La toilette, naissance de l’intime

Musée Marmottan Monet, Parigi, 12 Febbraio – 15 Luglio 2015.

Insolito e intrigante raccontare il corpo – la sua mortificazione, esibizione, oscenità, seduzione – attraverso un percorso artistico visivo che in centinaia di opere tra dipinti, arazzi, stampe e fotografie, esplora i rituali di pulizia, le pratiche e gli spazi della cura di sé nel mondo occidentale. Ciò è quanto si propone questa mostra veramente unica, sviluppando il tema della toilette tra iconografia dell’arte e storia del costume, percezione socioculturale del corpo nelle diverse epoche e sua rappresentazione artistica.
Naturalmente non desti sorpresa che i corpi che si avvicendano nelle varie opere, pur in fogge e stili espressivi diversi, siano quasi esclusivamente corpi femminili. Come ebbe a scrivere John Berger qualche anno fa, relativamente al mondo dell’arte per secoli le donne sono state soltanto “oggetto” dello sguardo maschile, non “soggetto” di sguardo. Solo nell’ultima sezione della mostra troveremo opere dove “soggetti” donne propongono la loro prospettiva – come la donna nella vasca da bagno con la maschera di bellezza spalmata sul viso (Bettina Reims), o con reggiseno Chanel (Karen Mulder).
Dal 1500 ai nostri giorni, prima con gli occhi di Dürer, Primaticcio, De la Tour, poi di Boucher, Manet, Degas, Picasso e tanti altri ancora, assistiamo a mutamenti di cui l’arte si fa testimone e che conduce progressivamente all’apparizione di uno spazio apposito dedicato alle pratiche di pulizia e abbellimento del corpo, spazio che è separato dalle altre stanze della casa. Va da sé che si dovrà attendere ancora molto prima che ogni classe sociale possa godere di questa trasformazione nell’architettura privata, e che stanze da bagno funzionali – e la disponibilità di acqua! – siano presenti in ogni abitazione.
Al di là della scarsità d’acqua, in un libro di qualche anno fa Paolo Sorcinelli, studioso di storia sociale, chiariva eloquentemente quanto indugiare nella pulizia del corpo con lavacri e abluzioni varie fosse stato per secoli pesantemente stigmatizzato dalla Chiesa; di conseguenza tenersi lontano all’acqua – cosa di cui sante e beate si vantavano – equivaleva a tenersi lontano da pratiche quasi peccaminose, pericolose per la salute dell’anima. L’attenzione all’igiene intima, poi, valeva soprattutto tra le prostitute. Occorrerà aspettare il XVIII secolo, e il pensiero illuminista e libertino, per assistere ad una rivalutazione del corpo e della sessualità rispetto alla mortificazione che aveva imperversato nei secoli precedenti. Scrive Sorcinelli che per la “piccola o grande rivoluzione culturale che viaggia attraverso le donne e le loro parti intime” occorrerà aspettare il ’700, quando tra le donne della nobiltà e dell’alta borghesia finalmente l’acqua “ritorna sulle parti intime per finalità sessuali di natura igienicosanitaria e forse anche nel tentativo di scongiurare gravidanze indesiderate”.
Seguendo il percorso espositivo, ci viene mostrato come nelle opere del XV e XVI secolo il motivo iconografico del corpo che si bagna non miri tanto a rappresentare la pratica del lavarsi, i gesti un po’ prosaici dell’abluzione, ma funga piuttosto da pretesto vuoi per un idealizzato omaggio alla bellezza e fecondità della natura – come nello splendido arazzo proveniente dal Museo di Cluny (fig. 1) – vuoi per evocare un rituale di purificazione dopo il parto (fig. 2). O ancora, è pretesto per illustrare pruriginosamente, in soggetti biblici o mitologici, la seduzione delle nudità femminili, come nel celebre dipinto di Tintoretto sulla bella e virtuosa Susanna insidiata dai vecchioni voyeurs.
