredo Lombardozzi.

Psiche

 

Società IPA del mese: Società Psicoanalitica Italiana 8Psiche è una rivista SPI entrata a far parte del dibattito culturale contemporaneo attraverso le voci di psicoanalisti e accademici di varie discipline. Fondata da Nicola Perrotti nel 1948, si è distinta sin dall’inizio per l’attenzione agli aspetti psicologici della vita sociale, affermandosi come prezioso strumento di analisi dell’epoca presente e delle sue trasformazioni. Rivolto ad un vasto pubblico di lettori colti, attento a studenti universitari, psicologi e clinici in formazione e aperto al dialogo interdisciplinare, dispone di un Comitato Scientifico e di una redazione mista: psicoanalisti, scienziati, antropologi, filosofi, storici e letterati. Pubblicando due monografie all’anno, è attualmente curato da Stefania Nicasi.

 

     La SPI e i suoi centri

 

La SPI fa parte dell’IPA e della Federazione europea di psicoanalisi (EFP).

Gli psicoanalisti SPI sono chirurghi, psichiatri, neuropsichiatri infantili, psicologi e psicoterapeuti. Ha anche una scuola di formazione, l’Istituto Nazionale di Formazione. Si occupa della formazione degli analisti in analisi personali, con un corso teorico-clinico quadriennale e la supervisione di casi clinici con un riconosciuto analista esperto. Durante tutto il corso della loro vita professionale, gli analisti SPI seguono poi una continua attività di dibattito clinico e teorico, garantendo il progresso della loro capacità analitica.

La SPI conta attualmente 947 membri e 282 candidati ed è distribuito su 13 Centri di Psicoanalisi a Bologna, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Padova, Rimini, Roma (2 Centri), Palermo, Pavia e Torino. Ogni Centro dispone di un servizio di consulenza. La consultazione è un momento importante di contatto con le proprie difficoltà, che vengono condivise con uno psicoanalista in uno o più incontri.

Questi Centri hanno molteplici finalità: soprattutto, offrire alle persone svantaggiate l’opportunità di un accesso a basso costo alla psicoanalisi o alla psicoterapia orientata alla psicoanalisi; favorire e diffondere la consapevolezza dell’approccio psicoanalitico in un contesto sociale molto ampio; consentire a membri e candidati, qualora lo desiderino, di svolgere attività clinica nei centri; promuovere la ricerca clinica a vari livelli; favorire il lavoro, lo scambio e lo studio, grazie al contesto del lavoro di gruppo.
I Centri sono a disposizione di adulti di ogni età, bambini, adolescenti, genitori, coppie e famiglie che soffrono di ansia mentale. Sono aperti anche a medici, psicologi, educatori, insegnanti, pediatri, infermieri e consulenti di orientamento con specifiche difficoltà professionali.

 

Servizio di ascolto psicoanalitico nell’emergenza coronavirus

 

La SPI ha messo a disposizione 400 psicoanalisti – medici e psicologi – che hanno finora risposto a circa 1.300 richieste per un totale di quasi 4.000 interazioni. Anche questo servizio fa parte di una più ampia iniziativa coordinata dal Ministero della Salute insieme ad altre associazioni di psicoterapia, che affronta l’emergenza psicologica attraverso interazioni di primo e secondo livello, coordinate dal Ministero a livello nazionale. Il servizio è stato coadiuvato da un’ampia rete informatica (Spiweb e social media) e da pubblicazioni (libri, articoli).

 

Il gruppo PER (psicoanalisti europei per i rifugiati)

Il PER nasce nei primi mesi del 2016 quando, all’interno della SPI, in collaborazione con il più ampio Gruppo di lavoro europeo della Federazione Europea di Psicoanalisi, si propone di creare forme di assistenza clinica e formazione psicoanalitica per offrire supporto nella peggioramento dell’emergenza rifugiati europei, con l’intento di sviluppare una coscienza comune in contrasto con la “zona grigia dell’indifferenza” (Primo Levi, “I sommersi e i salvati”).

 

Geografie della psicoanalisi

Il progetto lavora per promuovere lo studio e la ricerca legati allo sviluppo e alla “contaminazione” della psicoanalisi che sta vivendo ed evolvendosi al di fuori degli attuali confini di dove è dispersa.

 

Il gruppo di psicoanalisi e giustizia

Il contributo della psicoanalisi nel variegato e complesso campo giuridico, attraverso l’esperienza e la competenza dei colleghi SPI, parte della neonata commissione Psicoanalisi e Giustizia.

 

La SPI collabora con varie istituzioni, reti museali, gallerie d’arte moderna, centri culturali e festival cinematografici. 

Società IPA del mese: Società Psicoanalitica Italiana 9

 

Statement on Democracy (APSA) 2021 4

English  version

 

 

Italian Psychoanalytical Society 

 

Roberto Musella, Anna Migliozzi, Adriana Ramacciotti (Editorial Project)
Authors: Sarantis Thanopulos (President of SPI), Rita Corsa, Franco De Masi, Alberto Luchetti, Paolo Chiari Giuseppe Riefolo
Translation: Maria Pina Colazzo, Full Member SPI

 

Introduction

(Author: Thanopulos Sarantis, President of SPI)

 

The SPI (Italian Psychoanalytical Society) is founded on a pluralism of voices and dialogue among them. It is a society of people with different scientific and cultural orientations, but without any opposition among them, equal as regards freedom of expression and the accomplishment of their theoretical and clinical research projects.

The SPI knows that the culture of psychoanalytic treatment is spread over an area which extends beyond its borders and it maintains open dialogue, respectful of differences, with the associations involved in this area. It recognises the importance of a constructive alliance, without ideological preclusions, of all the forces operating in the field of public mental health. This is why it is constructing the foundations to bring together all the parties involved in this field towards a common project of interpretation and treatment of suffering, capable of opposing the pressure of the bio-medical model which is taking over psychiatry. Combining “quantitative” work which acts on the economic aspect of pain, with the aim of relieving it, with “quality” work which acts in furthering its elaboration is the unifying goal towards which the SPI is working, fully aware of the fact that turning the legitimate conflict between different scientific points of view into unyielding opposition is damaging to those who are suffering.

The SPI is sensitive to all the areas of mental suffering that require adaptations of setting which can extend the reach of the application of the psychoanalytic method and dedicates a significant part of its clinical research activities to working with children, teenagers, groups, couples and families. It defends the rigour of psychoanalytic research, considering it inseparable from the originality of the contributions. It converses with tradition, the common indispensible heritage of all psychoanalysts, in creating new ideas.

The origin

(Author: Rita Corsa, SPI Traning Analyst and Full Member of SPI)

The Italian Psychoanalytical Society (S.P.I.) was founded at Teramo on 7 June 1925 by the psychiatrist Marco Levi Bianchini, director of the local mental hospital and among the first promoters of psychoanalysis in Italy.

