In ricordo di Franco Mori (1922-2020)

In memoria di Franco Mori (1922- 2020), che è stato socio fondatore, oltre che Segretario Scientifico e Presidente del Centro Psicoanalitico di Firenze

Pubblichiamo parte della Prefazione al libro “Cronache della mia lunghissima vita”, scritta da Arrigo Bigi, su richiesta di Franco Mori

Persone prima che malattie

Arrigo Bigi

Franco Mori ci consegna il racconto della sua vita, ormai una lunga vita e ancora molto attiva. Utilizza, come si fa di consueto, i ricordi; in primis sono i racconti dei suoi famigliari e man mano che cresce anche i propri ricordi.  A tutto questo Franco vi aggiunge una particolarità: da quando ha imparato a tenere in mano una matita fa suo l’impulso di mettere sulla carta qualcosa che lo riguarda. Inizialmente può essere uno scarabocchio, un disegno primitivo, di qualcosa, di se stesso o di altri, una data, una foto che gli hanno fatto.  Più avanti, quando ha imparato a scrivere, fa suo un desiderio più preciso: annotare quel che gli succede. Nasce così un impegno che oggi si è trasformato nello scrivere gradatamente la sua autobiografia.  Penso che Franco abbia in mente due livelli: prima di tutto viene incontro a se stesso, perché quello che via via ha annotato gli serve anche per scoprire il senso e il significato di quello che ha fatto e di giudicarlo, assieme alla ricerca di un valore di quello che fa nel presente.  Il secondo livello sorge più tardi: forse è quasi un bisogno di non lasciare inerti nei cassetti l’ammontare di cartelle che ha scritto, ma di sottoporre la sua vita al giudizio del mondo, nasce così il pensiero di pubblicare la sua vita.  Della propria famiglia d’origine Franco ci racconta che i suoi genitori non sono una coppia felice, anzi stentano a stare insieme. Lui rimane l’unico figlio, affidato ora ai parenti materni di Torino, ora a quelli paterni di Firenze…

Franco adolescente comincia a svelarci quello che sarà il suo proposito di fondo: la vita è sua e solo lui la può determinare. Infatti è lui che sceglie le scuole secondarie, decide qual è la facoltà universitaria da  intraprendere e si Laurea in Medicina il 20 Marzo 1948.
Mi fermo su questa data perché nella vita di Franco non c’è soltanto  l’esigenza di darsi un assetto professionale, non c’è soltanto lo studio. Accanto ci sono gli amici, le avventure, gli intrecci di anni difficili, legati al periodo storico vissuto, il fascismo, la guerra. C’è l’incontro con una studentessa di medicina, Gina Ferrara, che si trasforma presto in amore, un primo profondo amore. Franco propone a Gina il matrimonio… e il 17 Maggio 1947 si sposano…

È il momento, per Franco “medico” di fare delle scelte.  Ha trascorso gli ultimi due anni di Medicina come Allievo interno nella Clinica Medica, diretta dal Prof Greppi, lì ha scritto la sua tesi di Laurea, ma avverte che il suo interesse, più che per le malattie, è rivolto alla persona che si ammala, e che soffre. La strada è chiara: opta allora per la psichiatria. Si specializza in Malattie Nervose e Mentali (1953) poi ottiene la Libera Docenza in Psichiatria (1959). Tutto questo avviene a San Salvi, prima alla Clinica Universitaria, poi all’Ospedale Psichiatrico. Questo percorso non gli ha impedito, dopo la laurea, di aprire un ambulatorio presso casa sua: la sua vita di “medico” avrà sempre questo aspetto dicotomico. Una parte della giornata trascorsa negli incarichi ospedalìeri, l’altra parte in casa propria aspettando i pazienti. È parte della mentalità di Franco privilegiare il rapporto con il malato che gli permette di considerarlo prima come persona e non semplicemente un corpo/organismo malmesso da rimettere in salute. Tutto questo ha la sua importanza quando Franco mette piede nell’Ospedale Psichiatrico, perché lo vede sempre ancorato ad essere un “manicomio”, dove il malato ha perduto la dignità di essere una persona, è considerato un recluso invece di essere curato. Sono gli anni gloriosi della “Tinaia”, dove Franco tenta di dare nuova vita ai reclusi, inventando nuove modalità di vivere la libertà, la relazione con l’altro, la socialità, precedendo quello che sarà il movimento basagliano che porterà alla chiusura dei manicomi. Intanto il matrimonio porta i suoi frutti: nascono Laura e poi Silvia. Franco ora ha una sua famiglia fatta con Gina che, oltre che moglie, è anche compagna di lavoro perché, dopo la Laurea in Medicina (1949), ha continuato con un percorso parallelo a quello di Franco. Prima si specializza in Pediatria (1950), poi ottiene la Libera Docenza in Psicologia Clinica (1963)…