In aggiunta ai consueti tabù religiosi per salvaguardare la salute dell’anima, nel XVII secolo anche scienza e medicina si alleano per demonizzare il contatto con l’acqua, ritenuta sommamente pericolosa per la salute del corpo: può veicolare dannosi “veleni”, e in particolare è considerata mezzo di diffusione della peste. Dipinti e stampe dell’epoca si soffermano dunque prevalentemente su rappresentazioni di toilette seches, a base di profumi, ungenti e creme. Davanti ad uno specchio posto su un tavolino in camera da letto, la donna si pettina e si incipria, e non di rado una domestica o un visitatore – sono toilette aperte al pubblico! – è compreso nella scena (figg. 3 e 4). Tuttavia più maliziosi e indiscreti diventano a volte gli sguardi che frugano nei boudoir delle leziose damine settecentesche, fino alla licenziosità di alcuni ovali di Boucher che le mostrano con le gonne alzate, intente ad adempiere funzioni corporali. (fig. 5)
È la pittura del XIX secolo a restituire al tema del bagno, del lavarsi, i gesti e i movimenti dell’intimità quotidiana di un corpo in contatto con se stesso, collocato in uno spazio che è ormai luogo privato, e dove il corpo rappresentato è privo di idealizzata perfezione, ma più vivo e autentico nell’esperienza di rilassamento, di sensuale piacevolezza e sospesa concentrazione. (figg. 6 e 7)
Nelle opere delle avanguardie ormai l’interesse è più sulla tecnica, su come evocare la sensualità di un corpo femminile nudo utilizzando un linguaggio espressivo che rifiuta il figurativo o la mimesi del reale (fig. 8); fino ad approdare ai nostri giorni, dove il tema della toilette si declina soprattutto nelle immagini della pubblicità, dell’industria della cosmesi e della moda. (fig. 9)
Si esce da questa mostra con tanti spunti per pensare. Intanto, nelle intenzioni degli ideatori e curatori dell’allestimento espositivo (Georges Vigarello e Nadeije Laneyrie-Dagen), la toilette come “nascita della privatezza” è da leggersi nel senso della progressiva affermazione di una esigenza personale di riservatezza che non è relativa soltanto ad un luogo fisico privato, ma va inserita in un più generale movimento emancipatorio dell’individualità moderna in ambito socio-politico e questo simbolicamente, in ambito psicologico, va ad esprimere il bisogno di definire una sfera assolutamente intima e personale del soggetto, una sfera del sé protetta dallo sguardo e intrusioni dell’altro.
Mi sembra che questa mostra offra l’opportunità di riflettere, ancora una volta, quanto un dato apparentemente “naturale” come il corpo sia in realtà luogo “psicofisico” in cui si incrociano una varietà di rappresentazioni, credenze, sistemi simbolici, rispetto ai quali in ogni epoca l’esperienza soggettiva ha dovuto fare i conti con norme socioculturali miranti a definirne modi di essere e comportamenti. In questo senso non credo sia azzardato affermare che la psicoanalisi – a partire dagli studi sull’isteria – origini proprio dagli interrogativi sui modi in cui l’individuo cerca di risolvere lo scontro tra pulsione, soggettività e norma sociale, che a diversi livelli di consapevolezza si gioca sul corpo. Peraltro, rispetto alla percezione del corpo e dell’intimità nella temperie contemporanea, non solo è importante denunciare criticamente gli attuali imperativi e canoni di perfezione ed efficienza che gravano sul corpo, ma vale la pena di soffermarsi su quella conquista di un’area di intimità corporea che la mostra mira a documentare. Questa area da proteggere con pudore – non pruderie! – dalla promiscuità, o da condividere selettivamente, appare oggi minata da potenti sollecitazioni ad auto esibizioni narcisistiche che reificano ed oggettivizzano pornograficamente il corpo, scindendolo della sfera delle emozioni e degli affetti, producendo nella sfera psichica una sorta di diffusa dissociazione della consapevolezza di sé relativa al corpo e alla sua dimensione sessuale.
Per tutte le immagini © Adagp, Paris 2015, e per l’immagine n.9 e per il particolare nel rotante ©2015 Henry & Yorick Blumenfeld and Yvette Blumenfeld Georges Deeton, NYC.
Paolo Sorcinelli, Avventure del corpo, Culture e pratiche dell’intimità quotidiana, Bruno Mondadori, Milano, 2006, p. 26-27

