Intervista a Paola Camassa

 
 
 

Questo tipo di esperienza, dice Freud, provoca un risentimento verso “i grandi” che si manifesta, (nelle prime resistenze all’analisi) come scontentezza di sé, sentimenti di inferiorità, inibizione.Ma se ci si libera da questa forma di resistenza si riattivano tutte le domande, ricomincia l’indagine.Voglio dire che Freud stesso mi ha insegnato a darmi la libertà di interrogare il mio Freud.

 

Il mio Freud è uno scienziato. E se è uno scienziato lo è proprio per via del Metodo e non per via dell’Oggetto che indaga.

 

Nella lettera a Leroy, Freud dice che si tratta di “sogni dall’alto”: essi rappresentano in forma astratta, poetica o simbolica i pensieri della veglia. Nel nostro caso sono i propositi, le speculazioni, le teorie che il giovane Cartesio andava concependo insieme ai timori per le conseguenze di quelle teorie.

 
 

Si capisce che Freud non intende configurare una categoria speciale di sogni. Al contrario, in questo genere di sogni, se proprio ce ne vogliamo occupare, sembra dire Freud, le parti di gran lunga più interessanti sono quegli elementi oscuri, quegli elementi bizzarri che testimoniano il rinforzo che proviene “dal basso”. In particolare segnala il “melone di un paese straniero” e il “libro pieno di incisioni”.Concedendo a Freud più di quanto lui non conceda a noi in questo scritto, comprendiamo che veramente interessante è l’ipotesi che la spinta inconscia alimenti quei propositi, quelle speculazioni, cioè l’ipotesi che un lavorio “profondo” prepari l’opera del genio.

 

Ma Freud si limita a indicare, allude. E liquida gli interrogativi di Leroy con una risposta davvero stringata, appena due pagine.

 
 
 

La mattina successiva ai sogni, Cartesio aveva trascritto anche le associazioni, una per ogni immagine, e aveva dato l’interpretazione a tutti e tre i suoi sogni.Non è sorprendente?Sogni di menti eminenti ce ne sono tanti, a conoscenza di tutti, ma nessuno aveva lasciato testimonianza delle associazioni! E nessuno aveva derivato l’interpretazione del sogno dalle associazioni.

 

Com’era possibile che Freud non vi avesse riconosciuto il suo stesso metodo?

 

Insomma accadde che indagando sulla reticenza di Cartesio nei confronti di Galileo e della teoria eliocentrica mi ero imbattuta in qualcosa di simile. Una strana reticenza di Freud nei confronti di Cartesio e delle sue associazioni

 

 

 

Cosa aveva spinto Leroy a rivolgersi a Freud?

 

 

 

Leroy voleva riabilitare Cartesio che era stato “detronizzato” dalla filosofia del novecento.

 

 

Ma perchè aspettarsi proprio da Freud questa riabilitazione?

 
 

 

 

Aveva ragione, c’era da aspettarsi un riconoscimento: Freud avrebbe dovuto riconoscere a Cartesio una sorta di paternità della tecnica associativa. E invece non la considera nemmeno. D’altronde Freud, a differenza di Cartesio, era consapevole della sua paura del sosia e ne ha parlato, ad esempio confidando a Schnitzler di aver riscontrato una “inquietante familiarità” tra le proprie scoperte scientifiche e le creazioni dello scrittore. Tuttavia, mentre Freud riconosce a filosofi e poeti di averlo preceduto nella scoperta dell’Inconscio, rivendica per sé l’invenzione del metodo scientifico per studiarlo.

 

 

Forse con la tua opera teatrale hai desiderato ad un tempo riabilitare Cartesio e colmare una lacuna del Maestro?

 

 

 
 

Vorrei essere più modesta. Cartesio non ha bisogno di essere riabilitato né Freud ha bisogno che io ripari questa lacuna.

 
 
 
 
 
 

Mi viene in mente una battuta. A Stekel che diceva “ un nano sulla testa di un gigante vede un poco più in alto” Freud rispose “ un nano si, ma un pidocchio no”.Voglio dire che noi, al massimo, ci inventiamo i nostri grattacapi. Non potendo attingere alla verità, rivendichiamo la paternità di una verità all’uno o all’altro genio, mentre il genio ha ben altro da fare.Ad ogni modo, la paternità universalmente riconosciuta a Cartesio è quella del Metodo.Essere “rigorosi” significa rispettare le regole: è ciò che prescrive il metodo cartesiano.Ora, se la regola fondamentale dell’analisi, la via regia, non è proprio il sogno ma le associazioni, e se abbiamo tutte le associazioni di Cartesio, possiamo interpretare i sogni. Ma dal momento che questa è la regola dell’analisi, cioè dentro l’analisi, essere veramente “rigorosi” significa interpretare le associazioni nel transfert: così nel mio testo Freud invita Cartesio a stendersi sul lettino, e gareggia con lui per risolvere l’enigma del melone di un paese straniero.

 

Solo il teatro poteva permettermi questo azzardo.