Marco Levi Bianchini (Rovigo, 1875 – Nocera Inferiore, 1961) was an eccentric psychiatrist who, like many scientists of his time, was a child of the fin de siècle positivist “epidemic”. He graduated with a psychiatric thesis that was Lombrosian in orientation and completed his training with Emil Kraepelin at Munich. At the same time, however, his unlimited faith in anatomical, physical and chemical empiricism – which then animated the medical class – began to falter, inducing him to transcend the rigidly biological dimension and to venture into the unexplored and revolutionary territory of psychoanalysis.  The editorial dynamism of Marco Levi Bianchini bore fruit in the creation of the periodical Archivio Generale di Neurologia e Psichiatria (1920) (General Archive of Neurology and Psychiatry). In 1921 the journal changed into the Archivio Generale di Neurologia Psichiatria e Psicoanalisi (General Archive of Neurology, Psychiatry and Psychoanalysis), the first psychoanalytical review in Italy. From 1926 to 1931 the Archivio was consecrated as the official organ of the newborn Italian movement.

In 1925 twelve doctors attended the inauguration of S.P.I., most of them psychiatrists, among them Edoardo Weiss, the only one to have had a personal analysis (with Paul Federn) and been taught directly by Freud and the Viennese group. News of the Society’s foundation was greeted favourably by Freud. Edoardo Weiss (Trieste, 1889 – Chicago, 1970) was elected President, while Levi Bianchini was appointed Secretary. Endowed with few resources, located in a peripheral region, and composed of psychiatrists with little knowledge of psychoanalysis, the S.P.I. had a rather laboured existence and did not make an incisive impact on the culture of the time.

Having suspended its activities in May 1928, the Society reassembled and relocated from Teramo to Rome on 1 October 1931 at Weiss’s house. On this occasion, requests for membership were accepted from Sante de Sanctis (Honorary President), Giovanni Dalma, Marco Levi Bianchini (Honorary President), Ferruccio Banissoni, Nicola Perrotti (Vice President), Emilio Servadio, Cesare Musatti, Ettore Rieti (Treasurer), Edoardo Weiss (President) and Vanda Weiss, the first woman to be a member of the S.P.I.

The new constitution, approved in 1931, required prospective members to undertake a training analysis with an experienced psychoanalyst and to draft a technical report which would demonstrate their knowledge of psychoanalytic principles. From 1932 to 1938, the year of its pre-war dissolution, the S.P.I. had Edoardo Weiss as President, Vice President Nicola Perrotti and Treasurer Ettore Rieti.
In 1932, with the reorganisation of the Psychoanalytic Society in Rome, was created the Rivista Italiana di Psicoanalisi [Italian Journal of Psychoanalysis], and this journal was adopted as the specific organ of the movement. Edoardo’s wife, Vanda Shrenger Weiss (Pakrac, 1892 – Berkeley, 1962) – doctor, paediatrician and psychoanalyst – played a crucial part in the Roman reconstruction of the Italian Psychoanalytical Society, whilst also being a founding member of the Rivista Italiana di Psicoanalisi.

In 1936, during the International Congress of Marienbad, the Italian Psychoanalytical Society was officiacially recognized and accepted by I.P.A.
Edoardo Weiss was the most important psychoanalyst of this first season of the S.P.I. Initially he was devoted to the spread of psychoanalysis, both publishing various papers in German, English and Italian Psychoanalytical journals, and translating several Freudian works into Italian. His most innovative theoretical writings concerned with agoraphobia, social phobia, psychosomatic deseases, Ego disorders in serious mental illnesses in the wake of Ego Psychology.

In the Thirties, the S.P.I. tried to stand firm against a growing opposition from the Catholic Church – which accused psychoanalysis of “immorality” and “pornography” – and from the Fascist regime, which was hostile to its diffusion as a doctrine developed in a foreign country, upheld by scientists of Jewish origin, and politically oriented towards the left. As early as 1934, the Rivista Italiana di Psicoanalisi was obliged to shut down because its publishing licence was not renewed. In 1938 the S.P.I. itself was wound up, with the official justification that it was affiliated to the I.P.A., which was suspected of undertaking clandestine political activities.
With the promulgation of the racial laws in 1938, the Italian group dispersed, seeking refuge abroad. The next year, Vanda and Edoardo Weiss, together with their two sons, emigrated permanently to the United States of America.

From the Second World War to the ’70s

[Author Anna Migliozzi, Full Member SPI: I wish to thank P. Chiari e Giuseppe Riefolo for the Chapter II, Dal dopoguerra agli anni 70, La Società Psicoanalitica Italiana, F. Castriota, Mimesis, 2020, Milano, for their permission in using their text in the elaboration and construction of this section.]

 

Shortly before the end of the Second World War, in 1944, J. Flescher, a Polish doctor and refugee from Galizia living in Rome, published the book Psychoanalysis of Instinctual Life, the first post-war book of psychoanalysis. He became a student of Weiss in 1945. Then, in 1946, Emilio Servadio returned from India. Consequently, in April 1947, the Società Psicoanalitica Italiana (SPI) was re-formed, with Nicola Perrotti as President, and the Rivista di Psicoanalisi (Journal of Psychoanalysis) (1945), directed by Flescher, became its official publication. Already in 1946, a few months after Servadio’s return from India, the first Congress had been held in Rome, with, among others, Perrotti, Servadio, Modigliani, Tomasi di Palma, and Flescher attending (Reichmann, 1997). However, in 1947, Flescher moved to the United States and so the Rivista was short-lived, lasting only two years. Subsequently, Perrotti (1948) promoted the creation of Psiche, “Journal of Psychoanalysis and Human Sciences”, with the aim of applying psychoanalysis to the great social themes of the period. However, the journal was only published until 1951.

It is worth remembering that Perrotti, as well as becoming President of the SPI (1947-1951), was successful in the political elections of the newly-formed Republic of Italy in 1948. Thus the first President of the SPI was also a member of parliament.

In 1949, Cesare Musatti published the Trattato di psicoanalisi (Treatise on Psychoanalysis) and the following year, 1950, the Second National Congress of the SPI was held on the theme of Aggression.

It was, however, not until 1976 that the third Congress was held in Venice, following deep conflicts between the branches in Rome and Milan.
From 1951, the new President of the SPI was Musatti and from 1955, the Rivista di Psicoanalisi was once more published as the official organ of the SPI, of a scientific nature.

The years from 1950 to 1970 were a period of apparent suspension during which the SPI had to come to terms with social, political and cultural issues and internal conflict, from which it emerged as a more structured organisation.

The period concluded with the approval of the “statuto Corrao” (1975), a reform which ratified the establishment of common regulations.

Already by 1955, the foundation of the Rivista di Psicoanalisi had revealed a more important disagreement, that of training new psychoanalysts. Servadio believed that the Society should grow slowly, subjecting its pupils and young members to stringent tests of their abilities and theoretical understanding; Musatti, by contrast, while recognising that not even the founders had undergone such a process and considering training to be necessary, thought that the younger members could begin to treat patients, and some of his pupils were already working autonomously, under his supervision.

The conflict over training flared up during the Edinburgh International Congress in 1961, when the Board of the International Psychoanalytic Association (IPA) decided to place the SPI under the control of a special Commission as a result of the serious disarray into which the Italian Society had fallen. Enacted in 1961 under the direct intervention of the IPA, the reform was still unable to resolve the problems of power within the SPI, due above all to the differences regarding training which “made the criteria for training analysts in the Society non-standardised. Furthermore, the interests of the individual institutions did not always coincide with those of the Society as a whole” (Gaddini, 1971, 260).

