Il mito dell’Amore fatale

Si tratta di pazienti che, nell’illusione di amare una persona reale, coltivano una dimensione immaginaria della relazione e vivono una condizione di “animazione sospesa” (per riprendere un’espressione di J.B. Pontalis), nella costante paura di perdere “l’oggetto” delle loro fantasie. Considerata dall’Autrice una malattia alla stregua delle varie dipendenze, la “mitologia dell’Amore” ha in sé una contraddizione lacerante e antilibidica per cui “Tutto è possibile, distruggere e autodistruggersi, proprio in nome dell’amore impossibile” (47). Dalla ricostruzione di queste storie, riemergono esperienze traumatiche segnate dal rifiuto, dal mancato accudimento da parte dell’ambiente primario, dalla confusione nell’ordine generazionale e dall’assenza di una Legge paterna che ha favorito il crearsi di relazioni incestuali. L’amore impossibile diventa così la riattualizzazione di questi traumi precoci, all’insegna della coazione a ripetere.

I meccanismi di scissione, il mancato esame di realtà, il diniego lasciano ipotizzare, secondo l’Autrice, una struttura di pensiero perversa poiché l’alterità non esiste. “Il mito dell’amore assoluto non ha nulla a che vedere con la sessualità e il desiderio erotico […] Si potrebbe parlare di rispecchiamenti narcisistici, idealizzazioni onnipotenti, pre-genitali, al di qua del maschile o del femminile”. (.221) Nel libro, le riflessioni che accompagnano l’ascolto clinico hanno come matrice il modello interpretativo prospettico junghiano, ma sono prese in esame altre teorie con particolare riferimento al pensiero freudiano e ai contributi di Winnicott (da cui è ripreso il concetto di “Falso Sé”), Green (a proposito del narcisismo di morte), Chasseguet-Smirgel (sul concetto di caos e origine delle perversioni).

Il lavoro non è una dissertazione clinica, né si rivolge ad un pubblico specialistico. A partire dagli interrogativi e dalle considerazioni nate nella stanza d’analisi, la ricerca dell’Autrice spazia e indaga campi del sapere scientifico e forme espressive che hanno trattato quest’argomento nelle sue varianti: dalla mitologia nei suoi aspetti simbolici (il mito d’Edipo, Eros e Psiche), alla letteratura (Madame Bovary), al cinema (Adele H.), con molteplici riferimenti all’antropologia e alla filosofia. Nell’ultimo capitolo, Buchli, con uno sguardo rivolto alla contemporaneità e alle nuove forme del disagio (individuale e collettivo) di questa “società liquida”, com’è stata definita da Bauman, intravede nell’amore civile il possibile antidoto alla schiavitù dell’amore fatale.