Parole Chiave: edipo, incesto, confusione delle lingue, differenziazione, incestuale, antedipo
LA PSICOANALISI E L’INCESTO: DAL MITO ALLA RICERCA CLINICA
di Annalisa Amadori
Abstract
Nell’articolo viene trattato l’incesto sia come espressione di dinamiche patologiche sia come tema di rappresentazioni legate al mito e alla tragedia. Dopo un excursus sui lavori freudiani, viene esposto il pensiero degli autori successivi: Ferenczi, Grunberger, Racamier. A quest’ultimo si deve la definizione di “incestuale” e di “Antedipo”, punti da cui partire per ampliare la ricerca e la visione clinica.
L’incesto si lega a situazioni patologiche verificatesi durante lo sviluppo psico-sessuale dell’individuo. “ Non si può certo dire che il mondo sia stato riconoscente alla ricerca psicoanalitica per la scoperta del complesso edipico. Al contrario, questa ha suscitato la più violenta opposizione degli adulti […] Secondo la mia limitata convinzione, non c’è qui niente da smentire, niente da ammantare. C’è solo da familiarizzarsi con un fatto, che la leggenda greca ha riconosciuto come nostro ineluttabile destino. E’ interessante d’altronde che il complesso edipico, espulso dalla vita, sia stato lasciato alla poesia.” (Freud, 1915-17, 376).
L’Edipo redi Sofocle offre la descrizione di un mito che pone il personaggio principale al centro di azioni tragiche ed esecrande. Edipo, al ritorno nel territorio di Tebe, da cui è stato allontanato alla nascita per l’influsso di un funesto presagio, compie inconsapevolmente l’omicidio del proprio padre, il re Laio. Liberata la città dalla minaccia della Sfinge, ne diviene sovrano e sposa Giocasta, la regina, ignaro del fatto che si tratti della propria madre, generando da lei quattro figli. Lo svelamento della reale identità di Edipo, compiuto dall’indovino Tiresia, apre le sequenze drammatiche del finale, che vede il suicidio di Giocasta e l’accecamento inferto a sé stesso dal protagonista.
Freud, nel 1897, comunica a Fliess di essere giunto alla definizione del complesso di Edipo: la tragedia sofoclea ha messo in scena un gruppo di fantasie infantili, portando l’uomo a prendere contatto con gli impulsi di violenza verso il padre e di desiderio verso la madre. L’Edipo è una fase dello sviluppo psico-sessuale, che contiene la spinta a un appagamento di desiderio percepibile nel bambino intorno al terzo anno di vita, epoca in cui si fa strada la pulsione sessuale. Nel corso dello sviluppo infantile, va osservato come in entrambi i sessi il primo oggetto d’amore sia rappresentato dalla madre. Col procedere dello sviluppo, il desiderio infantile assume caratteri dominati dalla pulsione erotica; questa determina variazioni nelle fantasie di soddisfacimento, non più governate dal piacere orale della nutrizione, ma organizzate sotto il primato del genitale. Il maschio desidera il possesso della madre, secondo le fantasie e i vissuti che ha potuto formare. Allo stesso tempo, il padre diviene un rivale, capace di sbarrare la strada alla spinta del bambino, le cui fantasie si orientano sulla necessità di toglierlo di mezzo. Subentra poi l’angoscia di castrazione come minaccia che determina la fine del complesso di Edipo e contribuisce tanto a formare il tipo di relazione che il bambino manterrà col padre e con la madre quanto a influenzare i caratteri del rapporto con gli uomini e con le donne. Diversa è la vicenda del complesso di Edipo nella bambina. Questa passa dall’attaccamento esclusivo verso la madre al desiderio di possesso del padre. Cercando di assumere un ruolo femminile nei confronti del genitore, svilupperà ostilità verso la madre. La perdita del primo oggetto d’amore fa sì che in lei avvenga un processo di identificazione con la madre, capace di offrire la sostituzione interiore di quanto sul piano esterno è stato perduto. Meno complessa è nel sesso femminile la dinamica di risoluzione del complesso di Edipo, potendo la donna giovarsi di una stabile identificazione con la figura materna e andando incontro a minori mutamenti sul piano delle relazioni rispetto al maschio (Freud, 1931). Il complesso di Edipo è un organizzatore della vita mentale, segnando una tappa in cui il bambino è spinto a lasciare la posizione duale di esclusivo attaccamento alla madre per giungere a un nuovo tipo di relazione, che, includendo il padre, prevede un terzo elemento con cui misurarsi.