On the 6th of May 1968, for the IPA celebration, the SPI was represented by the president, Musatti, his predecessor, Perrotti, and Servadio. Also present were Egon Molinari, Scarizza, Adda Corti and Lyda Zaccaria Gairinger. At that time (1970), Italy began to request psychoanalytic treatment, also for non-neurotic pathologies, leading to a renewal of theory and technique. Meetings with foreign Societies, such as those from France and Great Britain, helped this renewal.

Despite the boom in requests for analytical treatment, the number of SPI analysts remained substantially the same. This was largely due to the defensive position adapted by an institution that was still in its infancy and culturally external to – if not actually opposed by – the official mainstream.

Slowly, however, psychoanalysis caught on with the public at large and the cultural world. The film Diary of a Schizophrenic Girl came out in 1968, directed by Nelo Risi, with Franco Fornari as consultant, adapted from the book by the Genevan psychoanalyst M. Sechehaye (1950), published in Italy with an introduction by Musatti. The Basaglia Reform for Mental Health also allowed psychoanalysis to gain greater favour in cultural and political spheres. Even the Church accepted the validity of psychoanalysis (1970, although officially in 1975) and agreed to support the compatibility, if not complete convergence, of psychoanalysis with the Catholic religion. The opening of the Catholic Church to psychoanalysis happened at the same time as widespread movements throughout Europe, where psychoanalysis gradually gained fully-fledged rights within Catholic culture (Cimino, Foschi, 2018). Father Gemelli and Musatti, one in Milan and the other in Padua, promoted the introduction of Psychology into universities, leading to the establishment of chairs of Psychology in the schools of Medicine, then the arrival (1971) of the first two faculties of Psychology in Italy, with inaugurations in Rome and Padua. Within these movements, Psychoanalysis in Italy, and the SPI in particular, were a reference for psychiatry.

While it is true that there were no National Congresses, there were, however, the “Scientific Meetings” in Rome and international events, such as the XXV Congress of Romance Language Psychoanalysts (Milan, 1964), whose acts were regularly published in the Rivista di Psicoanalisi, an indication of a growing movement.
The 1965 scientific meeting and the 1968 Conference in honour of Edoardo Weiss for the 50th anniversary of the liberation of Trieste were indicative of the generational change from the pioneers to the new conscripts, as well as of the inroads made into Humanities, literary culture and cinema. Michel David was present and among the speakers were Sergio Bordi, Carlo Traversa, Eugenio Gaddini, Novelletto, Francesco Corrao and Franco Fornari, as well as Tagliacozzo, Sigurtà and Bellanova.

For the 1976 SPI Congress in Venice, there were 108 members, 43 of them ordinary and more than 100 candidates. In those years, “requests to institutions for admission as candidates in training were far in excess of the possible placements within the institutions themselves” (Gaddini, 1971, 262). The SPI accepted up to 20% non-doctors. Step by step, there emerged “the clear gradual development of a process of integration and a concurrent move towards a unitarian identity of the Society, in contrast to the original segmented situation and fragmented identity” (Gaddini,1980, 463). In 1982, there were 85 ordinary and 125 associate members, and 204 candidates. A quarter were not doctors, while 148 were women and 266 men: “over the last decade, members have doubled” ( Bellanova, 1982,110). In 1988, there were 225 members and 233 candidates. The SPI was fourth in scale in Europe behind Germany, France and Great Britain.

The reform by Corrao, president from 1969 to 1974, defined the new organisation in line with IPA rules. The new statute was approved on the 3rd of February1974 by a board consisting of Fornari, Gaddini, Tagliacozzo, Bellanova and Carloni.

This statute approved the distinction between the powers for training new analysts, which was maintained by the Institutions, and the cultural movement, which was granted to new Centres. This move, apparently inspired by motives of “power”, guaranteed the continuing existence of the group and was separate from the powers of the association. With the creation of the Centres, the SPI in Italy gained a clear increase both at the level of cultural visibility and as regards new membership. Furthermore, the creation of these Centres, autonomous from the Institutions, provided the means to overcome geographic obstacles and invigorate the scientific life of the Society, favouring the setting up of local research groups, physical opportunities for regular meetings, exchange of ideas and open discussion.
The conflicts in Italy always concerned internal power regarding the training of new analysts in relation to the charismatic figures of the founders.  For example, in 1992, a group of analysts in Italy, who had a good relationship with Joseph Sandler, at that time president of the IPA, also with the support of Servadio, set up a second society affiliated to the IPA, AIPsi. In this case as well, motives of an ethical nature were intertwined with motives regarding power over the nomination of teachers, and therefore the possibility of new rules for the organisation and running of psychoanalytic training.

One particular aspect of the SPI is that it has always maintained, even if with alternating fortunes, a relationship with Psychiatry. In 1976, the specific interest of psychoanalysis in social problems and psychiatric institutions started a dialogue which was presented at the 1976 Congress, entitled “Psychic reality, the internal world and the external world”. From that moment, Italian Psychoanalysis would orient its theoretical concerns towards a cultural comparison with the international psychoanalytic world while suspending the dialogue with psychiatric institutions which had developed in the preceding years. The protest movements, also including young analysts, which led to the expulsion of some of them, resulted in psychoanalysis remaining substantially outside of the public and social institutional spheres. Some of these analysts found themselves excluded from the psychoanalytic movement, while others continued their aim of greater social involvement of the SPI, but largely on a personal level without managing even slightly to involve the institutions. Novelletto (1989) recognised that there had even been a decline in the initial drive for recognition of the specificity which animated the ‘69 protests: “in the twenty years which have passed since then, Italy has continued to be a destination for the scientific and teaching importation of psychoanalysts from British, French and American schools”.

The ’80s

(Author: De Masi F, Full Member of SPI)

The Eighties were the period in which the SPI shed its exclusive relationship with Francophone psychoanalysis and came into contact with the clinical practice and analytical theories developed in Great Britain by the Kleinian group. There were two reasons for this change. The first is that in those years the Kleinian group had produced, and continued to produce, notable development in clinical practice and analytical theories. The most prolific authors were Hanna Segal, Herbert Rosenfeld, Wilfred Bion, Donald Meltzer, Eric Brenman, Betty Joseph and others. The second reason was that it was a period of great generational change, so a large number of young analysts had joined the SPI and were thirsty for knowledge of clinical practice.

In that period, the Italian Society, even while counting great intellectual minds among its numbers, was suffering from an intrinsic weakness in clinical practice. Our pioneers, such as Musatti, Perrotti and Servadio, were high-level intellectual figures, involved in the post-war cultural renovation. They considered psychoanalysis to be a discipline destined to enrich Italian cultural heritage, so impoverished by the long Fascist provincial closure.

Yet Italian psychoanalysis was practically absent at an international level. It was not, or at best only marginally, present at international congresses, not only for linguistic reasons, but above all because it lacked genuine clinical knowledge.

It all began in a natural manner. Brenman was invited to Milan, then the choice was widened to include Rosenfeld, Meltzer, Harris and Pick. Betty Joseph was regularly invited to Turin, while Hanna Segal came to Rome. Bion himself held an important seminar in Rome.

