La Ricerca

Integrazione tra diagnosi psicodinamica e psicoterapia psicoanalitica

14/06/21

TITOLO

INTEGRAZIONE TRA DIAGNOSI PSICODINAMICA E PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

I risvolti nella clinica e nella ricerca empirica dei fattori che influenzano l’inizio del trattamento e il processo terapeutico.

PROPONENTI

Raffaella Morelli, Sergio Anastasia, Chiara Baldari Anita Brambilla, Monica Compostella, Valeria D’Amico, Tommaso Ferraresi, Erica Fui, Erica Zanoni,

REFERENTE

Raffaella Morelli
Membro Associato della Società Psicoanalitica Italiana
Fondatrice e responsabile di Mind Order: Centro di Psicodiagnosi, Psicoterapia e piani di trattamento individuali.

Via Antonio Cecchi 9/3, 20146 Milano
Tel. 375-6266455, www.mindorder.it

 

COORDINATORE

Dottor Tommaso Ferraresi
Medico Chgirurgo

Specialista in Psichiatria e Psicoterapeuta

DURATA PREVISTA

Il progetto di ricerca verrà svolto presso la sede di Mind Order e avrà la durata di 2 anni. Nella prima fase è prevista la raccolta dei dati che emergono dalla formulazione della diagnosi psicodinamica per tutti i primi accessi di pazienti 0-12 anni. Sono previste delle interviste di follow up a (2) anni dalla fine del trattamento.

PAROLE CHIAVE

Diagnosi psicodinamica, inizio della psicoterapia, fattori di cambiamento, disturbi dell’età evolutiva, alleanza terapeutica, equipé multidisciplinare.

BREVE RIASSUNTO

La diagnosi in psicoanalisi è stata a lungo poco considerata come elemento indispensabile alla cura.

Quello di costruire un sistema nosografico di riferimento per i disturbi psichici infatti non era tra le preoccupazioni prioritarie di Freud, il quale ha definito le diverse patologie psichiche al fine di differenziare l’analizzabilità o meno dei pazienti.

Negli anni successivi alla nascita della psicoanalisi, il focus sulla diagnosi è stato considerato una semplificazione della dimensione psichica “…l’uso di ogni categorizzazione in riferimento ad un paziente è un modo di inaridire (secondo Hoffman) l’esperienza umana…” polemica che si è estesa anche contro coloro che sostengono la necessità di validare gli interventi e “ridurre la distanza tra scienza e pratica clinica”.

Il nostro gruppo clinico intende lavorare tenendo a mente che l’osservazione, l’analisi e la descrizione della situazione clinica è diversa, sebbene complementare, dalla situazione psicoterapeutica (intervento di F. Barale, Centro Milanese di Psicoanalaisi, 2019).

Una delle più importanti differenze tra situazione clinica ed analitica è il valore che viene attribuito alla realtà esterna, infatti i sintomi si sviluppano all’interno di una storia e biografia che permettono di tradurre le categorie diagnostiche in una storia soggettiva la quale offre senso e significato a ciò che accade ed è accaduto. Se dunque per molti autori la realtà nella relazione analitica esiste solo come comunicazione transferale, nella situazione clinica la realtà esiste in quanto tale, non come verità obiettiva ma come verità soggettiva.

  1. Shapiro in un interessante articolo sulla rinegoziazione della cornice del trattamento alla luce dei nostri tempi (e ancor più oggi con l’esperienza di una pandemia di cui ancora non conosciamo le vere conseguenze in ambito clinico), sottolinea l’importanza della realtà e dei limiti che impone. “La nostra difficoltà nel riconoscere e integrare, nella nostra struttura di trattamento, gli aspetti del contesto esterno ormai radicalmente mutato, può addirittura riproporre la confusione dei confini caratteristica delle famiglie dei nostri pazienti. Per conservare la nostra integrità e mantenere la nostra impresa terapeutica ancorata alla realtà, dobbiamo riesaminare i fondamenti del nostro setting terapeutico, in questo nuovo contesto” economico e di gestione/percezione del tempo.

Non si tratta dunque di adeguare la teoria e la tecnica psicoanalitica alla realtà ma di “gestire la struttura del trattamento” (E. Shapiro, 2010) e di considerare attentamente i limiti concreti con i quali i pazienti si confrontano nel momento in cui viene comunicata la diagnosi e le indicazioni alla cura.

Il gruppo clinico di Mind Order è un’equipé multidisciplinare composta da psicoterapeuti dell’età evolutiva, adolescenti e adulti, psichiatri e neuropsichiatri che lavorano in modo sinergico ed integrato utilizzando il gruppo come strumento di confronto, dalla presa in carico alla conclusione della terapia. Il gruppo è caratterizzato da un orientamento psicoanalitico e pone un’attenzione particolare alla diagnosi psicodinamica (PDM-2) quale primo elemento essenziale della cura e esso stesso il primo atto terapeutico.

