La Cura

Come cura la psicoanalisi di gruppo di N. Nociforo

6/10/21
K.WILEY, 2013

K.WILEY, 2013

I fondamenti concettuali per lo sviluppo di una possibile psicoanalisi di gruppo affondano le loro radici già nella teoresi freudiana, attraverso quella che si potrebbe definire come una sorta di trilogia di base che da Totem e Tabù (1907) passa attraverso Psicologia delle masse e analisi dell’io (1921), fino ad arrivare a Il disagio nella civiltà (1929).

Sebbene, quindi, con uno sguardo retrospettivo, il rapporto individuo<->gruppo viene esplorato da Freud, in modo più o meno evidente, lungo tutto l’arco della sua ricerca – si pensi ad esempio anche a L’avvenire di un’illusione (1927), Perché la guerra? (1932) o a L’uomo Mosè (1934-38) – e nonostante diversi psicoanalisti si siano interrogati, sin dagli albori (Corbella S., in Semi A. A., Vol. I, 1988), sulla possibilità di utilizzare il metodo psicoanalitico con i gruppi, bisogna attendere l’immediato dopo-guerra per lo sviluppo di una concettualizzazione psicodinamica. Essa arriverà principalmente attraverso le opere di Wilfred R. Bion e Siegmund H. Foulkes, i cui fondamentali contributi hanno sollecitato nella comunità psicoanalitica internazionale il fiorire di una grande attenzione all’utilizzo dei gruppi come possibile strumento terapeutico, così come un significativo confronto sulla possibilità di un utilizzo psicoanalitico della tecnica gruppale.

La Società Psicoanalitica Italiana, in particolare, è stata tra quelle che maggiormente hanno sviluppato un interesse per i gruppi, con sviluppi di concettualizzazioni molto importanti e significative. Questo grazie, in particolar modo, all’impegno di psicoanalisti come Franco Fornari a Milano, Paolo Perrotti a Roma e Francesco Corrao a Palermo. Quest’ultimo, in particolare, ebbe il merito di appassionare gli psicoanalisti italiani all’opera di Bion, inclusa quella parte relativa ai suoi studi sui gruppi che l’analista inglese aveva in qualche modo messo da parte perché non ben accolta, se non per certi versi addirittura osteggiata, da parte di Melanie Klein, la sua analista.

D’altra parte, gli argomenti messi in campo da chi nutriva dubbi sulla possibilità di utilizzare il metodo psicoanalitico con i gruppi erano legittimi e di notevole portata scientifica. Essi ruotavano intorno ad una questione principale e dirimente tra diverse altre, ovvero se la terapia o psicoterapia di gruppo potesse essere annoverata nel campo della psicoanalisi, se cioè si potesse legittimamente parlare dell’esistenza di una vera e propria psicoanalisi di gruppo, diversa da una psicoterapia, in quanto capace di curare gli individui attraverso l’indagine del loro inconscio. Quindi, se per parlare di psicoanalisi individuale si era riusciti a dimostrare l’esistenza di un inconscio individuale abitato da specifici oggetti e funzioni, per poter parlare di psicoanalisi di gruppo bisognava dimostrare l’esistenza di un inconscio di gruppo con i suoi relativi oggetti e funzioni (Romano R., 2017). Sul crinale della necessità di questa dimostrazione scientifica si sono mossi principalmente psicoanalisti come, appunto, Francesco Corrao in Italia e Didier Anzieu e Renè Kaes in Francia.

Gli sviluppi ed i contributi più recenti e significativi, nell’ambito della Società Psicoanalitica Italiana, sono venuti, già a partire dai primi anni ottanta, da Claudio Neri e Riccardo Romano, entrambi sulle orme di Francesco Corrao. La ricerca di Romano, nello specifico, si è sviluppata, nel tempo, proprio nella direzione del nodo relativo alla possibilità di dimostrare l’esistenza di un inconscio e quindi di  una psiche di gruppo, al fine di legittimare sul piano scientifico la pratica riproducibile di una tecnica della cura che si potesse definire, coerentemente con le sue premesse teoriche e metodologiche, psicoanalisi di gruppo. Proprio di Riccardo Romano potrete leggere a seguire: come cura la Psicoanalisi di Gruppo.

Catania, 3 novembre 2021                                                       Nicola Nociforo

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