It went on this way, creating a group of colleagues in contact with each other, a network running through all the most important centres; the Milanese came to Rome and Roman or Florentine colleagues went to Milan when necessary to take part in seminars with British colleagues. This period of learning and dialogue laid the foundations for the individual and collective creative growth of Italian psychoanalysis.

The result was that, while for years psychoanalytic thought had been imported from abroad, it was now Italian psychoanalysis exporting ideas and methods of working with patients. There is no doubt that the encounter with British Kleinian psychoanalysis was important and educational for many.

La Rivista di Psicoanalisi  (Journal of Psychoanalysis )

(Author: Luchetti A., Training Analyst and Full Member SPI)

 

The Rivista di Psicoanalisi is the quarterly publication of the SPI, affiliated to the IPA.

In 1932, Edoardo Weiss, a psychoanalyst from Trieste, founded and edited the Rivista Italiana di Psicoanalisi in Rome, the bimonthly «official
publication of the Italian Psychoanalytic Society», created in 1925. The journal was short-lived, being closed down two years later by the Fascist authorities under pressure from the ecclesiastic hierarchy, after fourteen issues (the last two of which could not even be distributed).

In 1954, eight years after the reconstitution of the SPI after the Second World War, the Rivista di Psicoanalisi was founded in Milan, and the following year began to be published every four months under the editorship of Cesare L. Musatti, who had promoted the revival, from 1955 to 1971.

The co-editors were Nicola Perrotti, Emilio Servadio (replaced in 1962 by Pietro Veltri) and Alessandra Tomasi di Palma, with an office in Milan, first at the Institute of Psychology at the University of Milan (whose director was Musatti), then at the Milan Institute of Psychoanalysis. Initially featuring a sky-blue cover, in 1965 it changed to a yellow one for the following nearly thirty years.

From 1971, after this “pioneering” phase, there began a new “institutional” phase, in which it was edited by the SPI presidents, starting with Francesco Corrao (1972-1973) with the participation of the whole board, assisted by an editorial committee. With Franco Fornari (1974-1978), the head office was moved to Rome and publication was entrusted to the publishing house Il Pensiero Scientifico (Rome). In 1981, under Eugenio Gaddini (1978-1982), the journal went from being four-monthly to quarterly, the head office was moved to Rome and publication was entrusted to the publishing house Il Pensiero Scientifico. As editors there followed Glauco Carloni (1982-1986) and Giovanni Hautmann (1987-1990), under whom from 1988 it was published in a bilingual edition, Italian-English, which continued under Roberto Tagliacozzo (1990-1992), while with the change of publishers (Ghedini in Milan, then Borla in Rome), the head office was once again moved to Milan.

In 1993, first under Giuseppe Di Chiara (1993-1994) and then Antonio Alberto Semi (1994-1996), there began the so-called “phase of directional and scientific autonomy”, marked by a new dark red cover, a new editorial team chosen by the editor, once more in Rome, and a rigorous method of evaluation of articles by peer review. In fact, the new Statute of the SPI created the role of Editor of the Rivista di Psicoanalisi, separate from that of the President of the Society, and elected by the Assembly of Members and the Board of the SPI. While still the Society’s official publication, the journal acquired complete editorial autonomy, which has continued to the present day. The successive editors were Pier Luigi Rossi (1997-2002), Agostino Racalbuto (2003-2005), Patrizio Campanile (2005-2009), Alberto Luchetti (2009-2013), Giuseppe Civitarese (2013-2017), and Paola Marion (2017-2021). The current editor is Alfredo Lombardozzi.

Psiche

 

Psiche is an SPI journal which has become part of contemporary cultural debate through the voices of psychoanalysts and academics from various disciplines. Founded by Nicola Perrotti in 1948, it distinguished itself from the start by its attention to the psychological aspects of social life, establishing itself as a precious instrument in the analysis of the present age and its transformations. Aimed at a wide public of cultured readers, attentive to university students, psychologists and clinicians in training and open to interdisciplinary dialogue, it has a Scientific Committee and a mixed editorial board: psychoanalysts, scientists, anthropologists, philosophers, historians and literati. Publishing two monographs a year, it is currently edited by Stefania Nicasi.

 

     The SPI and its Centres

The SPI is part of the IPA and the European Federation of Psychoanalysis (EFP).

SPI psychoanalysts are surgeons, psychiatrists, child neuropsychiatrists, psychologists and psychotherapists. It also has a training school, the National Institute of Training. It is involved in training analysts in personal analyses, with a four-year theoretical-clinical course and the supervision of clinical cases with a recognised experienced analyst. Over the whole course of their professional lives, SPI analysts then follow a continuous activity of clinical and theoretical debate, guaranteeing the progression of their analytical ability.

The SPI currently has 947 members and 282 candidates and is spread over 13 Psychoanalysis Centres in Bologna, Florence, Genoa, Messina, Milan, Naples, Padua, Rimini, Rome (2 Centres), Palermo, Pavia and Turin. Each Centre has a consultation service. Consultation is an important moment of contact with one’s own difficulties, which are shared with a psychoanalyst in one or more meetings.

These Centres have numerous aims: above all, offering disadvantaged people the opportunity of low-cost access to psychoanalysis or psychoanalysis-oriented psychotherapy; fostering and spreading awareness of the psychoanalytic approach over a very wide social context; allowing members and candidates, should they so wish, to carry out clinical activity in the centres; promoting clinical research at various levels; encouraging work, exchange and study, thanks to the context of group work.
The Centres are available to adults of every age, children, teenagers, parents, couples and families who suffer mental anxiety. They are also open to doctors, psychologists, educators, teachers, paediatricians, nursing orderlies and guidance counsellors with specific professional difficulties.

Psychoanalytic Listening Service in the coronavirus emergency

The SPI has made available 400 psychoanalysts – doctors and psychologists – who have so far answered about 1,300 requests for a total of nearly 4,000 interactions. This service is also part of a wider initiative coordinated by the Health Ministry together with other psychotherapy associations, tackling the psychological emergency through first and second level interactions, coordinated by the Ministry at a national level. The service has been helped by a wide IT network (Spiweb and social media) and publications (books, articles).

The PER Group (European Psychoanalysts for Refugees)

The PER was set up in the early months of 2016 when, within the SPI, in collaboration with the wider working European Group of the European Federation of Psychoanalysis, the proposal was made to create forms of clinical assistance and psychoanalytic training to offer support in the worsening European refugee emergency, with the intention of developing a common conscience in contrast to the “grey area of indifference” (Primo Levi, “The Drowned and the Saved”).

Geographies of Psychoanalysis

The  project works to promote study and research related to the development and “contamination” of psychoanalysis which is living and evolving outside the current boundaries of where it is dispersed

 

The Psychoanalysis and Justice Group

The contribution of psychoanalysis in the diverse, complex legal field, through the experience and expertise of SPI colleagues, part of the newly-established Psychoanalysis and Justice commission.

 

The SPI collaborates with various institutions, museum networks, modern art galleries, cultural centres and film festivals.