 

Nel primo atto si inaugura il precursore di quel transfert: Cartesio incontra Beeckman, un fisico di ispirazione galileiana.Un incontro realmente avvenuto la notte di San Martino del 1618, esattamente un anno prima della notte dei tre sogni. Sappiamo che Beeckman prese nota di quel singolare incontro: “era un giovane francese del Poitou, aveva 22 anni, risolse in poche ore un complicato problema di matematica. Rimanemmo a parlare, disse: non esistono gli angoli.”

 
 

Nel secondo atto siamo ai nostri giorni, è un convegno di filosofi, la sala è gremita e la curiosità molto eccitata, il clima effervescente.Freud recita una lezione magistrale con la stessa eloquenza dei suoi scritti più appassionanti. E’ consapevole di essere lì in quanto gli è riconosciuto un autorevole posto nella storia delle idee ma la scienza contemporanea, e la stessa psicoanalisi contemporanea, lo vuole superato. Si difende e tradisce allo stesso tempo la delusione dibattendo con Lacan, ospite abituale a tutti i convegni di filosofia.

 

Freud: Cartesio ha detto:“Cogito Ergo Sum”. Il mio allievo Lacan direbbe piuttosto… “Sono dove NON penso e penso dove NON sono”.

 

Ma Freud pensa dove il soggetto si incontra con l’oggetto: nella stanza di analisi.

 

A questo punto la lezione magistrale, gli illustri studiosi, gli avidi spettatori scompaiono sullo sfondo mentre compare il lettino e Freud dice: “No,voglio parlare con quel giovane inquieto, arrogante, travolto dalla sua stessa genialità.”

 

Si apre così il terzo atto: sarà l’analisi a risolvere l’enigma del melone. E la soluzione è un vero colpo di scena.

 

 

 

I tre sogni del giovane Cartesio sono famosi, molti studiosi hanno dato la loro interpretazione, anche autorevoli psicoanalisti.

 

Li hai “ignorati”?

 

 

 

 

 

Alcuni autorevoli psicoanalisti francamente li ho ignorati, e non perché volessi arrivare da sola alle mie conclusioni, come suggeriva Cartesio, ma per una ragione di metodo. Molti di loro si sono esercitati su interpretazioni profonde: fantasie inconsce, oggetti parziali.

 

Ho preferito attenermi alle parole di Cartesio, alle sue associazioni, comprendendo tra queste la sua interpretazione dei tre sogni.

 

Possiamo considerare almeno tre interpretazioni. Nel testo sono tutte in gara tra loro.

 

Intanto quella di Cartesio stesso: è lo Spirito di Verità che li ha ispirati, i tre sogni vengono dall’Alto. Anche Freud dice che vengono dall’Alto, ma con ciò, naturalmente, intende riferirsi alla teoria metapsicologica e non all’origine metafisica dei sogni

 

Poi quella del suo biografo Baillet: i tre sogni rappresenterebbero il conflitto tra Fede e Scienza. Il giovane ribelle soccomberebbe all’Inquisizione. Questa interpretazione piacerebbe a Leroy che attribuiva a Cartesio “una teoria della reticenza nell’interesse della verità”.

 

Ma non piacerebbe a Garin, il più autorevole studioso della vita di Cartesio: secondo lui Cartesio era reticente, rimandava, nascondeva le sue scoperte non perché temeva l’autorità religiosa ma perché era sicuro di sottometterla. E’ proprio Garin che acutamente sospetta: non gli piacque niente dell’Italia, né il clima né Galileo, …

 

Con queste due interpretazioni si confronta la terza interpretazione: l’interpretazione “dinamica”.

 

Sappiamo che Freud ha già sviluppato una sofisticata teoria della reticenza: si tratta della Verneinung( la negazione), il meccanismo capace di aggirare la censura.

 

Un esempio di questo aggiramento della censura è proprio quello che ci offre Cartesio, nel Discorso sul Metodo:

 

“Sono ormai tre anni che ero giunto alla fine di un Trattato che contiene tutte queste cose, e che cominciavo a rivederlo, per metterlo nelle mani di uno stampatore, quando seppi che certe persone per le quali sento deferenza, la cui autorità influisce sulle mie azioni tanto quanto la ragione sui miei pensieri, avevano disapprovato un’opinione di fisica, pubblicata un po’ prima da qualche altro; della quale opinione io non voglio dire che fosse mia, ma piuttosto che non vi avevo notato nulla, prima della censura di quelle persone, che io potessi pensare pregiudizievole né alla religione né allo stato, onde non avrei avuto nessuno scrupolo a scriverla se la ragione me ne avesse persuaso.”

 

La teoria freudiana della “negazione” ci permette di avanzare ben oltre la tesi di Leroy: attraverso la negazione Cartesio afferma di avere fatto sua la teoria del moto della Terra.

