Beduina

Un racconto al 50% autobiografico, come dice l’Autrice, che narra la sua storia vera e, in parte, quella di …una amica. Narra la realtà dei fatti, lasciando al lettore il compito di incontrarsi con  la realtà del vissuto, che può essere narrato solo se trova personaggi in cui incarnarsi, come in un sogno. E i personaggi di questo racconto si distribuiscono funzioni diverse, sfaccettando in modo sconnesso l’ambiente affettivo di Jasira, saturo di ideologia integralista che radicalizza gli opposti e l’odio per la differenza.

Jasira è la “beduina”- così la chiamano i compagni di scuola – figlia di un padre libanese, che abita nel Texas e di una madre israeliana che abita nello stato di New York. Genitori separati da un conflitto colmo di odio che si amplifica nello scontro di culture “diverse”, lasciando nella solitudine e nell’inconsapevolezza di sé  una Jasira alle soglie dell’adolescenza.

Se possiamo pensare all’adolescenza come al compito di integrare la maturazione sessuale del  corpo in un personale sentimento  di esistere con la competenza dell’“uso” affettivo e relazionale del corpo, allora questo libro è un saggio  sull’adolescenza.

E’ un libro sull’adolescenza come periodo di scoperta di sé attraverso il corpo, come itinerario verso il riconoscimento altrui che viene cercato attraverso il corpo che cambia e che diventa confusamente fonte di piacere e di negoziazione di affetti. Un periodo della vita in cui, come per il neonato, l’inconsapevolezza di sé è così fuorviante e la dipendenza da uno sguardo amorevole  così forte che, pur di colmarne la mancanza, si può essere disposti a tutto: anche a lasciarsi violentare.

La storia del percorso di Jasira si sviluppa tutta all’interno della contrapposizione amore/odio per il corpo, che diventa via via percorso dialettico e simbolicamente trasformativo.

Inizia l’odio: la madre allontana da sé la figlia  e la manda dal padre perché teme che il suo corpo di adolescente possa sedurre l’amante. L’amante ama il corpo della ragazza e si presta ambiguamente a insegnarle a prendersene cura. Il padre odia il corpo della figlia, che la rende ambiguamente estranea. Il corpo deve essere coperto, non ci devono essere contatti, deve essere isolato e preservato nell’ambiguità tra valore e paura che genera disprezzo. E tutto succede nel silenzio su tutto: non vengono dette ragioni, non ci sono spiegazioni.

Amore-odio  possessivo e intrusivo da parte del  vicino di casa Vuoso, il violentatore, che presuppone in Jasira una seduttività consapevole e una intenzionalità (“tu sai quello che fai ai  maschi”)  ingannevoli, in quanto è lui a pretenderne l’esistenza, a sostegno del suo progetto manipolatorio; lei cerca di ottenere quella considerazione di sé che il padre le nega: “ero convinta che il mio corpo fosse l’arbitro migliore”. E il corpo le serve come merce di scambio per essere “vista”, per sapere di esistere.

Ancora  illusione d’amore, da parte del ragazzo coetaneo, anche lui di “diversa razza”. Dapprima ricattatorio – “se vuoi che torni ad essere tuo amico devi venire a letto con me” -, a cui Jasira si sottomette con un pronto “ok”;  il ragazzo diverrà gradualmente più consapevolmente protettivo, dopo lo svelamento della violenza già subita. Tenuemente protettivo, ma ancora ambiguamente  teso a un controllo negante di quel corpo femminile, (che deve essere depilato e pulito, reso ingenuo come quello di una bambina piccola), questo rapporto farà tuttavia intuire a Jasira la variante della tenerezza  nell’incontro con il maschile. E sosterrà la sua inconsapevole tensione verso  l’amore vero. Lo riconoscerà nella giovane donna, la vicina di casa dalla parte opposta di Vuoso,  sposata e in attesa di un figlio, che si accorge di lei e della sua confusa solitudine. Saprà  avvicinare e condurre  la ragazza a una diversa conoscenza di sé. La tenerezza, la comprensione e il modello identificatorio  che Jasira trova in questa relazione  avranno  un punto culminante nella nascita della  figlia della vicina: “Dorrie era tanto piccola e tanto stanca, e ho capito che l’unica cosa giusta era amarla”.  Un po’ sorella, un po’ riflesso di un’altra  se stessa, Dorrie-Jasira  è la bambina amata che apre la speranza di una rinascita.

Claudia Bolottari