 

 

 

 

IPA Society of the Month: Società Psicoanalitica Italiana 1 Spanish version

 

 

Sociedad Psicoanalítica Italiana

 

 

Roberto Musella, Anna Migliozzi, Adriana Ramacciotti (Progetto editoriale)
Contribuciones de: Sarantis Thanopulos (Presidente SPI), Rita Corsa, Franco De Masi, Alberto Luchetti, Paolo Chiari Giuseppe Riefolo

 

 

Introducción

(Autor: Thanopulos Sarantis, presidente de la SPI)

 

La SPI (Sociedad Psicoanalítica Italiana) se basa en un pluralismo de voces y en el diálogo entre ellas. Es una sociedad de personas con diferentes orientaciones científicas y culturales, pero sin oposición alguna entre ellas, iguales en cuanto a la libertad de expresión y la realización de  proyectos de investigación teóricos y clínicos.

 

La SPI se reconoce en la cultura del tratamiento psicoanalítico que se difunde en un territorio que se extiende más allá de sus fronteras y mantiene un diálogo, abierto y respetuoso de las diferencias, con las asociaciones involucradas en este ámbito. Reconoce la importancia de una alianza constructiva, sin preclusiones ideológicas, de todas las fuerzas que operan en el campo de la salud mental pública. Por eso se están construyendo las bases para unir las diversas partes implicadas en este campo hacia un proyecto común de interpretación y tratamiento del sufrimiento, capaz de contrarrestar la presión del modelo biomédico que se está apoderando de la psiquiatría. Combinar el trabajo “cuantitativo” que actúa sobre el aspecto económico del dolor y que tiene como objetivo aliviarlo, con un trabajo “de calidad”, que actúa favoreciendo su procesamiento, es el objetivo unificador hacia el que trabaja la SPI.

 

La SPI es sensible a todas las áreas de sufrimiento mental que requieren ajustes del setting que puedan ampliar el rango de aplicación del método psicoanalítico y dedica una parte importante de sus actividades de investigación clínica al trabajo con niños, adolescentes, grupos, parejas y familias. Defiende el rigor de la investigación psicoanalítica, considerándola inseparable de la originalidad de los aportes. Dialoga con la tradición, patrimonio común indispensable de todos los psicoanalistas, en la creación de nuevas ideas.

 

 Los Orígenes

 (Autora: Rita Corsa, miembro Titular con función didáctica de la SPI)

 

La Sociedad Psicoanalítica Italiana (SPI) fue fundada en Teramo el 7 de junio de 1925 por el psiquiatra Marco Levi Bianchini, director del manicomio local y uno de los primeros promotores del psicoanálisis en Italia.

Marco Levi Bianchini (Rovigo, 1875 – Nocera Inferiore, 1961) fue un psiquiatra excéntrico que, como muchos científicos de su época, fue hijo de la “epidemia” positivista del fin de siècle. Se graduó con una tesis psiquiátrica de orientación lombrosiana y completó su formación con Emil Kraepelin en Munich. Al mismo tiempo, sin embargo, su fe ilimitada en el empirismo anatómico, físico y químico, que entonces animaba a la clase médica, comenzó a vacilar, lo que lo llevó a trascender la dimensión rígidamente biológica y a aventurarse en el territorio inexplorado y revolucionario del psicoanálisis. El dinamismo editorial de Marco Levi Bianchini ha dado sus frutos en la creación del periódico Archivo General de Neurología y Psiquiatría (1920). En 1921, la revista se transformó en el Archivo General de Neurología, Psiquiatría y Psicoanálisis, la primera revista psicoanalítica de Italia. De 1926 a 1931 el Archivo fue consagrado como órgano oficial del recién nacido movimiento italiano.

 

En 1925, doce médicos asistieron a la inauguración de la SPI, la mayoría de ellos psiquiatras, entre ellos Edoardo Weiss, el único que ha tenido un análisis personal (con Paul Federn) y que fue seguido directamente por Freud y el grupo vienés. Freud acogió con agrado la noticia de la fundación de la Sociedad. Edoardo Weiss (Trieste, 1889 – Chicago, 1970) fue elegido presidente, mientras que Levi Bianchini fue nombrado secretario. Dotada de pocos recursos, ubicada en una región periférica y formada por psiquiatras con escasos conocimientos en psicoanálisis, la SPI tuvo una existencia bastante laboriosa y no tuvo un impacto incisivo en la cultura de la época.

 

Suspendida en mayo de 1928, la Sociedad se reunió y se trasladó de Teramo a Roma el 1 de octubre de 1931,  a la casa de Weiss. En esta ocasión, se aceptaron solicitudes de afiliación de Sante de Sanctis (Presidente de honor), Giovanni Dalma, Marco Levi Bianchini (Presidente de honor), Ferruccio Banissoni, Nicola Perrotti (Vicepresidente), Emilio Servadio, Cesare Musatti, Ettore Rieti (Tesorero) , Edoardo Weiss (Presidente) y Vanda Weiss, la primera mujer miembro de la SPI.

 

La nueva constitución, aprobada en 1931, requería que los miembros potenciales realizaran un análisis de formación con un psicoanalista experimentado y redactaran un informe técnico que demostrara su conocimiento de los principios psicoanalíticos. De 1932 a 1938, año de la disolución de la preguerra, la SPI tuvo como presidente a Edoardo Weiss, vicepresidente Nicola Perrotti y tesorero Ettore Rieti.

En 1932, con la reorganización de la Sociedad Psicoanalítica de Roma, se creó la Revista Italiana de Psicoanálisis, y esta revista fue adoptada como un órgano específico del movimiento. La esposa de Edoardo, Vanda Shrenger Weiss (Pakrac, 1892 – Berkeley, 1962) –médico, pediatra y psicoanalista– desempeñó un papel crucial en la reconstrucción romana de la Sociedad Psicoanalítica Italiana, siendo también miembro fundador de la Revista Italiana de Psicoanálisis.

 

En 1936, durante el Congreso Internacional de Marienbad, la Sociedad Psicoanalítica Italiana fue reconocida y aceptada oficialmente por la API.

Edoardo Weiss fue el psicoanalista más importante de esta primer periodo de la SPI. Inicialmente se dedicó a la difusión del psicoanálisis, tanto publicando varios artículos en revistas psicoanalíticas alemanas, inglesas e italianas, como traduciendo varias obras freudianas al italiano. Sus escritos teóricos más innovadores versaron sobre la agorafobia, la fobia social, las enfermedades psicosomáticas, los trastornos del yo en las enfermedades mentales graves siguiendo la línea  de la Psicología del Yo.

 

En la década de 1930, el SPI intentó resistir la creciente oposición de la Iglesia católica -que acusaba al psicoanálisis de “inmoralidad” y “pornografía” – y del régimen fascista, hostil a su difusión como doctrina desarrollada en un país extranjero. País considerado como apoyado por científicos de origen judío y políticamente de izquierda. Ya en 1934 la Revista Italiana de Psicoanálisis se vio obligada a cerrar porque no se renovó la licencia de publicación. En 1938, la propia SPI fue liquidada, con la justificación oficial de que estaba afiliada a la IPA, sospechosa de participar en actividades políticas clandestinas.

