Il vincolo

 

Sempre in una prospettiva storico-filosofica A. G. Gargani analizza il concetto di vincolo nella cultura contemporanea a partire dalla metà del XIX secolo. "Il vincolo è il fattore che è subentrato nella nostra cultura per delimitare il raggio d’azione costituito dall’esercizio di una razionalità illimitata, senza confini e senza storia" scrive l’Autore. E’ una disamina ampia e articolata che procede dalla revisione critica del vincolo logico-epistemologico introdotto da Quine, a quello filosofico-antropologico del secondo Wittgenstein e si estende ad altri "discorsi": quello poetico (Mallarmé); psicoanalitico (Freud, Bion); socio-politico ("le pratiche di discorso" di Foucault).

A fronte del crescente disagio della civiltà postmoderna, dominata dall’incertezza e da un presente "continuo", E. Buchli (psicologo, analista) coglie una possibile relazione tra l’assenza o il rifiuto di vincoli, reali e simbolici, e l’insorgenza di nuove patologie legate alle varie "dipendenze". Da un punto di vista prettamente psicoanalitico, L. Sarno propone una revisione del concetto di acting nella situazione analitica, a partire dal vincolo teorico posto da Freud concernente il primato della parola sull’azione (l’agieren). P. Fabozzi sottolinea le differenze tra la condizione mentale del fantasticare, intesa come apparente assenza di vincoli, ma priva in realtà di valenze trasformative e la creatività come ricerca e sviluppo del Sé autentico. Rimanendo in tema di creatività, anche l’espressione artistica non può sottrarsi a vincoli etici oltre che estetici, come sottolinea il critico d’arte R. Pulejo, nel ripercorrere il rapporto tra arti visive e psicoanalisi, da Masaccio ai surrealisti, mettendo in luce soprattutto l’aspetto relazionale/comunicativo dell’opera d’arte.

Per l’ intreccio di letture e prospettive che propone, Il vincolo è un testo originale e complesso. Gli scritti contenuti (non ho potuto segnalare tutti i lavori per limiti di spazio) affrontano con competenza gli argomenti trattati e hanno inoltre il pregio di non dare risposte, ma di offrire spunti di riflessione e suscitare quindi nuove domande.