Il Quinto Principio

Paul Williams (2014)

Il Quinto Principio

Mimesis Edizioni 

“The Fifth Principle” (Karnac Books 2010).

Traduzione italiana a cura di Paola Capozzi

Postfazione a cura di Franco De Masi

Il mistero della sopravvivenza psichica

Cosa accade nella mente di un bambino che è stato rifiutato ed abusato da entrambi i genitori?

Dove e come trova le risorse necessarie per sopravvivere? 

Il Quinto Principio (che è il primo libro di una trilogia) è il resoconto della lotta di un bambino per tentare di sopravvivere in condizioni “impossibili”.

Il libro s’ ispira ad alcuni aspetti della vita del noto psicoanalista inglese Paul Williams che per diversi anni è stato, tra l’altro, Editor in Chief dell’International Journal of  Psychoanalysis.

Come spiega l’Autore nella prefazione, sarebbe fuorviante considerarlo solo un’autobiografia: è un oggetto letterario che tenta di entrare nel mondo di un bambino piccolo incapace di pensare o di parlare delle sue esperienze terribilmente complicate.  Molti pazienti provengono da situazioni ambientali al limite della sopportabilità e, come psicoanalisti, ci chiediamo spesso come la loro mente abbia potuto resistere a traumi indicibili.  La “resilienza” al trauma (Perry et al., 1995) di alcune persone è in effetti ancora un mistero.

Il bambino protagonista del libro (Paul) è nato dopo la morte precocissima e prematura di una sorellina. Dal suo punto di vista si tratta di un vero e proprio omicidio poiché la morte della piccola è sopraggiunta per insensata trascuratezza da parte di entrambi i genitori.

Il padre è alcolizzato; la madre è una donna violenta e sessualizzata che mostra insofferenza e odio per Paul e Patricia, nata dopo di lui.

La casa di Paul è psicotica ed anale: un claustrum soffocante da cui il bambino fugge ritirandosi nel Bosco e nella Bellezza della natura. 

Rifugio estetico ed estatico che, per quanto isolato dalle relazioni umane, si rivelerà paradossalmente indispensabile per la sopravvivenza del Sé psichico. La natura si può contemplare e non invade, anche se il protagonista rasenta una pericolosa condizione mentale di passività mortifera che annulla l’angoscia segnale e che, come dice sua nonna nel libro, lo fa andare “dove gli angeli non osano andare”.

“ Lo specchio scuro e scintillante di uno stagno” dice il protagonista, “mi ammaliava per la sua bellezza” e Paul rischia di morire scivolandovi dentro. Il Bosco-Santuario è prevedibile e affidabile, esposto solo ai mutamenti delle stagioni.

I genitori, invece, invadono imprevedibilmente la sua mente con l’odio ed il disprezzo; Paul è svuotato ed abitato da un Sé alieno antilibidico, denigrante e confondente.

Ma quella scintilla di attaccamento alla vita (che infine lo salverà) da dove proviene? Si trova forse in quel primo sguardo della madre mai più ripetuto? Pezzi di cuore dentro la pietra, briciole di rispecchiamento materno basate su un equivoco. La madre, totalmente incapace di elaborare il lutto della sua prima bambina ( il suo “trofeo narcisistico”), alla nascita di Paul s’illude di aver realizzato una riparazione maniacale.

Paul “è” per la madre la bambina di rimpiazzo. L’equivoco presto si trasforma in odio per il figlio che ovviamente non corrisponde alle aspettative onnipotenti della madre.

Le esperienze di sopraffazione da parte degli oggetti invasivi ( argomento su cui peraltro Williams ha scritto un noto libro) minano la capacità di simbolizzare, sentire e pensare.

I Principi sono regole difettose, intrise anche di aspetti psicopatologici reattivi al trauma, ma diventano per il protagonista i motivi per continuare ad esistere.

Il Quinto Principio potrebbe sembrare l’esito di un’identificazione patologica con l’aggressore ma, a mio parere, rappresenta invece la legittimazione della rabbia vitale, quella che Winnicott valorizza quando parla di “bambino spietato”.  Paul trova infine un modo per difendere la sua mente dalla morte psichica e può lottare per continuare ad esistere.

E’ un libro da non perdere, emozionante e profondo, che ci fa assistere per così dire “in diretta” all’impatto del trauma sulla mente infantile.  

Gabriella Giustino

Ottobre 2014