Con la promulgación de las leyes raciales en 1938, el grupo italiano se dispersó buscando refugio en el extranjero. Al año siguiente, Vanda y Edoardo Weiss, junto con sus dos hijos, emigraron definitivamente a los Estados Unidos de América.

   

Desde la posguerra hasta la década de 1970

[Autor Anna Migliozzi, Miembro Titular SPI: agradezco  P. Chiari y Giuseppe Riefolo por el Capítulo II, Dal dopoguerra agli anni 70, La Società Psicoanalitica Italiana, F. Castriota, Mimesis, 2020, Milano, por el permiso para utilizar su texto en la elaboración y construcción di esta sección.]

 

Poco antes de la liberación, en 1944, J. Flescher, médico polaco,  refugiado en Roma, desde Galicia, publica el libro Psychoanalysis of Instinctual Life, primer libro de psicoanálisis después de la guerra y se convierte en alumno de Weiss en 1945. En 1946, Emilio Servadio regresa de India. En abril de 1947 la  SPI se reconstituye con la presidencia de Nicola Perrotti y la Rivista de Psicoanalisis (1945), dirigida por Flescher, se convirtió en su órgano oficial. Ya en 1946, pocos meses después del regreso de

Servadio de la India, se celebra el primer Congreso en Roma, donde intervienen, entre otros,  Perrotti, Servadio, Modigliani, Tomasi di Palma, Flescher (Reichmann, 1997). Flescher, sin embargo, en 1947 se  transfiere a los Estados Unidos y por lo tanto la revista tendrá una vida corta, solo de dos años.

Sucesivamente, Perrotti (1948) promoverá el nacimiento de “Psiche, Rivista de psicoanalisi e scienze umane”, para intentar una aplicación del psicoanálisis a los principales problemas sociales de esos tiempos, una revista que solo se publicará hasta 1951.

Es útil recordar que Perrotti, además de convertirse en el primer presidente del SPI (1947-1951), fue elegido diputado en las elecciones políticas de la recién formada República Italiana en 1948. El primer presidente del SPI es, por tanto, también un parlamentario.

 

En 1949, Cesare Musatti publica el “Tratatto de Psicoanálisi” y el año siguiente, 1950, se realiza el II Congreso Nacional de la SPI sobre el tema Agresividad. Sin embargo, habrá que esperar hasta 1976, en Venecia, para el tercer Congreso tras los lacerantes contrastes que se producen entre las sedes de Roma y Milán. A partir de 1951 el nuevo presidente de la SPI será Musatti y, a partir de 1955, se publicará nuevamente la Revista de Psicoanálisis, órgano científico y oficial de la SPI.

 

Los años de 1950 a 1970 son un período de aparente suspensión durante el cual el SPI tiene que lidiar con tensiones sociales, políticas y culturales y con eventos internos caracterizados por conflictos de los cuales la SPI emergerá más orgánica.

El período se concluye con la aprobación del “Estatuto de Corrao (1975)” que sancionará el nacimiento de un reglamento compartido.

 

Ya en 1955, el nacimiento de la “Rivista de Psicoanálisi” había evidenciado un conflicto más importante: el de la formación de nuevos psicoanalistas. Servadio cree que la Sociedad deba crecer lentamente, sometiendo a los candidatos y miembros jóvenes a una verificación precisa de sus habilidades y competencias teóricas; Musatti, reconoce necesaria la formación  si bien señale que ni los fundadores habían hecho este camino y sostiene la idea que los jóvenes puedan empezar a ocuparse de  pacientes, algunos de sus seguidores trabaja ya en modo autónomo, bajo su supervisión.

 

El desacuerdo sobre el training estallará durante el Congreso Internacional de Edimburgo en 1961, cuando el Ejecutivo Central de la API decidirá intervenir la SPI debido al grave trastorno en el que la Sociedad italiana había caído. La reforma iniciada en 1961, impulsada por las intervenciones directas de la API, sin embargo, no resuelve los problemas internos di poder de la SPI debidos principalmente a las diferencias en la concepción de training que “hace que los criterios de formación de analistas no sean uniformes. Además  “los intereses de los institutos individuales no siempre coincidían con los de la Sociedad en su conjunto (Gaddini, 1971, 260)”.

 

El 6 de mayo de 1968, durante la celebración de la API,  la SPI vendrá representada por el presidente Musatti, por su predecesor Perrotti y por Servadio. También participarán Egon Molinari, Scarizza, Adda Corti y Lyda Zaccaria Gairinger. Al mismo tiempo, Italia (1970) comienza a solicitar tratamientos psicoanalíticos, incluso para patologías no neuróticas, que provocan una renovación de la teoría y la técnica. El encuentro con sociedades extranjeras, como francesa e inglesa, también facilitará esta renovación.

 

A pesar de la explosión de la demanda de tratamientos analíticos, el número de analistas de SPI seguirá siendo sustancialmente pequeño. Esto se debe esencialmente a las posiciones defensivas de una institución que aún es joven y culturalmente contrastada por la corriente principal oficial.

 

Poco a poco el psicoanálisis se apodera del público en general y del mundo cultural. Se estrena la película “Il diario di una schizofrenica” (1968) dirigida por Nelo Risi, del libro del psicoanalista ginebrino M. Sechehaye (1950), publicado en Italia con la introducción de Musatti y del cual Franco Fornari será consultor. La reforma de salud mental de Basaglia también permite que el psicoanálisis gane un mayor apoyo en la esfera cultural y política. Incluso la Iglesia llega a aceptar (1970), oficialmente desde 1975, la vigencia del Psicoanálisis y se compromete a apoyar la compatibilidad, si no las convergencias, del Psicoanálisis con la religión católica. La apertura de la Iglesia católica al psicoanálisis es simultánea a grandes movimientos que afectan a toda Europa donde el psicoanálisis es gradualmente aceptado plenamente por la cultura católica (Cimino, Foschi, 2018). El padre Gemelli y Musatti, uno en Milán y otro en Padua, favorecerán el encuentro entre Psicología y Universidad, tanto es así que las cátedras de Psicología en las Facultades de Medicina crecen hasta (1971) la inauguración en Roma y Padua de las dos primeras facultades de Psicología en Italia. En el contexto de estos movimientos, el psicoanálisis en Italia y la SPI en particular, son una referencia para la psiquiatría.

 

Si es cierto que no hay Congresos Nacionales, sí tenemos “Encuentros Científicos” en Roma y eventos internacionales como, por ejemplo, el XXV Congreso de Psicoanalistas de Lenguas Románicas (Milán, 1964), cuyos trabajos están debidamente informados. en la Rivista di Psicoanalisi, prueba de un fermento continuo. El encuentro científico de 1965 y la Convención de 1968 en honor a Edoardo Weiss por el 50 aniversario de la liberación de Trieste, serán indicativos de la transición de la generación de pioneros a la nueva generación, así como de una apertura hacia la cultura humanista, literaria y cinematográfica. Con Michel David exponían Sergio Bordi, Carlo Traversa, Eugenio Gaddini, Novelletto, Francesco Corrao, Franco Fornari, además de Tagliacozzo, Sigurtà y Bellanova.