La ricapitolazione di un’esperienza collettiva nella vita individuale, viene messa in rilievo da Freud in Totem e tabù (1912-13), Il primo capitolo è dedicato all’orrore per l’incesto. Entro le tribù australiane, il sistema del totemismo, cioè la caratterizzazione di ogni clan attraverso un totem (animale, pianta, elemento naturale), è strumento per la creazione di un sistema di regole inviolabili poste alla base della vita di comunità. Obbligo assoluto è l’esogamia. I membri di un medesimo totem non possono intrattenere rapporti sessuali tra loro e nemmeno contrarre matrimonio. La violazione di questo divieto viene punita con estremo rigore e vendicata dall’intera tribù. Si comprende come la parentela totemica venga estesa oltre i reali legami di sangue, rendendo assai forte il vincolo tra i componenti dello stesso clan. All’origine del divieto totemico dell’incesto, Freud attribuisce un valore pari a quello delle fantasie edipiche infantili: il totem verrebbe assimilato al padre, mentre nella figura della donna appartenente al medesimo clan sarebbe avvertito un simbolismo legato alla madre. L’incesto è annoverato tra i tabù, termine della lingua polinesiana, che contiene i significati di consacrato e insieme di perturbante, inaccessibile, impuro. La creazione del tabù presso i popoli primitivi si fonda sulla percezione di un potere pericoloso capace di trasmettersi per contatto. Punto di confine tra il sacro e l’impuro, il tabù impone alla mente dell’uomo il senso di un limite che non deve essere violato. La sua punizione viene affidata a un’istanza interiore, che si esprime spontaneamente entro il gruppo: “il tabù violato si vendica da sé” (Freud 1912-13, 29). In questa definizione del limite individuale e dei diritti collettivi, si fonda la nascita dell’etica, le cui radici vanno riconosciute nel volere del padre primigenio, a cui si legava tanto l’imperio dell’esogamia quanto la rinuncia pulsionale avvertita come pericolosa e sacrilega. Il divieto dell’incesto non si fonda, dunque, su un sentimento naturale; di fatto, “ciò che è detto offendere i nostri più sacri sentimenti era costume generale, si potrebbe dire usanza sacra, nelle famiglie regnanti dell’antico Egitto e di altri antichi popoli” (Freud 1934-38, 438). L’esempio è quello degli dèi, degli eroi del mito, dei re della storia, presso i quali il matrimonio tra consanguinei non era proibito; anzi, l’incesto, “sottratto ai comuni mortali e riservato invece ai re rappresentanti degli dèi” (ibidem) consentiva di mantenere i fondamenti di un antico privilegio, riconducibile all’appagamento delle fantasie infantili.
La psicoanalisi descrive nei termini di un possibile incesto la prima scelta d’amore. Nel procedere verso la maturità sessuale, il risveglio delle pulsioni, che avviene durante la pubertà, richiede, per il buon funzionamento psichico, la costituzione di una “barriera contro l’incesto” (Freud 1905, 530). Il passaggio dal soddisfacimento immediato del desiderio alla definizione dell’oggetto per la relazione viene posto in rilievo da Freud come aspetto della vita adolescenziale, in cui la fantasia descrive uno scenario di rappresentazioni non realizzabili concretamente. La pubertà segna non solo la rinuncia alle fantasie incestuose, ma anche il distacco dall’autorità dei genitori. Lo spazio sociale del superamento dell’incesto comporta l’acquisizione dell’autonomia per il soggetto e pone la base per il contrasto della vecchia con la nuova generazione (Freud 1905, 531).
