“DICO, dunque siamo” di A. Schön. Recensione di D. Lisciotto

“DICO, dunque siamo” di A. Schön. Recensione di D. Lisciotto

“DICO, dunque siamo”

di Alberto Schön

(Cleup, 2020)

Poesia e Metacomunicazione

Recensione a cura di Donatella Lisciotto

 

“Sui motivi per cui si scrive si è detto molto e sono molti. Uno è che può servire a mettere in  ordine qualche idea. Per esempio meglio pensare a quel che si vuole scrivere, ma pensare è faticoso, utile, ci dà la certezza di esistere, almeno a Cartesio. Se il primo passo è pensare, il passo successivo è dire(…)Se penso, sono, è già qualcosa, Se dico quello che ho pensato a qualcuno, si apre una dimensione nuova, non sono più solo, siamo. Mi pare meglio. Insomma un motivo per scrivere è esserci anche al plurale. Io scrivo, tu leggi, noi siamo. (”Dico, dunque siamo”2020. pg 5 e 6)

 

Scrivere per condividere, scrivere per non essere solo ma in tanti, consola dal rischio narcisistico che spesso affligge la penna (e non solo quella) degli analisti. Quando ho cominciato a leggere i libri di Alberto Schön quello che mi ha subito colpito è stata la generosità, il piacere di condividere, l’invito a incontrarsi, e l’abilità nel metacomunicare. Ne è la sintesi questa frase, estratta da una conversazione privata: “Come avviene per la viola d’amore(…) Ogni corda mossa dall’arco sta sopra a una che non si tocca ma risuona”.

L’invito è dunque quello di avviare risonanze intra e interpsichiche. Risuonare, come corde di un unico Arco.

Tenterò di recensire l’opera di Alberto Schön. Sì, tenterò, perché, nonostante l’entusiasmo e la motivazione a scrivere di lui, non è facile riuscirci.  Credo che bisogna essere molto intelligenti per poterlo fare, e arguti. Non sono certa di essere nessuna delle due cose, sicchè mi vorrà perdonare l’Autore se il mio slancio potrà non corrispondere all’intensità del suo pensiero.

I libri di Alberto Schön mettono di fronte all’evidenza delle cose elementari, degli elementi, e lo fanno senza sconti, per chi lo vuol seguire, per chi lo può seguire.

“Dico, dunque siamo” pubblicato con  Cleup nel 2020 è il suo ultimo libro che raccoglie pensieri suddivisi in tre sezioni : Racconti.  Aforismi. Poesie.

Si potrebbe definire una complessa semplicità quella che caratterizza la scrittura di Alberto Schön.

Schön sorprende il fruitore, con pensieri gentili e poderosi. E con un garbo dimenticato.

La “complessità della semplicità” o, viceversa, la “semplicità della complessità” , ben lontano dall’ essere un gioco di parole, è piuttosto la cifra della sua scrittura.

Leggere Schön lascia interdetti, sospesi, e poi ammirati e storditi.

Apre a pensieri leggeri e densi in ugual misura, si apprezza uno spessore non comune, non da tutti, che può divertire, meravigliare, ma soprattutto fa riflettere sui grandi temi e, ancor più, svela, con delicatezza, l’immensità del significato delle cose più semplici, e ….“fa venire idee” (Geografly.2020,pg12).

“Ogni immagine, antica o recente, è fonte di molte utili associazioni, fa venire idee”.

Fa venire idee appare come un’estensione di fare libere associazioni,  una felice intuizione della capacità della mente che produce, in autonomia, che ha delle idee. Cosa non da poco, soprattutto in questi tempi oscuri, confusi.

Nell’Introduzione di un delizioso libro di Andrea Pase, geografo,  dal titolo Geografly,  Schön, trae spunto dalla fotografia (scattata da lui stesso) di una mosca poggiata su una mappa geografica. Da qui si sviluppano una serie di pensieri e associazioni, di “possibilità” (pg. 13) tra “due oggetti, due persone, due figure”(ibidem).