 

Durante el Congreso de la SPI en Venecia en 1976, hubo 108 miembros, 43 de los cuales son miembros ordinarios y más de 100 candidatos. En los últimos años “las solicitudes a los institutos para ser admitidos como candidatos en formación son superiores a la receptividad de los

institutos mismos “(Gaddini, 1971, 262). La SPI acepta hasta el 20% de  no médicos. Progresivamente, “el desarrollo paulatino de un proceso de integración y una tendencia concomitante hacia una identidad unitaria de la Sociedad emerge de manera evidente, con respecto a una situación segmentaria originaria y una identidad fragmentaria” (Gaddini, 1980, 463). En 1982, 85 ordinarios, 125 asociados y 204 candidatos. Una cuarta parte son no médicos, 148 mujeres y 266 hombres: “en los últimos diez años el número de miembros se duplicó (Bellanova, 1982, 110)”. En 1988, 225 miembros y 233 candidatos.

 

La reforma de Corrao, que será presidente de 1969 a 1974, define la nueva organización de acuerdo con las reglas de la API. El nuevo estatuto fue aprobado el 3 de febrero de 1974 por un ejecutivo formado por Fornari, Gaddini, Tagliacozzo Bellanova y Carloni.

 

En el “Estatuto de Corrao” se resuelve la distinción entre el poder de formación de nuevos analistas que se mantiene en los Institutos y el movimiento cultural que se reconoce en los Centros. Este paso, aparentemente inspirado en motivos de “poder”, garantiza la vitalidad del grupo y es independiente del poder de la asociación. Con el establecimiento de los Centros, la SPI en Italia tiene un aumento neto tanto en términos de visibilidad cultural como en relación a la adhesión de nuevos miembros. La creación de los Centros, autónomos de los Institutos, permite superar obstáculos geográficos y revitalizar la vida científica de la Sociedad, favoreciendo la formación de grupos de investigación locales, la posibilidad física de reuniones periódicas, intercambio de ideas e discusión abierta.

Los conflictos en Italia siempre se han referido al poder interno relacionado con la formación de nuevos analistas en relación con las figuras carismáticas de los fundadores. Por ejemplo, en 1992 en Italia, un grupo de analistas que tenía buenas relaciones con Joseph Sandler, presidente de IPA en esos años, y también apoyado por Servadio, fundó una segunda empresa afiliada a IPA, AIPsi. También en este caso se entrelazan motivaciones éticas con motivaciones aún de orden de poder relacionadas con el nombramiento de docentes y, por tanto, con la posibilidad de nuevas reglas para la organización y gestión de la formación psicoanalítica.

 

Un aspecto específico de SPI es haber mantenido siempre, aunque con fortunas mixtas, una relación con la psiquiatría. Desde 1976, el interés particular del psicoanálisis hacia los problemas sociales y hacia las instituciones psiquiátricas, inicia un diálogo que finalizará en el Congreso de 1976, titulado “La realtà psichica il mondo interno e esterno”. A partir de ese momento, el psicoanálisis italiano orientará sus preocupaciones teóricas hacia un enfrentamiento cultural con el mundo psicoanalítico internacional suspendiendo el diálogo con las instituciones psiquiátricas desarrollado en años anteriores. Los movimientos de protesta, incluidos también jóvenes analistas, que llevaron a la expulsión de algunos de ellos, llevaron al psicoanálisis a permanecer sustancialmente fuera del ámbito institucional público y social. Algunos de estos analistas se vieron excluidos del movimiento psicoanalítico, mientras que otros persiguieron su objetivo de una mayor implicación social de la SPI, pero en gran medida a nivel personal sin ni siquiera poder involucrar a las instituciones en lo más mínimo. Novelletto (1989) reconoció que el impulso inicial para reconocer la especificidad que animó las protestas del 69 había fracasado: “en los veinte años que han transcurrido desde entonces, Italia ha seguido siendo un destino para los estudios científicos y enseñanza de  importación de psicoanalistas de escuelas británica, francesa y americana ”.

 

Los ochenta

(Autor colaborador: De Masi F, miembro Titular de la SPI)

 

Los años ochenta corresponden al período en el que la SPI pierde su relación exclusiva con el psicoanálisis francófono y entra en contacto con la práctica clínica y las teorías analíticas desarrolladas en Gran Bretaña por el grupo kleiniano. Hubo dos razones para este cambio. La primera es que en esos años el grupo kleiniano había producido y continuó produciendo un desarrollo notable en la práctica clínica y las teorías analíticas. Los autores más prolíficos fueron Hanna Segal, Herbert Rosenfeld, Wilfred Bion, Donald Meltzer, Eric Brenman, Betty Joseph y otros. La segunda razón fue que fue un período de gran recambio generacional, por lo que un gran número de jóvenes analistas se habían inscripto en la SPI ávidos de conocimiento de la práctica clínica.

 

En ese período, la Sociedad Psicoanalítica Italiana, si bien contaba entre sus números con grandes mentes intelectuales, padecía una debilidad intrínseca en la práctica clínica. Nuestros pioneros, como Musatti, Perrotti y Servadio, fueron figuras intelectuales de alto nivel involucradas en la renovación cultural de la posguerra. Consideraron el psicoanálisis como una disciplina destinada a enriquecer la herencia cultural italiana, tan empobrecida por el largo cierre provincial fascista.

 

Sin embargo, el psicoanálisis italiano estuvo prácticamente ausente a nivel internacional. No estuvo presente, o en el mejor de los casos sólo marginalmente, en los congresos internacionales, no solo por razones lingüísticas, sino sobre todo porque carecía de un conocimiento clínico genuino.

 

Todo empezó de forma natural. Brenman fue invitado a Milán, luego la elección se extendió a Rosenfeld, Meltzer, Harris y Pick. Betty Joseph fue invitada regularmente a Turín, mientras que Hanna Segal vino a Roma. El propio Bion celebró un importante seminario en Roma.

 

Así fue, creando un grupo de colegas en contacto, una red que atraviesa todos los centros más importantes; los milaneses vinieron a Roma y los colegas romanos o florentinos fueron a Milán cuando fue necesario para participar en seminarios con colegas británicos. Este período de aprendizaje y diálogo sentó las bases para el crecimiento creativo individual y colectivo del psicoanálisis italiano.

 

El resultado fue que, si bien durante años el pensamiento psicoanalítico se había importado, ahora era el psicoanálisis italiano el que exportaba ideas y métodos de trabajo con pacientes. No hay duda de que el encuentro con el psicoanálisis kleiniano británico fue importante y educativo para muchos.

 

La Rivista di Psicoanalisi (Journal of Psychoanalysis)

(Autor: Luchetti A., analista Titular con función didáctica)

 

La Revista de Psicoanalisi  es la publicación trimestral de la SPI, afiliada all’API.

En 1932, Edoardo Weiss, un psicoanalista de Trieste, fundó y editó la Revista Italiana de Psicoanálisis en Roma, la “publicación bimestral oficial de la Sociedad Psicoanalítica Italiana”, creada en 1925. La revista tuvo una vida breve, siendo cerrada dos años más tarde por las autoridades fascistas por la presión ejercida por  la jerarquía eclesiástica, después de catorce números (los dos últimos ni siquiera se pudieron distribuir).