Il tramonto del complesso di Edipo lascia spazio alla formazione del Super Io, istanza psichica legata all’interiorizzazione delle esigenze e dei divieti genitoriali e depositaria della coscienza morale del soggetto. Di fatto, la severità del Super Io non aderisce solo a un modello concreto, ma si lega “all’intensità con cui il soggetto ha dovuto difendersi dalla tentazione del complesso edipico” (Freud 1938, 633). Così, la necessità dell’istanza morale nell’adulto prende il posto della paura infantile di perdere l’amore. Il Super Io continua a svolgere per l’Io una funzione simile a quella di un agente esterno. Esso riassume in sé l’influsso dell’età infantile che si protrae nella vita adulta, testimoniando “la civiltà trascorsa che il bambino è costretto a ricapitolare nei pochi anni della sua prima età” (ibidem). In questo senso gli influssi del presente e del passato si unificano e legano le prime attrazioni incestuose alle stabili modificazioni che hanno dato origine alla struttura morale dell’individuo.
Una situazione clinica, legata a fenomeni di abuso sessuale e a pratiche incestuose, viene tratteggiata da Sandor Ferenczi (1932). L’autore descrive una condizione in cui la tenerezza presente in un rapporto fra il bambino e l’adulto può venire fraintesa e dare luogo a comportamenti sessuali veri e propri. Questi vengono messi in atto dall’adulto, che intende i gesti del bambino come quelli di una persona sessualmente matura, confondendo il linguaggio della tenerezza con quello della passione. Ferenczi osserva come spesso i bambini, sentendosi impotenti di fronte all’autorità dell’adulto, finiscano per risultare privi della facoltà di reagire difensivamente e di pensare in modo autonomo, fino a sottomettersi passivamente. In seguito a ciò, si ha una introiezione della figura adulta abusante. Con questo processo, l’evento traumatico, da esterno, diviene interno, tanto da produrre trasformazioni nella vita psichica della vittima. L’identificazione per paura e l’introiezione dell’aggressore generano nel bambino lo sviluppo del sentimento di colpevolezza che dall’adulto gli viene trasmesso. La vicenda realmente accaduta non viene più vissuta come un gioco inizialmente innocente, ma come un atto colpevole da cui la psiche del bambino risulta pervasa. L’esito può condurre a una scissione entro la personalità, spartita fra l’idea dell’innocenza e quella di una vergogna tanto grande da non poter essere raccontata ad alcuno. Il bambino vive l’episodio come un evento da lui stesso provocato. Il suo Io ancora debole va generalmente incontro a un arresto di sviluppo con esito potenziale in forme di nevrosi, di psicosi, di perversione sessuale. Caratteri di rappresentazione incestuosa possono essere colti in quelle situazioni che vedano il bambino oggetto di un amore eccedente o diverso dalla comune tenerezza; di fatto, l’innesto di un sentimento passionale genera nella psiche in corso di sviluppo lo stesso tipo di confusione prodotto dal trauma.