Allo stesso modo nascono cose nuove attraverso crasi che, come nella poesia rivelano l’essenza e l’essenzialità.

Ad esempio il neologismo Geografly “compone lo studio della terra Gea con il volo fly”, e ancora “Desiderio è una parola che racconta questo: de e sidera, separati dalle stelle.”(ibidem. pg 13)

Il pensiero poetico è la sua peculiarità, sembra imprescindibile dalla sua persona, ed è pensiero acuto, originale, arguto ma …semplice! Ed è questa l’eccezionalità dell’Autore.

Schön è un poeta, nella misura in cui “Il poeta usa parole (con ritmo e suono) per dire qualcosa di alcuni vissuti che eccedono la parola. La poesia è un ulteriore mestiere impossibile. Eppure riesce a rendere presente il passato e a volte anticipare anche di molto il futuro” (Dico, dunque siamo”.pg 54)

Con queste parole l’Autore assimila la psicoanalisi alla poesia, – “un ulteriore mestiere impossibile”-. Li assimila nella funzione, nella capacità di comprensione profonda, e di espressione.

 

Magistrale la combinazione di parole con cui Schön compone poesie.

Questa è tra le mie preferite:

 

14-2-02

Sembra silenzio. Dai nostri rifugi

Parliamo invece.

Tu dalla grotta morbida del letto

Impeccabile e termoregolato,

circondata da vari accessori,

io dalla fortezza dello studio

uscendone ogni tanto,

lumaca lenta e silenziosa che si lascia

(alle spalle?) una scia

di un’appena luminescente poesia,

diretto verso te

non soltanto per questa

occasione di festa.

 

Uno spaccato di vita familiare, la fotografia di una coppia consolidata nel tempo, di luoghi intimi e storici, il trascorrere di un tempo rutinario ma non ininfluente, e poi quella pennellata geniale – (alle spalle?) -.

Schön consegna (regala) un lieve struggimento per le distanze e le vicinanze del vivere quotidiano, ammesse, confessate, celate. Dipende dalla sincerità che ci si può concedere.

Particolarmente potenti le parole con cui inizia e finisce la poesia.

 

Sembra silenzio…

…Non soltanto per questa occasione di festa.

 

Parole che scandiscono il “ritmo” (tanto caro a Schön) dell’incontrarsi, dell’andare verso l’altro, forse dell’instancabile cercarsi, e del risuonare come corde che, pure,  non si toccano.

 

Non sono da meno gli aforismi laddove l’ironia si coniuga con la sagacia.

Come questo.

Era un genio chi ha pensato di dare al salvadanaio la forma di un maiale vuoto”.

 

E la grazia col garbo.

“Dopo una conversazione abbastanza lunga una bambina mi ha chiesto con l’aria stupita: “Ma tu sei un bambino?”…

 

Le pagine di “Dico, dunque siamo” si concludono con un altro colpo di genio: la poesia dal titolo Conversando col vero poeta, in cui Schön cita il poeta Andrea Zanzotto(1921-2011). La poesia culmina con una strofa (“E’ troppo bello per continuare…”) accompagnata dai puntini di sospensione che, nello stile dell’Autore, propone un felice paradosso.

 

Diceva Andrea:

“…noi marginali non magnanimi distimici tipi

ma forse, un poco,

soffiati in infilate nivali di fiati”

 

E’ troppo bello per continuare…(pg.119)

 

 

Vorrei concludere con un ricordo personale.

Durante il seminario che Alberto ha tenuto recentemente al Centro Psicoanalitico dello Stretto commentando la fiaba psicoanalitica “Rensal e il leprosso” di Eugene Mahon, abbiamo tutti respirato un clima lieve e riposante, di quelli che a fine giornata ti fanno andare a dormire con un leggero sorriso stampato sul viso.

Eravamo soddisfatti !…anche noi  avevamo intrapreso con lui  una conversazione abbastanza lunga e trascorso una mattinata rassicurante e rasserenante.

Alla fine, anche noi, con aria stupita, avremmo voluto chiedergli:

….Ma tu sei un bambino?

 

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