La cantina di Isabella

 

Le si dischiude uno strabiliante mondo alla rovescia: in un’avventura, Isabella è un regalo di compleanno, tenuto al guinzaglio da un simpatico cagnolino; in un’altra, s’imbatte in una piccola folla di viaggiatori che, se non vogliono andare a Roma, dato che tutte, ma proprio “tutte le strade portano a Roma”… deve prendere la via dei prati! E così di seguito… Inoltre, la porta nel muro ha una particolarità: ruba tutto quello che Isabella vorrebbe portarsi a casa, (anche a comprova dell’ esistenza dei suoi viaggi). Isabella, allora, non può far altro che serbarne il ricordo. Quando poi decide di confidarsi con la mamma, la mamma le crede e le rivela che anche i grandi hanno una cantina segreta, dove ogni tanto tornano.

E’ una metafora dello sviluppo della creatività (e dell’analisi), che viene facilitata da quei genitori (e psicoanalisti) che sanno essere presenti sullo sfondo, senza invadere, perché sono persone in grado di assaporare il piacere della libertà mentale. Analogamente, l’A. accompagna i lettori in un gioioso andirivieni fra fantasia, sogno e realtà: lo fa grazie a un sapiente uso della tecnica letteraria, attraverso cui, dopo ogni avventura, ripristina l’assetto affettivo-cognitivo della narrazione recuperando il senso di realtà, quasi a proteggere i più piccoli da un’ immersione prolungata nel regno perturbante del nonsense.