L’età dell’Inconscio. Arte, mente e cervello dalla grande Vienna ai giorni nostri.

Eric R. Kandel (2012)
L’età dell’Inconscio. Arte, mente e cervello dalla grande Vienna ai giorni nostri.
Raffaello Cortina Editore,  pp.622.

Freud letto da Eric R. Kandel

Kandel è forse il più importante neuroscienziato del secolo scorso.

Interessato alle arti figurative e alla letteratura (I suoi primi studi) e alla psicoanalisi (si stava per iscrivere al Boston Psychanalytic Institute), nel 2000 vince con Arvid Carlsson e Paul Greengard il Nobel per la medicina grazie alle ricerche effettuate – a livello di biologia molecolare – sulla conservazione della memoria nelle cellule nervose. 

Nasce a Vienna da genitori ebrei ucraini e vive non lontano da Berggasse, fino all’emigrazione negli Stati Uniti per le leggi razziali, nel ’39.

L’anno passato a Vienna sotto il regime nazista lo segna per sempre. Chiamerà quelle memorie flashbulb memories, memorie fotografiche, particolarmente chiare, vivide, cariche di emozioni intensissime.

Era un bambino di nove anni. 

Lavora per molti anni su una lumaca marina, un’Aplysia, che possiede neuroni simili a quelli dell’uomo, scoprendo che le connessioni funzionali dei neuroni – altrimenti dette sinapsi – sono plastiche e il risultato della loro plasticità, le micro modificazioni fisiche, e’ la memoria.

Con lui, le esperienze diventano strutture biologiche: l’attivazione continua di cellule a livello di certe giunzioni neuronali (‘barriere di contatto’, in Freud, sinapsi, oggi) innesca meccanismi genetici cellulari che promuovono la crescita di altre sinapsi. L’esperienza dell’imparare e del ricordare, esplicitamente e implicitamente, e il suo grado di intensità, hanno effetto trofico di per se stessi. La parola ha la possibilità di operare come stimolo particolare che modifica in modo duraturo l’anatomia e la funzionalità delle aree nervose interessate.

In Freud, come in Aristotele, in Locke e nei filosofi empiristi britannici, e poi negli psicologi comportamentisti Pavlov e Thorndike, la memoria richiede l’associazione di idee (82). Una particolare associazione di idee, della mente inconscia – il metodo delle ‘libere associazioni’ (richiamare le informazioni dall’inconscio) – e’ alla base del trattamento psicoanalitico.

Oggi, questo metodo, alla luce delle scoperte di Kandel, assume ‘oggettivamente’ un valore terapeutico speciale.

Freud immagina che le barriere di contatto abbiano una plasticità.

Già nei suoi primi studi anatomici (505, 506) intuisce come la cellula nervosa -il neurone- sia l’unità fondamentale di elaborazione dell’informazione in ciascuno dei tre sistemi cerebrali, percezione, memoria, coscienza; per dare conto del processo di memorizzazione, ipotizza che i punti di comunicazione tra cellule nervose, che chiama appunto ‘barriere di contatto’, siano modificati attraverso l’apprendimento. Oggi, questa modificazione è detta plasticità sinaptica.

Capisce più di cento anni fa che l’immagazzinamento in memoria comporta una crescente permeabilità delle ‘barriere di contatto’ tra i neuroni del sistema della memoria. Oggi, la moderna neurobiologia ha la stessa idea di memoria.

Descrive due categorie generali per i circuiti cerebrali coinvolti nella generazione del comportamento, i circuiti di mediazione e di modulazione. I primi analizzano uno stimolo, decidono se e quale comportamento produrre e generano uno schema di attività. I secondi, i circuiti di modulazione, i sistemi dopaminergico, serotoninergico e colinergico, regolano la forza di questa attività, potenziandola o deprimendola.

Con una concezione della mente decisamente pionieristica,  Freud introduce il ruolo fondamentale degli stimoli interni, le pulsioni, ipotizzando che il cervello possa svolgere le sue funzioni mentali grazie a tre sistemi tra loro correlati, percezione (informazione sensoriale esterna), memoria (richiamo di quell’informazione dall’inconscio), coscienza (consapevolezza della memoria).

Inizia a pensare, contro la neurologia dell’epoca, che gli eventi cerebrali non causino affatto gli eventi mentali (vale a dire, gli eventi cerebrali non sono la base degli eventi mentali), perché eventi mentali e cerebrali lavorano simultaneamente, in parallelo.

Va contro la localizzazione (radicale all’epoca) delle funzioni mentali: le tre reti nervose astratte, ciascuna dotata di differenti proprietà, non sono localizzate…

Soprattutto tre concetti chiave della teorizzazione freudiana  hanno retto bene al vaglio del tempo assumendo un ruolo fondamentale anche nelle attuali neuroscienze (61). La maggior parte della nostra vita mentale, in particolare emotiva, è inconscia in ogni momento, solo una piccolissima parte è conscia; le pulsioni sessuali e aggressive, al pari dell’istinto di mangiare e bere, sono profondamente iscritte nella psiche umana, nel nostro genoma, e si manifestano fin dagli inizi della vita; la vita mentale normale e la malattia mentale formano un continuum.

Cardine dell’attuale concezione della mente è il fondamentale assunto freudiano che l’attività mentale segue leggi scientifiche: in capo al principio del determinismo psichico, ogni evento psichico è determinato dall’evento reale che lo ha preceduto (l’associazione di idee governa la vita mentale conscia e inconscia, ma lo fa lungo percorsi cerebrali nettamente diversi).

Nel piacevole, colto, voluminoso libro (622 pagine) “The Age of  Insight”(titolo che, tradotto in italiano a spanne, fa effetto: ”L’età dell’Inconscio”), una ricchissima disquisizione sulla biologia della creatività e le più recenti scoperte a proposito del funzionamento della mente artistica a livello biologico (per esempio, l’interazione potenziata tra i due emisferi cerebrali, dopo fasi di rilassamento e distensione profondi, nei ‘momenti Eureka’, i momenti di esplosione creativa), la figura di Freud campeggia in modo straordinario. E’ il genio assoluto che ha portato il concetto di mente fuori dall’ambito strettamente filosofico, per farne l’interesse centrale dell’emergente scienza psicologica; con lui, I principi che governano la scienza della mente ‘psicoanalitica’ avrebbero dovuto andare al di là delle osservazioni cliniche per essere sottoposte alla stessa analisi sperimentale che Rokitansky applicava alla scienza del corpo e Ramon Y Cajal alla scienza del cervello… 

Freud non soltanto elabora idee che circolano nella Vienna d’inizio Novecento, l’inconscio, le pulsioni, con un fortissimo impatto sul pensiero modernista (per esempio, aiutato dalla moderna visione della mente, nasce in letteratura il monologo interiore), ma, grazie alla sua profondità  e alla capacità di scrittura, crea una vasta fiducia nella ricerca come metodologia di studio e di pensiero.

Abbandona il modello biologico perché convinto che il tentativo di collegare tre diversi livelli di analisi -comportamento, mente e cervello – sia prematuro.

Inconscio, Pulsioni (Eros e Thanatos), Rimozione, Transfert e Controtransfert, Complesso di Edipo, Resistenza sono condivisi da Kandel, che li spiega avvalorati, confermati dalle ricerche neuroscientifiche contemporanee. (Vedi per esempio la concezione attuale della  Rimozione, fig. 5,1, 70). 

Note critiche di Kandel a Freud 

A proposito di sessualità femminile, prende in esame il sogno di Irma (79) e il caso Dora (97). Nonostante parli chiaramente di controtransfert, Freud sembra spesso inconsapevole dell’errore sistematico, dei preconcetti che, come osservatore, introduce nelle sue indagini. Roy Schafer: “La generalizzazione di Freud su donne e fanciulle fa torto sia al suo metodo psicoanalitico, sia alle sue scoperte in campo clinico” (87).

La seconda critica è alla tipologia di collegamento tra arte scienza.

Per esempio, Freud (“Un ricordo d’infanzia”, 1910) tratta le opere artistiche iniziali di Leonardo e il suo successivo lavoro scientifico alla stregua di sintomi clinici e analizza gli scarsi dati biografici a disposizione, senza neppure avere a disposizione il gioco delle libere associazioni di Leonardo in seduta, come se da soli quei dati davvero potessero fornire la comprensione della psiche dell’artista! (192).

Qualche incoerenza nel libro di Kandel

L’Autore, monista e anti-riduzionista a tutto tondo, sottolinea la simultaneità dei processi mentali e cerebrali ricordando la straordinaria intuizione di Freud sulle serie parallele (che diventano nel Compendio un artefatto della coscienza).   Siamo nella cornice teorica del dual aspect monism, eppure Kandel di fatto piega tutto alla neurobiologia: anche se la comprensione della biologia del cervello non nega in alcun modo la ricchezza o la complessità del pensiero (497), la sfida centrale della scienza del XXI secolo rimane capire la mente umana in termini biologici (12).

Il linguaggio kandeliano (almeno nella traduzione italiana), in voga oggi, non sembra sufficientemente rispettoso della specificità delle due lingue (medicina e psicologia/psicoanalisi), che a mio parere andrebbero pensate e utilizzate in un continuum.   Finché  la pulsione di morte è aggressività tout court; le pulsioni sono istinti; tutto il ‘sentire’ è ‘emozione’, non distinta dagli affetti, quando sappiamo che Freud non ha mai formulato una teoria delle emozioni; finché conscio e consapevole, inconscio e inconsapevole sono confusi e a volte giustapposti; la psicologia freudiana è cognitiva… , pazienza.

Ma risulta più  difficile capire come, di due lingue specifiche – che sono solo sistemi esplicativi diversi, autonomi e paralleli, della stessa sostanza (corpo mente senza trattino) -, la lingua, i concetti neuroscientifici possano fungere da tabulato veridico del funzionamento psichico spiegato dalla psicoanalisi.

Non sarebbe più congruo dire che, grazie alle neuroscienze, oggi siamo in grado di trovare sempre più corrispondenze, convergenze, e, al contempo, grazie ai nuovi paradigmi scientifici (La «causalità» nelle scienze è  tramontata e si è trasformata in una regolarità empirica), possiamo pensare una volta per tutte che non è il cervello,il corpo, a determinare – come base – la mente, siamo noi a registrare concomitanze tra mente e corpo, secondo una legge statistico-probabilistica?

Forse è faticoso ammettere che non si può arrivare alle splendide  conclusioni di Kandel, perché non c’è un capolinea, il problema mente corpo (psicoanalisi neuroscienze), non è risolvibile, però è assolutamente necessario al pensiero. Per essere vivo, per non essere un pensicchiare, il pensiero deve infatti poter oscillare continuamente, tra distinzione e unità, da un livello all’altro, da una lingua all’altra (Vedi introduzione del 2000 di P. Bria a Matte Blanco, L’Inconscio come insiemi infiniti). 

Settembre 2013