“Ascoltare il Presente” di M. Balsamo. Recensione di F. Salierno

“Ascoltare il Presente”.

Tempo e Storia nella Cura Psicoanalitica

 di Maurizio Balsamo

(Mimesis, 2019)

Recensione di Flavia Salierno

La persona che aspettiamo bussa alla porta, apriamo, ci guardiamo, in quel momento scattiamo una fotografia, che ha la capacità di lasciare impresso il momento presente incorniciando contemporaneamente una situazione, una condizione che sono il frutto di altre passate, senza le quali non avrebbero potuto esistere.

Quella persona varca con noi così la soglia di una  parentesi, quadra, ovvero di quello spazio, dice Balsamo, “nel discorso che il sociale pronuncia nella sua cieca ripetizione”. Come fosse un modo per sospenderlo, approfondendo, entrandoci dentro. Al “buongiorno, mi presento”, noi rispondiamo a quella persona, chiediamo, la ascoltiamo. E quella fotografia diviene, appunto, la presentificazione di un vissuto, di un pensato e di un non pensato, di una storia narrata, di una ricordata e di una non vissuta. Di un presente frammisto di passato, rintracciato in un futuro ancora in essere. Da costruire.

 

Sempre più le persone che si rivolgono a una qualche forma di terapia chiedono di essere aiutate a gestire il “presente”, chiedono di migliorare le prestazioni, chiedono di non perdersi in trattazioni passate perché il problema è ora, e va risolto in questo momento. Ascoltare il presente, quindi, ma quale presente? Una parola che serba in sé già un punto interrogativo.

 

Da qui la mia attrazione per il titolo del libro. Titolo che sembra una contraddizione in termini, se vogliamo o ci ostiniamo a pensare al presente come ad un istante che quello dopo è già passato. E che porta con sé tracce di un passato che si ripresentifica e fa sentire il suo carico. L’ascolto invece prevede un’attenzione senza tempo, in cui il tempo stesso possa essere accolto, senza dare a questo una cornice che chiuda. La psicoanalisi diviene così uno strumento anacronico, facendo attenzione (aggiungo io) che non diventi anacronistico. L’analista alla affannosa ricerca degli eventi del passato cede il passo a quello che ne rintraccia la presenza nel presente e ne fa uno strumento.

 

Ma quale passato? Quello reale? Quello raccontato, immaginato?

La fatica che fa lo psicoanalista ora triplica là dove viene richiesto un lavoro che si occupi dell’hic et nunc e che venga fatto per lo più in una seduta settimanale, anch’essa sempre più intervallata da partenze sempre più possibili, necessarie e frequenti. Non ci chiediamo qui se questo sia giusto o sbagliato, è così, e con questo ci rapportiamo. Il paziente col trolley, però, va condotto nella scoperta di un mondo soggiacente rispetto a quello che è abituato ad abitare.

Quel paziente con la valigia pronta sempre più chiede la possibilità di una analisi via skype (argomento sempre più dibattuto nei contesti internazionali).

Del futuro della psicoanalisi se ne parla e forse se n’è sempre parlato. In contesti (e in timori) più o meno pubblici, privati, nazionali e internazionali. Così come spesso si celebra il funerale del lettino. Ma andiamo oltre. Anzi, entriamo dentro. Continuiamo a leggere il libro, portando per mano il paziente col trolley.

C’è la sua storia narrata, quella vissuta, un presente già divenuto futuro e un futuro già passato ma c’è anche la possibilità di una traduzione della storia pensata, narrata e vissuta attraverso il rapporto con quell’analista che ascolta, partecipa e lavora simbolizzando con lui. Quell’analista, infatti, ha il compito di far riconoscere e agganciare il bisogno che ha quel paziente di sognare, e di quel sognare arricchirne la propria esistenza.

Certo, anche io mentre leggo il libro ne faccio una mia inevitabile traduzione. Un’ispirazione, o un’aspirazione, chissà.

 

Se potessi tracciare un percorso guidato dalla penna dell’autore mi farei condurre attraverso il dispiegarsi dei suoi capitoli . Ma Balsamo ci lascia la libertà di scegliere percorsi liberi. Ogni capitolo potrebbe essere letto a sé e avrebbe vita propria.

Il “Gia’ La’ e il Non Ancora “(capitolo primo), apre, spiega. Partendo da Freud col concetto di serie complementare si arriva al “Gia là” come , scrive Balsamo, “incrocio di traiettorie” tra il passato in cui ci troviamo immersi e la storia che costruiamo intorno. Nell’esplorazione psicoanalitica si oscilla tra la costruzione autobiografica e il “non ancora” , come possibilità di nuovi percorsi da creare.

Passiamo poi a ”Ascoltare “, ( capitolo secondo), in cui viene sottolineata la particolarità dell’ascolto psicoanalitico che consente un movimento per una nuova acquisizione soggettiva. Andiamo poi a “I Tempi della Cura “(capitolo terzo), e  il “Presente in Psicoanalisi “ ( capitolo quarto ), in cui la “temporalità” è “l’esito di una processualità'”. Qui l’autore si appoggia all’immagine usata da Pontalis (J.B. Pontalis, 2013): “Nel momento di bassa marea si può trovare tutto ciò che il mare nasconde. Ed è intorno al movimento di bassa e alta marea che si insinua la ricerca psicoanalitica. In questo movimento il tempo diviene solo una definizione, una delimitazione data dall’anacronismo, appunto, dello psichico”.

In “Ciò che Persiste”( capitolo quinto), Balsamo si pone la questione di come possiamo cogliere nel processo analitico la distinzione tra presente e passato, in cui quest’ultimo si riscrive accolto da un presente in grado di modificarlo alla luce del sopraggiungere di nuove esigenze.

Infine gli ultimi due capitoli, che ci fanno sentire un sospeso e un interrogativo, di quelli che ci lasciano solo i buoni libri.

“Guarire (dal)la Vita” (capitolo sesto) ha un titolo suggestivo. Mi sono chiesta perché l’autore non avesse concluso con questo. La suggestione ci porta a pensare che il compito di un analista, anzi, della psicoanalisi sia la cura, ma che questa si scontri con storie di vita che malgrado gli sforzi possono rimanere immutate. Dovremmo quindi guarire la vita, o guarire, guarirci da un certo tipo di essa? Coraggiosamente l’autore ci racconta esempi di vite rimaste sospese. Quelle vite di fronte alle quali nemmeno uno di quegli approcci terapeutici più magici, di quelli che si vendono su internet, potrebbe granché.

“Incidenti” è l’ultimo capitolo, il settimo. Dove hanno la meglio, appunto, gli incidenti, i “non eventi”, quelli che ci aiutano con la loro apparente casualità a dipanare matasse, di quelli che capitano anche al paziente col trolley, se gli diamo la possibilità di capirne il senso e la loro ricchezza. La relazione con l’analista così diviene il cardine fondamentale come il lavoro sull’hic et nunc “Che ha il merito di mostrare come la rimozione opera in una seduta analitica: non si tratta solo di ritrovare il passato nel presente, ma di trovare piuttosto come nel presente si manifesti qualcosa che non si è mai manifestato” (J.B. Pontalis,1989).  Quindi relazione e hic et nunc si integrano con una lettura e un’esplorazione più complessa e approfondita, metapsicologica, diremmo in altri termini.

 

Da “Ascoltare il Presente” ci si lascia condurre, ispirare, perché ripone fiducia  restituendola al lettore, spingendo in avanti un pensiero e invitando a non cedere di fonte al canto delle sirene delle semplificazioni. Uno di quei libri che aiuta a viaggiare con le persone che abbiamo in cura, anche quelle con la valigia pronta,  accompagnandole in un diverso tipo di viaggio, e in un diverso modo di vivere il presente. Portando avanti quindi l’ostinazione di chi tenta di togliere la benda alla “cieca ripetizione”, cercando un modo di aprire e dispiegare quelle parentesi che altrimenti avrebbero il destino di rimanere quadre.

 

Bibliografia

Balsamo M. (A cura di) (2015), L’Autobiografia Psicotica, Franco Angeli, Milano

Freud S. (1895). A proposito di una critica della “nevrosi d’angoscia”. Opere di Sigmund Freud, 2: 177-192. Torino: Boringhieri, 1968.

Freud S. (1915-17). Introduzione alla Psicoanalisi, OSF 8

J.B. Pontalis, (1989). Conversazione con S.Benvenuto, in Mondo Operaio, 12

J.B. Pontalis, Marée Basse (2013), Marée Haute, Gallimard, Paris

 

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