Carolina e l’occhio dell’Elefante di P. Somaini. Recensione di L. Colombi

“Carolina e l’Occhio dell’Elefante”  di Paola Somaini

“Carolina e l’occhio dell’Elefante”

 di Paola Somaini

Recensione a cura di Laura Colombi

 

I commenti di Brett Khar, Angela Joice e Jonathan Sklar al libro di Paola Somaini  Carolina e l’occhio dell’Elefante basterebbero da soli a stimolare la curiosità di leggere questo raffinato breve diario introspettivo di una bambina di 9 anni, alle prese con pensieri e paura acuite e messe a nudo dalla spaventosa epidemia da Coronavirus. Tre brevi recensioni che tratteggiano la forma leggera, figurativamente pregnante e comunicativa, con cui l’autrice è riuscita ad avvicinarsi al complesso tema delle possibili ricadute del trauma della pandemia sul delicato equilibrio del mondo emotivo infantile: “uno scritto tenero e sensibile, straordinariamente illustrato…” , “immagini e parole si combinano e rendono vive le nostre paure più comuni in modo giocoso e anche rassicurante ” , “un prezioso libro per bambini che è allo stesso tempo un libro psicoanalitico”.

Già dalle prime pagine, nell’ invito di Carolina a farci entrare a casa sua  attraverso quel  “cancello tutto pieno di ghirigori, disegnato a colori anche se in realtà è di ferro”, si coglie  un aspetto saliente dello stile comunicativo del libro: la capacità di alludere senza invadere e di aprire ad associazioni immaginative costruite intersoggettivamente, con la fiducia che il  significato, come nel  gioco dello “scarabocchio”,  prenda forma dall’incontro di due menti.  Un’  impronta che si coglie anche nella visione relazionale comunicativa della vita emotiva e dei bisogni infantili che fa da sfondo garbato,  pagina dopo pagina, alla descrizione degli scenari vitali e angosciosi con cui Carolina si deve confrontare nel suo percorso di crescita. Un percorso traumaticamente violato da “questo virus” che incarna la paura, ma che “non è un pensiero, ma una cosa. Ma dov’è? Forse è questa la cosa più strana di questa situazione, la più difficile da capire. Che il virus non si può vedere”. Quel  “virus che non si può vedere” che diviene rappresentante reale e metaforico della paura dell’ignoto e delle paure che animano il mondo di Carolina, che con l’aiuto della “profondità”, “bontà”, “saggezza”, “onestà” e tensione alla “la verità” dell’occhio dell’elefante, può trovare la forza e il coraggio di guardare dentro di sé.  L’intreccio tra eleganza e semplicità comunicativa dei disegni e delle parole con cui Paola Somaini – con quella capacità di evocare senza intrudere che dovrebbe appartenere a ciascun psicoanalista –  tratteggia questo ‘viaggio’ nel mondo interno di Carolina, si fa particolarmente evidente  in questa parte del delicato ma denso  libricino per bambini e adulti che l’autrice propone. Forma e contenuti dialogano creativamente attivando pensieri e anche rimandi discreti alla ricchezza e profondità della nostra disciplina, nonché all’evidenza di quanto la psicoanalisi infantile abbia contribuito e contribuisca al suo   sviluppo  e alla sensibilizzazione della mente adulta, genitoriale e analitica.

Il trauma dello sconvolgimento che il Coronavirus ha portato nelle vite di tutti e dei bambini in particolare, viene toccato con competenza, tatto e  vitalità dall’autrice, capace anche di mostrarci – non importa se intenzionalmente o meno- come solo da un “ambiente sufficientemente buono” possa svilupparsi l’enorme risorsa  della fantasia immaginativa, indispensabile attributo del nostro essere e cura necessaria di ogni ferita esistenziale. Quella qualità creativa e relazionale della fantasia, che, radicata nel contatto con l’altro e con sé, è in grado di opporsi alla fuga regressiva in un mondo ‘altro’ pericolosamente fantasticante. Come diceva con la sua geniale semplicità   Calvino :  “la fantasia è come la marmellata, bisogna che sia spalmata su una solida fetta di pane”.

 

 

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