Chi ti credi di essere

munrookAlice Munro, “Chi ti credi di essere?”
Einaudi, ottobre 2012

A cura di Rossella vaccaro

Alice Munro, 82 anni, canadese, ha vinto il premio Nobel della Letteratura 2013, ed è anche la tredicesima donna a vincere il prestigioso riconoscimento da quando è stata istituita quest’onorificenza mondiale, nel 1901. L’Accademia di Svezia l’ha premiata perché: “Maestra del racconto contemporaneo” affermando così, per la prima volta e ad alta voce, che il racconto non è un genere minore.

“Chi ti credi di essere? Non era la prima volta che qualcuno glielo chiedeva; anzi, quella domanda spesso assumeva alle sue orecchie la monotonia di un gong, e Rose non ci badava più”.

Per chi è d’accordo che leggere è come vivere tante vite, i libri di Alice Munro ne rappresentano la conferma.
Profonda conoscitrice del sentire umano, Alice Munro ci presenta le protagoniste dei suoi racconti come antieroine sconosciute al resto del mondo e attraverso la sua raffinata capacità narrativa, dà loro rilievo, le riveste con la spiazzante concretezza delle vulnerabilità umane, e di un’imprevedibilità, che non possono non essere percepite come inquietanti. Come sempre inquietanti possono essere le verità quotidiane degli esseri umani che pur guardandole ogni giorno, spesso non notiamo. Sono donne dall’esistenza complicata o tormentata ma ostinate e ironiche, il cui imperativo categorico è sempre quello di andare avanti e vivere.

Alice Munro, nel suo scrivere, non ha bisogno di grandiose ambientazioni perché il suo intento è quello d’introdursi negli infiniti e intimi modi con cui abitiamo la vita e dall’interno di essi scardinarli, trasgredirli e ad essi stessi ribellarsi per poi riconciliarsi. Il suo stile narrativo ha sempre trovato nel racconto breve il suo terreno privilegiato, dando efficacia all’analisi dei legami e delle loro incomunicabilità; i legami da cui proveniamo e quelli in cui viviamo, ma senza mai privare il lettore di quella profondità solitamente attribuita ai migliori romanzi.
“Chi ti credi di essere?” presenta una struttura narrativa originale e differente dagli altri suoi libri: se è vero che ciascuno dei capitoli può essere un singolo racconto è anche vero che sono tutti magistralmente collegati tra di essi da fili lungo i quali sono disseminati i momenti e i luoghi dell’esistere di Rose, la protagonista. La cornice della narrazione è
la relazione di Rose con Flo, la bizzarra e ruvida donna che il padre sposa perché rimasto solo quando Rose, ancora in fasce, perde improvvisamente la madre. Il paese in cui trascorre l‘infanzia Rose, vicino a quello in cui è cresciuta la stessa scrittrice, è Hanratty, nell’Ontario, in Canada. Una realtà provinciale perfetta per l’inconfutabile passione di Alice Munro per l’esperienza umana e le sue differenti stagioni.
Da bambina indocile ad adolescente assetata di conoscenza, da donna innamorata a madre problematica, Rose ci conduce attraverso gli episodi della sua vita nel percorso della sua crescita, perennemente combattuta tra il bisogno di scappare e quello di restare, sempre in opposizione a qualsiasi compromesso e a qualsiasi perbenismo. A condurci veramente, a conquistarci, è la straordinaria capacità di scrittura dell’autrice, naturale e senza concessione alcuna a manierismi letterari.