En 1954, ocho años después de la reconstitución de la SPI después de la Segunda Guerra Mundial, se fundó en Milán la Revista de Psicoanálisis, y al año siguiente comenzó a publicarse cada cuatro meses bajo la dirección de Cesare L. Musatti, quien había promovido la avivamiento, de 1955 a 1971.

 

Los co-comisarios fueron Nicola Perrotti, Emilio Servadio (reemplazado en 1962 por Pietro Veltri) y Alessandra Tomasi di Palma, con un estudio en Milán, primero en el Instituto de Psicología de la Universidad de Milán (cuyo director era Musatti), luego en el Instituto de Psicoanálisis de Milán. Caracterizado inicialmente por una cubierta azul claro, en 1965 cambió a amarillo durante los siguientes casi treinta años.

 

A partir de 1971, luego de esta fase “pionera”, se inició una nueva etapa “institucional”, en la que los presidentes de la SPI, comenzando por Francesco Corrao (1972-1973) con la participación de todo el directorio, asistido por un Comité de redacción. Con Franco Fornari (1974-1978) se traslada la sede a Roma y se confía la publicación a la editorial Il Pensiero Scientifico (Roma). En 1981, bajo Eugenio Gaddini (1978-1982), la revista pasó de cuatrimestral a trimestral, la sede se trasladó a Roma y la publicación se confió a la editorial Il Pensiero Scientifico. Como redactores siguieron Glauco Carloni (1982-1986) y Giovanni Hautmann (1987-1990), bajo quienes a partir de 1988 se publicó en una edición bilingüe, italiano-inglés, que continuó con Roberto Tagliacozzo (1990-1992),

 

En 1993, de la mano de Giuseppe Di Chiara (1993-1994) y luego de Antonio Alberto Semi (1994-1996), se inició la llamada “fase de autonomía direccional y científica”, marcada por una nueva cubierta rojo oscuro, un nuevo equipo editorial elegido por el editor, una vez más en Roma, y ​​un método riguroso de evaluación de artículos mediante revisión por pares. El nuevo Estatuto de la SPI, de hecho, creó el rol de Editor de la Revista de Psicoanálisis, separado del de Presidente de la Sociedad, y elegido por la Asamblea de Socios y por el direttivo de la SPI. Aunque sigue siendo la publicación oficial de la Sociedad, la revista ha adquirido una completa autonomía editorial, que ha continuado hasta el día de hoy. Los editores posteriores fueron Pier Luigi Rossi (1997-2002), Agostino Racalbuto (2003-2005), Patrizio Campanile (2005-2009), Alberto Luchetti (2009-2013), Giuseppe Civitarese (2013-2017) y Paola Marion (2017-2021). ). El director actual es Alfredo Lombardozzi.

 

Psiche

 Psiche es una revista de la SPI protagonista del debate cultural contemporáneo a través de las voces de psicoanalistas y académicos de diversas disciplinas. Fundada por Nicola Perrotti en 1948, se ha distinguido desde sus inicios por su atención a los aspectos psicológicos de la vida social, consolidándose como una valiosa herramienta para analizar la época actual y sus transformaciones. Dirigida a un gran público de lectores instruidos,  estudiantes universitarios, psicólogos y clínicos en formación y abierta al diálogo interdisciplinario, cuenta con un Comité Científico y una redacción mixta: psicoanalistas, científicos, antropólogos, filósofos, historiadores y escritores. Editando dos monografías al año, actualmente está editado por Stefania Nicasi.

 

 

La SPI y sus centros

La SPI es parte de la API y de la Federación Europea de Psicoanálisis (FEP).

Los psicoanalistas de la SPI son médicos, psiquiatras, neuropsiquiatras infantiles, psicólogos y psicoterapeutas. También cuenta con una escuela de formación, el Instituto Nacional de Formación. Se trata de la formación de analistas en análisis personal, con un curso teórico-clínico de cuatro años y la supervisión de casos clínicos con un analista experto reconocido. A lo largo de su vida profesional, los analistas de SPI siguen una continua actividad de debate clínico y teórico, garantizando el avance de su capacidad analítica.

 

La SPI cuenta actualmente con 947 miembros y 282 candidatos y está distribuida en 13 Centros de Psicoanálisis en Bolonia, Florencia, Génova, Messina, Milán, Nápoles, Padua, Rimini, Roma (2 Centros), Palermo, Pavía y Turín. Cada Centro cuenta con un servicio de consultoría. La consulta es un momento importante de contacto con las propias dificultades, que se comparten con un psicoanalista en una o más reuniones.

 

Estos Centros tienen múltiples propósitos: sobre todo, ofrecer a las personas desfavorecidas la oportunidad de acceder a bajo costo al psicoanálisis o psicoterapia orientada al psicoanálisis; promover y difundir el conocimiento del enfoque psicoanalítico en un contexto social muy amplio; permitir a los miembros y candidatos, si así lo desean, realizar actividades clínicas en los centros; promover la investigación clínica a varios niveles; fomentar el trabajo, el intercambio y el estudio, gracias al contexto del trabajo en grupo.

Los Centros están a disposición de adultos de todas las edades, niños, adolescentes, padres, parejas y familias que padecen de ansia mental. También están abiertos a médicos, psicólogos, educadores, profesores, pediatras, enfermeras con dificultades profesionales específicas.

 

 

Servicio de escucha psicoanalítica en la emergencia por coronavirus

La SPI ha puesto a disposición 400 psicoanalistas, médicos y psicólogos, que hasta ahora han respondido a unas 1.300 solicitudes para un total de casi 4.000 interacciones. Este servicio también es parte de una iniciativa más amplia coordinada por el Ministerio de Salud junto con otras asociaciones de psicoterapia, que atiende la emergencia psicológica a través de interacciones de primer y segundo nivel, coordinadas por el Ministerio a nivel nacional. El servicio fue apoyado por una gran red informática (Spiweb y Social Network) y publicaciones (libros y artículos)

 

 

El Grupo PER (Psicoanalistas Europeos para Refugiados)

El grupo PER nació en los primeros meses del 2016 cuando, dentro de la SPI y en colaboración con el vasto Grupo de Trabajo Europeo de la Federación Europea de Psicoanálisis, se propone de  crear formas de asistencia clínica y formación psicoanalítica para ofrecer apoyo al empeorarse  emergencia de refugiados en Europa, con la intención de desarrollar una conciencia común en contraste con la “zona gris de indiferencia” (Primo Levi, “I sommersi e i salvati”).

 

Geografías del psicoanálisis

El proyecto trabaja para promover el estudio y la investigación relacionados con el desarrollo y la “contaminación” del psicoanálisis que vive y evoluciona fuera de las actuales fronteras de donde se encuentra disperso.

 

Grupo de psicoanálisis y justicia

La contribución del psicoanálisis en el variado y complejo campo jurídico, a través de la experiencia y pericia de los colegas de SPI, parte de la recién creada comisión de Psicoanálisis y Justicia.

 

La SPI colabora con diversas instituciones, redes de museos, galerías de arte moderno, centros culturales y festivales de cine.

 

 

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