C’è una nuova scoperta che sconquassa ulteriormente la vita di Franco: esiste anche la psicoanalisi. In uno dei tanti viaggi “culturali” che l’hanno attratto viene a conoscere Cesare Musatti, che parla di Freud e del valore del suo pensiero. Immediatamente Franco prende una decisione: “anch’io sarò psicoanalista”. Si informa da Musatti com’è la formazione, ha il nome di  Egon Molinari di Bologna dove andrà 3 volte la settimana a fare la sua analisi personale (1961).  È l’inizio di un percorso formativo che lo lega all’Istituto di Training milanese dove ritrova Musatti: ancora viaggi e viaggi a Milano che si concludono nel 1970 quando diventa membro della Società Psicoanalitica Italiana (SPI): anche lui è uno psicoanalista. Nel suo lavoro casalingo ora può accettare pazienti da curare con la psicoanalisi. A Firenze ci sono alcuni medici che come lui hanno fatto lo stesso percorso e sono Soci della SPI: con loro Franco ha periodici incontri nelle case di ciascuno dove si presentano casi clinici o si approfondisce l’aspetto teorico della psicoanalisi. Tra di loro ci sono anch’io, che conobbi Franco quando le vicende della mia vita mi portarono a Firenze e avevo bisogno di trovare lavoro. Lui mi fu subito amico e mi aiutò. Franco/psicoanalista si intreccia col Franco che mantiene gli impegni a San Salvi, alla Tinaia, con i malati che vede nel suo ambulatorio casalingo. All’inizio del 1971 scrive: “La mia giornata è scandita come un orologio: troppo piena! Ecco l’orario dal lunedì al sabato”: È una confessione  che prende tutta una pagina che fa capire a Franco che così non può durare a lungo, che ci sarà qualcosa da lasciare. La scoperta della psicoanalisi risulta vincente: saranno gli impegni a San Salvi che andranno rivisti. Gli psicoanalisti fiorentini decidono di costituire il Centro Psicoanalitico di Firenze, che diviene “Sezione locale della SPI”, come recita lo statuto della Società. Ecco il nome dei 5 che nel 1974 si trovano dal notaio a fondare ufficialmente il Centro: Giovanni Hautmann, Stefania Manfredi, Franco Mori, Giordano Fossi, Arrigo Bigi. La “psicoanalisi” ha intanto contagiato anche Gina, che compie tutto il suo percorso formativo e diverrà Socia SPI nel 1981…

Sul piano lavorativo gli impegni rimangono invariati, tenendo conto che la psicoanalisi diventa gradatamente l’impegno dominante. In parte perché aumentano i pazienti che vengono sottoposti a una psicoanalisi, in parte perché l’appartenenza alla SPI spinge Franco e Gina a partecipare alle riunioni, ai seminari, ai Congressi che esigono viaggi, spesso anche oltre frontiera, per raggiungere colleghi stranieri quotati da tutto l’entourage psicoanalitico.  La vita del Centro Fiorentino intanto si accresce per la venuta di altri nuovi colleghi e a Franco e Gina vengono richiesti compiti direttivi. Franco è Segretario Scientifico nel biennio 1982-84, Gina è eletta Presidente nel bienni01984-86, Franco Presidente nel biennio 1988-1990.  A livello nazionale Gina viene cooptata come Didatta nel 1988: l’annuncio viene dato durante il Congresso SPI a Sorrento. Saltando alcuni lustri anche Franco verrà chiamato in sede nazionale a svolgere particolari impegni. Nel 2001 viene inserito per un quadriennio nella Commissione che valuta le richieste dei Membri Associati di divenire Membri Ordinari. Dal 2005 al 2009 Franco fa parte della importante Commissione Deontologica. Una data altrettanto significativa è il 1998 quando avviene la chiusura ufficiale del Manicomio di San Salvi e Franco viene invitato a ricordare l’epico tempo della Tinaia. L’arrivo della senescenza suggella le ultime pagine della autobiografia. Il lavoro è progressivamente calato e Franco si trova a vivere un tempo che non ha mai sentito suo, o meglio che non ha mai voluto vivere. Scrive: “Si presenta in tutta la sua drammaticità il problema di come organizzare il tempo libero … e che tuttora non ho affatto risolto”. Gli suggeriamo allora di affrontare questo problema da buon psicoanalista che ora deve capire (curare!!) se stesso, capire prima il significato fondativo che ha dato alla sua vita, cercare di coglierne i risultati e vivere un presente sempre non dimenticando che immortali non siamo.
Forse non a caso Franco, mentre sta raccontando come trascorre ora la sua vita, cita un film che ha vistocon molto interesse, “la commovente vicenda del piccolo cammello che piange perché non riesce a prendere il latte della mamma”.

Arrigo Bigi Firenze, 15 maggio 2019

 

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