Bela Grunberger (1971) esplora una condizione dello sviluppo in cui la conflittualità edipica viene evitata dal bambino, che, per il terrore della rivalità col genitore, di fronte ai propri desideri incestuosi, si rifugia in alcune modalità di pensiero di tipo narcisistico o magico, per sentire di poter trionfare sul padre. Accade talvolta che il bambino raccolga materialmente una forma di tesoro: insieme di oggetti da conservare gelosamente, privi di un reale valore, ma dotati di forte consistenza creativa. Sorta di mondo distinto da quello degli adulti, il tesoro infantile rappresenta una protezione contro le angosce di castrazione e genera lo spazio per un pensiero entro cui il bambino si protegge dalle identificazioni coi genitori, figure che deve tenere a distanza. Nell’adolescenza, di fronte alle spinte pulsionali e alla riapertura dei conflitti infantili, tale assetto svela la frammentazione di un Io che non ha completato i meccanismi precoci di identificazione. L’unificazione della personalità non può essere raggiunta, tanto che il soggetto si mantiene ancorato a un sistema di proiezioni multiple per controllare l’angoscia determinata dai processi di crescita. Possibile equivalente del possesso di un tesoro infantile diviene, in questa fase, l’appartenenza a un gruppo di adolescenti, in cui il narcisismo dei singoli viene rinforzato dall’opposizione alle regole portate dal mondo degli adulti, stato che conduce a trasgressioni di varia natura. Talvolta, il gruppo si struttura attorno a un soggetto verso il quale si orientano le proiezioni narcisistiche degli adolescenti, come un Idolo, cui vengono attribuiti poteri ideali, oggetto arcaico capace di sconfiggere le esigenze della realtà. Si tratta di un vertice di resistenza contro l’Edipo. I processi di sviluppo, recando in sé i caratteri del mondo adulto, implicherebbero la rinuncia all’onnipotenza infantile e al senso di irresponsabilità e rappresenterebbe il mezzo per la maturazione del Super Io e di un sentimento etico adeguato. Attraverso questa resistenza, la mente dell’adolescente continua a conservare i propri fantasmi incestuosi.
Paul-Claude Racamier ha introdotto temi derivati da riflessioni legate a originali visioni della clinica psicoanalitica. Egli descrive una dimensione cui dà il nome di incestuale, cioè “un clima in cui soffia il vento dell’incesto, senza che vi sia incesto” (1995, 21). L’assenza di comportamenti sessuali realmente agiti entro la famiglia non esclude uno stato di significativa indifferenziazione psichica tra i componenti. L’origine dell’incestuale va ricondotta ai primi tempi di vita, quando vige un livello fisiologico di reciproca seduzione narcisistica tra il neonato e la madre. Il mancato superamento di questa condizione fa sì che la madre possa ostacolare la maturazione del bambino come soggetto separato e indipendente. Questo impedisce poi lo sviluppo della naturale rivalità edipica. Si instaura, dunque, uno stato psichico che Racamier chiama Antedipo. Esso non va inteso né come situazione antecedente e nemmeno contrapposta all’Edipo. E’ una sorta di livello complementare dove il conflitto psichico maggiore non è, come nell’Edipo, la rivalità triangolare col genitore, ma riguarda lo sviluppo dell’autonomia che viene ostacolata a fronte delle spinte narcisistiche che tendono a mantenere l’unione indifferenziata. Se il complesso di Edipo ha come tabù l’incesto, l’Antedipo contiene il tabù dell’indifferenziazione e il lutto per la possibile fine della seduzione narcisistica che alimenta la coppia madre-bambino. Di fatto, l’aspetto confusivo apre la via a una situazione incestuale, dove l’accesso alla capacità della relazione matura viene bloccato dalla mancata individuazione dei soggetti, impedendo il passaggio alle conflittualità che segnano le fasi successive dello sviluppo.
BIBLIOGRAFIA
Ferenczi S. (1932) Confusione delle lingue tra adulti e bambini. “Opere” vol. 3, Guaraldi, Rimini, 1974.
Freud S. (1905) Tre saggi sulla teoria sessuale, OSF 4.
Freud S. (1912-13). Totem e tabù. OSF 7.
Freud S. (1915-17). Introduzione alla psicoanalisi. OSF 8.
Freud S. (1931). Sessualità femminile. OSF 11.
Freud S. (1934-38). L’uomo Mosé e la religione monoteistica: tre saggi. OSF 11.
Freud (1938). Compendio di psicoanalisi. OSF 11.
Freud S. Lettere 1873-1939, Bollati Boringhieri, Torino, 1960.
Grunberger B. (1971), Il narcisismo. Saggio di psicoanalisi, Einaudi, Torino, 1998.
Racamier P-C (1995), Incesto e incestuale, Franco Angeli, Milano, 2003.
Vedi anche: