Io e te

Niccolò Ammaniti (2010)
Einaudi, pp. 116

Con il suo ultimo romanzo (breve), Niccolò Ammaniti si conferma, come qualcuno ha scritto, “un ritrattista dell’adolescenza” e ci offre un’altra occasione per avvicinarci a questo momento di passaggio della vita delicato, complesso, mai indolore.
Lo fa con il suo consueto stile a partire dai personaggi e soprattutto dalla scelta dei luoghi – spesso inusuali – nei quali sono ambientati i suoi racconti. In Io non ho paura era un buco in cui un bambino veniva rinchiuso, mentre in Io e te è la cantina di casa nella quale il protagonista quattordicenne, decide di nascondersi per qualche giorno perché non sa come giustificare una bugia detta ai genitori: quella di aver ricevuto un invito da alcuni compagni di scuola a trascorrere una vacanza in montagna.

Lorenzo, ragazzo introverso, asociale, con “un disturbo narcisistico di personalità”, decide, quindi, di organizzare la sua settimana bianca in solitudine, tra lattine di Coca-Cola, i fumetti preferiti, la play station. Questo isolamento volontario diventa per lui l’occasione per ritagliarsi uno spazio di separatezza, lontano dallo sguardo del mondo esterno, vissuto come ostile e incomprensibile, e da quello materno sollecito e apprensivo; gli dà modo di riflettere sulle proprie paure, sull’incapacità di entrare in relazione con i coetanei e il gruppo. Per sottrarsi a questo confronto, che implica pur sempre il rischio di un rifiuto o di uno scontro, Lorenzo ha deciso di mettere in atto delle strategie mimetiche (parlare, vestirsi, comportarsi come i coetanei, soprattutto come i più aggressivi e temuti), rendendosi praticamente invisibile.
Improvvisamente, nel suo bunker, irrompe Olivia, la giovane sorellastra, a lui quasi sconosciuta, o meglio, conosciuta attraverso le mezze frasi e i “non detti” dei genitori. Al contrario del fratello, Olivia non solo è immersa nella realtà, ma ne è rimasta, in una certa misura, sopraffatta. Nel suo essere vitale e determinata, ma anche aspra e disillusa, Oliva tradisce, tuttavia, una grande vulnerabilità di cui Lorenzo diventa testimone partecipe.

L’Autore descrive abilmente i vari stati d’animo che sorprenderanno Lorenzo durante il breve e turbolento periodo di convivenza con la sorella e che passeranno dalla diffidenza alla curiosità, dall’ostilità alla complicità, giocosa in alcuni momenti, drammatica in altri. Ma sarà proprio da questa alternanza di emozioni che nascerà, tra di loro, un autentico legame affettivo.
Per Lorenzo si rivelerà un’esperienza formativa e insieme trasformativa, che gli darà il coraggio di pensare di poter uscire dal proprio guscio difensivo, di poter crescere, cambiare, decidere.

Una piccola nota curiosa. Mentre leggevo Io e te durante un viaggio in treno, mi sono accorta che la mia dirimpettaia, una ragazza di circa sedici anni, era impegnata nella stessa lettura. Ci siamo scambiate uno sguardo divertito. Mi sono detta che, forse, se il romanzo di Ammaniti è così ben accolto, sia dai giovani che da un pubblico più “maturo”, è perché riesce a cogliere dell’adolescenza non solo una condizione di transitorietà, ma qualcosa che ci appartiene profondamente e indipendentemente dall’età. Ci fa pensare «che l’adolescenza non sia solo un periodo della vita caratterizzato da profondi cambiamenti, […] ma sia il cuore stesso della vita dell’uomo» (Pellizzari, 2010, 11).
Come il bisogno presente in ciascuno di noi di sentirsi simili all’altro, ma allo stesso tempo diversi; come la tentazione, nella quale a volte incorriamo, di omologarci o, proprio come Lorenzo, di mimetizzarci per proteggere le nostre fragilità narcisistiche. In questo modo, nell’illusione di essere approvati, riconosciuti, accettati, ci esponiamo però al rischio di vivere una sorta di esilio dalla nostra soggettività.
Per usare le parole dell’Autore (rilasciate nel corso di un’intervista a Antonio Gnoli per il quotidiano la Repubblica): «C’è una verità personale e una verità sociale. Le due cose raramente coincidono. Sono entrambe da difendere».
Giunti al termine della lettura di Io e te sapremo che i due fratelli, dopo quel fugace incontro, non si rivedranno più, tuttavia Lorenzo, che ritroviamo giovane adulto dieci anni dopo, saprà mantenere la promessa fatta a suo tempo a Olivia: quella di non dimenticare.
Come non ricordare, a tale proposito, ciò che ha scritto Hannah Arendt in Vita Activa: «Rimedio all’imprevedibilità, alla caotica incertezza del futuro, è la facoltà di fare e mantenere delle promesse» (1989, 175).

Bibliografia

Pellizzari G. (2010). La seconda nascita. Fenomenologia dell’adolescenza. Franco Angeli.
Arendt H. (1958). Vita activa. Bompiani, 1989.

Laura Contran

Gennaio 2011