Vedi anche :

Le donne e il loro corpo: di visione (pittura, cinema, televisione) … in visione (psicoanalitica).

Frida Kahlo
 
1.  Pays-Bas du Sud. Le Bain, tenture de la vie seigneuriale   Vers 1500   Laine et soie – 285 x 285 cm   Paris, musée de Cluny. Musée national du Moyen Age   © RMN Grand Palais  et  Franck Raux


1. Pays Bas du Sud. Le Bain tenture de la vie seigneuriale Vers 1500 Laine et soie 285 x 285 cm Paris musée de Cluny. Musée national du Moyen Age RMN Grand Palais et Franck Raux
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
  
   
2. Anonyme (École de Fontainebleau) Portrait présumé de Gabrielle d’Estrées et la Duchesse de Villars au bain . Fin du xvie siècle Huile sur toile – 63,5 x 84 cm – Montpellier, Musée Languedocien – Collectio

2. Anonyme École de Fontainebleau Portrait présumé de Gabrielle dEstrées et la Duchesse de Villars au bain . Fin du xvie siècle Huile sur toile 635 x 84 cm Montpellier Musée Languedocien Collectio


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
  
 
 
3 – 3.Nicolas Régnier – Jeune femme à la toilette – Circa 1626 – Huile sur toile 132 x 1055 cm – Lyon Musée des Beaux-Arts © 2014 DeAgostini Picture LibraryScala Florence
 
3 Nicolas Régnier Jeune femme à la toilette Circa 1626 Huile sur toile 132 x 1055 cm Lyon Musée des Beaux Arts 2014 DeAgostini Picture LibraryScala Florence
 


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
4. Abraham Bosse (d’après) – La Vue (femme à sa toilette) – Après 1635 Huile sur toile – 104 x 137 cm – © Tours, musée des Beaux-Arts (3)
 
4. Abraham Bosse daprès La Vue femme à sa toilette Après 1635 Huile sur toile 104 x 137 cm Tours musée des Beaux Arts 3
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
5.  François Boucher – L’OEil indiscret ou La Femme qui pisse – ca 1742  Ou années1760  – Huile sur toile – 52,5 x 42 cmCollection particulière – © Christian Baraja5. François Boucher LOEil indiscret ou La Femme qui pisse ca 1742 Ou années1760 Huile sur toile 525 x 42 cmCollection particulière Christian Baraja

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
6.  Pierre Bonnard – Nu au tub – 1903 Huile sur toile – 44 x 50 cm – Toulouse, Fondation Bemberg – © RMN-Grand Palais  et Mathieu Rabeau – ADAGP, Paris 2015 (3)

 
6. Pierre Bonnard Nu au tub 1903 Huile sur toile 44 x 50 cm Toulouse Fondation Bemberg RMN Grand Palais et Mathieu Rabeau ADAGP Paris 2015 3
 
 
 
 

7. Edgar Degas – Femme dans son bain s’épongeant la jambe – Vers 1883 Pastel sur monotype  19,7 x 41 cm – Paris, musée d’Orsay, legs du comte Isaac de Camondo, 1911  © RMN-Grand Palais et Hervé Lewandows (1)


7. Edgar Degas Femme dans son bain sépongeant la jambe Vers 1883 Pastel sur monotype 197 x 41 cm Paris musée dOrsay legs du comte Isaac de Camondo 1911 RMN Grand Palais et Hervé Lewandows 1 
 

8. Pablo Picasso – Femme à la montre 30 avril 1936 – Huile sur toile – 65 x 54,2 cm Paris, musée Picasso -Dation Pablo Picasso, 1979 – © RMN-Grand Palais  René-Gabriel Ojéda – © Administration Picasso 2015


 8. Pablo Picasso Femme à la montre 30 avril 1936 Huile sur toile 65 x 542 cm Paris musée Picasso Dation Pablo Picasso 1979 RMN Grand Palais René Gabriel Ojéda Administration Picasso 2015
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
9. Erwin Blumenfeld – Study for an advertising photograph – 1948 Dye transfer – 51 x 41,5 cm – Signé en bas à droite – Paris, Centre Pompidou, Musée national d’art moderne – Centre de création industrielle,


9. Erwin Blumenfeld Study for an advertising photograph 1948 Dye transfer 51 x 415 cm Signé en bas à droite Paris Centre Pompidou Musée national dart moderne Centre de création industrielle