 
 
 
 

Ma ciò che veramente stupisce è che a proposito della suddetta opinione di fisica, Galileo non venga nominato, se non come “qualche altro”. A quanto pare non è l’unica volta! Il grande matematico Fermat, contemporaneo di Cartesio, glirimprovererà di non aver nominato Galileo (nella Diottrica) neppure a proposito del cannocchiale. E Cartesio: “Galileo stesso non se ne attribuisce l’invenzione, ed io non dovevo parlare che dell’inventore… il mio proposito non è stato di scrivere una storia… Mi dispiace che abbia perso la vista; benchè non lo nomini, sono convinto che non avrebbe disprezzato la mia Diottrica.”

 

All’amico Mersenne, quando gli chiede di esprimersi sull’ultimo capolavoro di Galileo, “Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze”, risponde: “ Prima di tutto…vi dirò che non l’ho mai visto, non ho avuto rapporti con lui, e quindi non potrei averne appreso

 
 
 

nulla. Non vedo nulla nei suoi libri che mi faccia invidia, quasi niente che vorrei riconoscere come mio. Il meglio è quello che dice di musica; ma quanti mi conoscono possono piuttosto credere che ha preso lui da me, non io da lui; infatti avevo scritto quasi lo stesso diciannove anni fa, quando non ero ancora andato mai in Italia”. “Una vera e propria catena di negazioni!”- così Freud obietterà a Cartesio nel testo teatrale. Ma ancora, scrivendo a Mersenne, Cartesio giungerà a dire:

 
 
 
 
 

“ Mi scrivete di Galileo come se fosse ancora vivo: io credevo che fosse morto da tanto…” (dal testo teatrale)Freud :“Voi eravate trent’anni più giovane di lui, non trovate stranoaverlo ignorato? Questo io lo chiamo disconoscimento. E’ la Verleugnung,una scissione a difesa dell’Io. Insomma vi comportastecome se: nato Cartesio, Galileo era ormai un genio inutile!”

 

 

 

Il genere giallo investigativo che ha come oggetto una teoria scientifica ha avuto fortuna recentemente. Ma la tua soluzione dell’enigma è molto convincente, potrebbe essere più che un’allettante curiosità per i futuri biografi di Cartesio: essa rende giustizia al grande filosofo matematico e riscatta la stereotipa immagine che ci è stata tramandata.

 
 
 

E’ la psicoanalisi che ha una teoria complessa dell’essere umano.

 
 

Ho letto un saggio di Davis e Hersch (1986) sulla matematica contemporanea, si apre con il racconto dei tre sogni di Cartesio. Secondo loro accadde semplicemente questo: “Il giovane Cartesio cercava di risolvere un problema… non ci riuscì. In ogni generazione c’è qualcosa che i migliori cervelli non possono risolvere. Ne nacque una sorta di furore cosmico, di quelli che durano una vita e che egli cercò di dissolvere trovando un metodo che desse sempre garanzie di fornire risposte”

 
 
 
 
 
 

L’analisi dei sogni del giovane Cartesio ci permette di dire di più. Quel furore che durò una vita intera era la sua rivalità inconscia, l’oggetto di questa rivalità era la Fisica Astronomica (il furore cosmico), il rivale era Galileo Galilei.Cartesio rimandava posponeva, occultava la sua Fisica perché non soddisfaceva il suo progetto, in cui alla semplice Fisica di Galileo avrebbe contrapposto la Teoria Unificata dell’universo che la inglobava come parte. Ma questa teoria non venne mai alla luce. L’ambizione e il furore che la motivavano resero necessario un controinvestimento che la sottoponesse a un ordine soggetto a regole. Il risultato del controinvestimento fu l’invenzione del Metodo. Il controinvestimento di un tale furore non è da sottovalutare. Come ha commentato Valery: “siamo eredi del suo metodo scientifico. Solo il metodo riduce la necessità del genio.”

 

 

 
 
 
 

Alla fine del terzo atto si capisce che vuoi colmare un’altra lacuna: Freud non conosceva “Le Passioni dell’Anima”. Così restituisci la parola a Cartesio. Ma a sua volta Freud darà la parola a Empedocle da Agrigento. Il teatro è debitore al sogno, così per rappresentare la storia del pensiero scientifico uso “la persona collettiva”, come fa il lavoro onirico.

 

E infine è vero, credo che “Le Passioni” siano un opera misconosciuta, dagli psicoanalisti almeno..

 

“A me sembra che quando il sangue o altro succo che entra nel cuore è un alimento più adatto del consueto per mantenervi calore, principio di vita, l’anima congiunge a sé questo alimento, e cioè l’ama, e al tempo stesso gli spiriti scorrono più copiosi verso quei muscoli che possono premere le parti da cui esso è venuto in modo che ne venga di più…perciò il medesimo movimento degli spiriti ha sempre accompagnato l’amore… A volte invece viene verso il cuore qualche succo ad esso estraneo, o poco adatto a mantenere il calore, e capace persino di spegnerlo, perciò l’anima cerca di respingerlo, cioè l’odia. Perciò il medesimo movimento degli spiriti accompagna sempre l’odio.”

 

Non vi pare che anche questa teoria meriterebbe un “riconoscimento”, in senso freudiano?!

 

E che reciprocamente la psicoanalisi sia un alimento che meriti di essere amato?