“Self- Reflection”, Mark Wallinger. Sigmund Freud Museum, Londra, 28 Luglio-25 Sett. 2016

Self Reflectionfoto di Alex DelfanneIl Freud Museum è ospitato in una piccola villetta a due piani, circondata dall’immancabile giardino, come se ne vedono tante nel tranquillo quartiere londinese di Hampstead, lontano dal traffico caotico del centro città. Qui Sigmund Freud, in fuga con la famiglia dalla persecuzione nazista, trascorse gli ultimi anni della sua vita continuando a leggere, a pensare, a vedere qualche paziente, nonostante il cancro alla mascella stesse inesorabilmente facendo il suo corso.

Circondato dall’affetto dei suoi cari, dalla stima e l’ammirazione degli allievi e degli intellettuali europei, si può supporre che Freud abbia vissuto quei pochi, ultimi anni, in relativa serenità, confortato anche dalla presenza dei suoi libri e dell’amatissima collezione di antichità che, insieme a pochi mobili, era riuscito fortunosamente a portare con sé , in qualche modo ricostruendo nella casa dell’esilio l’ambiente del suo vecchio studio viennese, completo del celebre lettino con tappeto persiano e cuscini.

Molti personaggi famosi vennero a rendergli omaggio in questa casa. Tra questi, l’artista catalano Salvador Dalì, esponente di quell’avanguardia pittorica che aveva scelto di chiamarsi surrealista in quanto fondava la propria pratica e ricerca artistica sull’”altra” realtà della mente indagata da Freud, e che venerava il padre della psicoanalisi come una sorta di santo patrono. Il vecchio studioso viennese, dal canto suo, non ricambiava affatto la loro venerazione, anzi ne era in qualche modo seccato per l’alone di scandalo che circondava quelle teste calde; inoltre Freud amava l’arte classica, e confessava di non comprendere né apprezzare l’arte moderna, anche se- a onor del vero- rimase piuttosto colpito dall’abilità nel disegno del giovane spagnolo.

Nonostante questa diffidenza di Freud- forse per porvi rimedio?- e comunque nella migliore tradizione psicoanalitica, il Freud Museum si segnala per una politica culturale di curiosità e apertura al nuovo in ambito artistico: nel corso degli anni, molti artisti contemporanei sono stati invitati ad esporre nelle sue sale o a creare lavori site-specific , pensati appositamente per quegli spazi carichi di storia e di significato.

Questa volta è toccato a Mark Wallinger , chiamato a celebrare il 160° anniversario della nascita di Freud, e il 30° dell’inaugurazione del museo.

Se l’arte deve provocare nello spettatore un piccolo shock, come sosteneva Walter Benjamin, o meglio essere in grado di suscitare il sentimento del perturbante, per dirla più appropriatamente con Freud, allora mi pare che Wallinger abbia colpito nel segno.

Con un’idea semplice e geniale, l’artista ha interpretato alla lettera, letteralmente, la sollecitazione a riflettere su di sé propria della terapia psicoanalitica, esprimendola in resa plastica nella istallazione “Self-Reflection”, allestita nello studio del padre della psicoanalisi.

Un’unica, enorme superficie specchiante ricopre l’intero soffitto: lo spazio si dilata, il mondo si rovescia di sotto in su, riflettendo tutti gli oggetti- libri, tappeti, scrivania, collezioni, lettino- contenuti nella stanza. Un luogo iconico per la cultura occidentale, visto e rivisto in centinaia di fotografie e dunque noto e familiare, appare improvvisamente altro dal consueto. Lo spettatore è colto da un senso di disorientamento di fronte a questa nuova, spiazzante prospettiva di visione, che lo immerge in uno spazio sospeso e incombente, tra la vertigine e l’oppressione claustrofobica.

Nello studio di Freud la realtà si ribalta, si duplica nel doppio del suo riflesso illusorio, lo sguardo si confonde tra gli oggetti reali e le loro proiezioni sulla superficie specchiante. O meglio, potremmo dire, la realtà e il suo riflesso immateriale si confondono e si intrecciano in uno spazio illusorio, quasi metafora plastica dei processi mentali che si muovono tra percezioni sensoriali e rappresentazioni mentali, tra realtà, immaginazione, sogni o incubi angosciosi.   

Altre letture:

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