L’obiettivo della ricerca consiste nel valutare l’impatto emotivo che ha la comunicazione della diagnosi psicodinamica sulla compliance alla cura e sul processo terapeutico; i soggetti coinvolti sono i genitori e i bambini dagli 0 ai 12 anni.

Il nostro riferimento diagnostico è il PDM-2 (Lingiardi V., Mc Williams N., 2020) il quale si presta all’analisi di molteplici aspetti ricavati dall’osservazione clinica e verificabili empiricamente. Infatti consente da una parte di standardizzare l’assessment diagnostico (asse P, M, S) e dall’altro di integrare nella valutazione  aspetti relazionali e soggettivi per giungere ad una comprensione e conoscenza del paziente non solo razionale ma anche affettiva (G. Civitarese, 2017).

Il modello di intervento che vogliamo applicare e verificare prevede l’impegno di diversi terapeuti coinvolti sulla stessa situazione clinica: uno si occupa di analizzare la domanda e raccogliere l’anamnesi, un altro somministra i test psicodiagnostici, un ultimo psicoterapeuta compie un’osservazione madre-bambino o, a seconda dell’età del paziente, lo incontra due o tre volte per dei colloqui clinici, quando ritenuto necessario, è prevista la visita neuropsichiatrica.

Una volta raccolte le diverse informazioni da parte di ognuno, la riunione d’équipe, diventa il contenitore, in senso Bioniano, delle osservazioni cliniche  e si pone come obiettovo di lavoro quello di integrare i diversi vissuti controtransferali dei terapeuti coinvolti al fine di produrre un protocollo narrativo diagnostico (PDM-2, ICDX) e delle indicazioni terapeutiche che verranno comunicate durante la restituzione.

In particolare vorremmo valutare:

  • come viene influenzata la motivazione all’inizio del trattamento dopo la restituzione dettagliata del quadro psicopatologico
  • quali fattori psicologici vengono sollecitati dalla descrizione diagnostica da parte del clinico
  • la ricaduta sulla qualità dell’alleanza terapeutica sempre più considerata come “il miglior predittore dell’esito terapeutico, indipendentemente dal disturbo per cui si cerca aiuto” (American Psychoanalytic Association, 2013)
  • come gli aspetti controtransferali e transferali che emergono nella fase diagnostica possono essere utilizzati nel processo di cura

OBIETTIVI

  • Mettere a punto un modello di cura, inizialmente multidisciplinare e successivamente che si avvale di un setting individuale, basato sulla teoria psicoanalitica e replicabile in altre realtà dove la valutazione diagnostica orienta alla costruzione di progetti di cura personalizzati che possono essere validati. Integrare tra loro ricerca, psicoanalisi e lavoro di gruppo si ispira alle realtà dell’Austen Riggs Center (Stati Uniti) e della Velotte (Francia).
  • Disporre di dati clinici che possano avviare diverse linee di ricerca al fine di produrre evidenze di efficacia.
  • Più in generale auspichiamo di ridurre la polarizzazione che si è creata nel tempo tra psicoanalisi e ricerca empirica.

ATTIVITA’

Psicoterapia psicodinamica individuale
Lavoro in équipe multidisciplinare
Gruppi di supervisione clinica
Costruzione di reti di supporto alla cura dei disturbi psicopatologici in età evolutiva con la famiglia,  la scuole e la pediatria di base

TIPO E NUMERO DI PERSONE CHE BENEFICIANO DEL PROGETTO
Saranno coinvolti bambini 0-12 e i loro genitori

RISULTATI ATTESI

Indicatori di processo
Numero di pazienti seguiti
Numero di pazienti seguiti con una psicoterapia psicoanalitica
Analisi dei cambiamenti attraverso il 3-level method
Numero di drop-out
Dati di follow-up

TIPO E NUMERO DI OUTPUT DA PRODURRE
Dalla ricchezza di dati che potranno essere raccolti ci attendiamo di produrre una serie di articoli su riviste di psicoanalisi e di ricerca clinica
Partecipazione a congressi

BIBLIOGRAFIA

  • Altmann de Litvan M., Time for change. Traking transformation in psychoanalysis – The three-Level Method
  • Greenspan, S. I. (1981), Clinical infant reports. Number 1: psychopathology and adaptation in infancy and early childhood: principles of clinical diagnosis
  • Lingiardi V., Mc Williams N., Manuale Diagnostico Psicodinamico PDM-2
  • Mc Williams N., La diagnosi psicoanalitica
  • Shapiro E., R., I confini stanno cambiando. Come possiamo rinegoziare la cornice del trattamento? In Resistenza al trattamento e autorità del paziente a cura di Plakun E., M.

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