Consigliati da Maria Grazia Vassallo

vassalloJ.D. Salinger (2014)
Il giovane Holden
(trad. di Matteo Colombo)
Einaudi

In un libro la lingua è colore e sapore di un’epoca. Soprattutto in un romanzo che ha per protagonista/voce narrante un adolescente, la lingua contribuisce molto a caratterizzare un’età anagrafica – connotata da un suo slang e un suo immaginario- per il modo in cui mette in parola la confusione, il malessere e il disagio psicologico proprio di quella fase della vita. Se la lingua non funziona più dopo qualche decennio, si corre il rischio di relegare in alto sugli scaffali anche un libro come Il giovane Holden, romanzo di culto di una generazione oggi un po’ ingrigita. Eccolo allora riapparire in libreria tenero e poetico come ce lo ricordavamo, rimesso a nuovo nella bella traduzione di Matteo Colombo che lo aggiorna al parlato contemporaneo. Anche se ci ricorda quanto eravamo giovani quando l’abbiamo fogliato per la prima volta, vale proprio la pena di rileggerlo, per riconfermarci nella consapevolezza che parlare con qualcuno, raccontargli di noi, è un modo di creare legami e sentirsi bene. Rischioso però, come dice Holden: “Non raccontate mai niente a nessuno. Se lo fate poi incomincia a mancarvi chiunque”.

V. Magrelli (2014)
Geologia di un padre
Einaudi

“L’unico documento sono io: la carta moschicida del ricordo”. Non proprio un romanzo ma quasi, tra mémoir autobiografico e saggio, questo piccolo libro di Magrelli recupera come reperti geologici frammenti di memoria per un proprio personale percorso di elaborazione del lutto. Dopo la morte del padre, in 83 capitoli tanti quanti è durata quell’esistenza – lo scrittore dipana memorie di litigi e di violenti scatti d’ira, di momenti di ammirata venerazione, di contrasti, di complicità e di abbracci, intrecciandovi digressioni e riflessioni più ampie come a stemperare la commozione per la fragilità ultima del padre, e il dolore della perdita. Questo scavare nella rocciosità delle ere geologiche della memoria, allineare reperti del passato per ricostruire un ritratto del padre, diventa anche un modo per conoscere se stesso e ritrovare l’impronta dell’origine, come recita la quarta di copertina: “Perché nella contemplazione del padre non può esserci altro approdo che la scoperta di se stessi”.

E. St Aubyn
I Melrose (2013)
Lieto fine (2013)
Neri Pozza

Vi potrà accompagnare tutta l’estate la lettura della saga familiare del giovane Patrick Melrose, quattro romanzi raccolti in un unico corposo volume con l’ultimo, Lieto fine, da poco uscito a concludere la vicenda. Ambientato ai giorni nostri nell’upper class inglese – denaro e buone maniere, ma anche cinismo, brutalità e disperazione anestetizzate con alcool, droghe e sesso – la narrazione è costruita su vicende autobiografiche dell’autore e si svolge tra la Provenza, Londra e New York. Anche qui si tratta di ripercorrere il passato, raccontando di una infanzia e una giovinezza trascorse in un abisso di solitudine e di devastazione psichica, un percorso che è quasi catarticamente affidato ad scrittura limpida e precisa- a tratti cruda e impietosa a tratti ironica- sorretta da uno sguardo lucido e penetrante sulle trame affettive e sul dolore, l’impotenza, le perverse dinamiche coniugali dei genitori che segnano la vita del protagonista. Dal primo dei romanzi della serie è tratto lo scioccante brano che descrive la violenza e il trauma subito da Patrick bambino – brano che i partecipanti al Congresso SPI di Milano hanno potuto ascoltare nel corso del Reading di letteratura.

A. Camilleri (2013)
La creatura del desiderio
Skira

Un Camilleri, ma non proprio il solito, anche se in un certo senso anche qui si tratta di una sorta di indagine. Lo scrittore siciliano ricostruisce con ricerche di archivio, lettere e documenti di vario tipo “… come si svolsero i fatti che si conclusero drammaticamente con la morte, o per esser più esatti, con l’uccisione di Alma, …”. Alma è Alma Mahler, femme fatale, moglie compagna amante delle più brillanti intelligenze della sua epoca. Perfetto come lettura da spiaggia: lasciate perdere i settimanali scacciapensieri di gossip, e immergetevi nella lettura di questo librino, che vi informerà con intelligenza, ironia e sapienza narrativa di uno dei più chiacchierati e scandalosi pettegolezzi della Vienna inizio secolo. Viene narrata la folle e drammatica vicenda dell’ossessione amorosa e sessuale del pittore Oskar Kokoschka per la bellissima Alma, conclusasi – dopo la fine della loro appassionata relazione – con la selvaggia distruzione della bambola/manichino da lui fatta confezionare a grandezza naturale, che riproduceva minuziosamente tutti i particolari del corpo dell’amata, e con cui il pittore girava in carrozza per Vienna, andava a teatro, e trascorreva le notti.

A. Cavarero (2013)
Inclinazioni. Critica alla rettitudine
Cortina

Suggerimento intellettual-filosofico-pensiero della differenza. La soggettività ripensata in termini posturali, l’inclinazione come “figura” di un sé altruistico, che esce dal suo asse per sporgersi verso l’altro. Cavarero esplora questa intuizione geniale e suggestiva rintracciandone la presenza in opere d’arte visive, letterarie, e nei testi filosofici di alcuni grandi maestri del pensiero, da Platone a Lévinas. Un libro non proprio da spiaggia, più da meditate letture in posti freschi e silenziosi, ma assolutamente affascinante.