Non è un paese per vecchie

Loredana Lipperini (2010)
Feltrinelli, pag. 208

In questo suo ultimo libro Loredana Lipperini, giornalista e scrittrice, autrice di "Ancora dalla parte delle bambine" (Feltrinelli, 2007), affronta ancora una volta, seppure da una diversa prospettiva, il tema "dell’altra metà del cielo", la donna. Questa volta si tratta dell’invecchiamento. È un’indagine a tutto campo che spazia nella letteratura, nel mito, nella sociologia, e, soprattutto, nel mondo dei media, offrendo al lettore un’ampia e varia documentazione. Possiamo così ritrovare una massa di dati particolarmente interessanti accompagnati da un importante approfondimento sul nuovo mondo del web.
Attraverso un percorso accurato, costruito con uno stile giornalistico intelligente, oggi peraltro sempre più raro, l’Autrice ci descrive come cambia la concezione del corpo in questa fase della vita.
Ci vengono descritti gli attacchi violenti da parte dei mezzi mediatici al corpo della donna che invecchia, e la vergogna che questo corpo procura alla donna stessa.
Un corpo non più attraente sembra, infatti, diventare qualcosa da nascondere, qualcosa che sembra non avere più un luogo dove "stare", e che provoca nelle donne un sentimento di non appartenenza alla comunità.
A questo punto, però, potremmo aver già voglia di allontanarci velocemente dal tema scomodo: il mondo va male, si sa, i vecchi se ne lamentano da sempre, figurarsi le vecchie, perché, allora, leggere questo libro? Perché in realtà è un libro pieno di vita, di mordente, di ironia e di affetti.
E’ un libro spietato e tenero insieme che ci conduce, con una certa passione, dentro la storia di un conflitto antico: quello tra le generazioni.
È spietato quando si sofferma nell’analisi delle ricerche, nel gelo delle statistiche, nell’accurato esame della rappresentazione odierna della vecchiaia; è tenero nella comprensione della fragilità degli anziani, uomini e donne.
Anche la scelta del titolo, esplicito richiamo al libro di Cormac McCarthy "Non è un paese per vecchi", non è affatto casuale. Con questo l’Autrice intende evidenziare un atteggiamento dei giovani nei confronti della vecchiaia, connotato da una certa "ferocia", che si esprime nel rifiuto nonché in una presa di distanza da tutto ciò che è "vecchio".
Da un altro lato l’Autrice ci mostra come, nel nostro tempo, le generazioni sembra non debbano o non vogliano mai invecchiare.
La conseguenza è che i confini e le differenze generazionali si fanno sempre più labili.
Per noi "addetti ai lavori", questi fenomeni potrebbero essere correlati.
La lettura di quello che i giovani scrivono nei loro blog è interessante poiché ci dà la misura di quanta rabbia si metta in gioco in tale questione: nella ricerca di uno spazio vitale per crescere, possiamo pensare che i ragazzi rivendichino con forza, anche se con cinismo, il loro bisogno di differenziarsi.
Tuttavia, dopo la descrizione di tali feroci attacchi, (espressi dai giovani attraverso i blog o rintracciabili nella stessa pubblicità), come ripercorrendo un discorso interno, risultato di quei cambiamenti della vita che, quando riescono, ci permettono di riconciliarci con il nostro passato per affrontare il futuro, l’Autrice avvicina il mondo dei vecchi, maschi e femmine, con tenerezza e cura.
Le pagine più intense del libro sono quelle rivolte alla cura dei vecchi e nelle quali possiamo cogliere la comprensione per la loro fragilità e ingenuità, per la loro vergogna e riservatezza.
La "rabbia" giovanile può, alla fine, trovare una riconciliazione con le generazioni precedenti. Seguendo le riflessioni dell’Autrice, ciò che ne esce valorizzato è il tipo di pensiero possibile nelle donne che stanno per entrare nel mondo delle vecchie, anch’esse passate attraverso quella stessa rabbia e diventate ora capaci di "com-passione".

Abbiamo domandato all’Autrice:
Nella vasta indagine che tuo libro percorre sulla visione dell’invecchiamento nelle donne, esplori il mondo della letteratura, del cinema del mito e della "rete". I lettori avranno modo di apprezzare l’accuratezza della documentazione e la vastità dei rimandi da tutti questi ambiti.
Il tuo sguardo si sofferma però in particolare su quello che avviene nel "nuovo mondo ": Internet.
Contrariamente a molte visioni apocalittiche sulle nuove tecnologie, il tuo libro sembra evidenziare come il mondo del web sia una grande risorsa.
Partendo dal tema centrale che è quello del corpo, si potrebbe trarre la conclusione che Internet faciliti la comunicazione ed il contatto proprio perché in questo tipo di comunicazione il corpo non è in primo piano?
L.L.: Naturalmente sì. Credo che per molte donne (parliamo, infatti, di loro, che sono la maggioranza per quanto riguarda frequentazione di blog e social network) sia molto più semplice comunicare senza il filtro preventivo del corpo. O meglio, del necessario adeguamento ad un canone dato, cui il corpo femminile è chiamato in questi ultimi tempi. Bellezza, magrezza, giovinezza. La cosa importante, per quanto riguarda il web, è che anche nei casi in cui la frequentazione non sia finalizzata a un obiettivo preciso (la condivisione di consigli, nel caso di blog di madri, o la battaglia contro pubblicità umilianti nel caso di blog dedicati alla questione di genere), esiste la consapevolezza di esser parte di una comunità. "We are not gossiping, we are networking" è lo slogan non di un gruppo femminista, ma delle Twilightmoms, donne che commentano appassionatamente la bellezza della saga della Meyer. Frivolo, certo. Eppure, quello slogan è molto, molto più importante di quel che possa sembrare.


Una piccola nota per concludere.
Leggendo questo libro possiamo pensare che qualcosa della continuità naturale del ciclo della vita sia andato perduto: ad esempio il fatto che un corpo non più attraente dal punto di vista sessuale possa fornire un rifugio sicuro per i bisogni di tenerezza dei più piccoli. Il contatto con il calore fisico di una nonna può calmare un bambino agitato senza porgli problemi di eccitamento che lo turbino. Ripropone quindi il valore per lo sviluppo di aree franche, zone di tenerezza e quiete, dove riprendersi e trovare se stessi per crescere, come suggeriva Winnicott.
Questo può avere un valore in un mondo dove il valore sembra essere dato da uno stato mentale e fisico costantemente eccitato?
Dall’altra parte, da questa lettura, ricaviamo la sensazione che queste nuove "vecchie", che frequentano i blog meglio e più dei ragazzini, che hanno a disposizione risorse sconosciute alle loro madri e nonne e sono in grado di utilizzarle, stiano affrontando la sfida dell’invecchiamento con la stessa forza con cui hanno affrontato, nel passato, altre sfide, e ci prende una certa curiosità in attesa di vedere come ne verranno fuori.
Queste donne hanno chiesto a Loredana Lipperini: "Quando scrivi un libro sulle nonne?".

Jones De Luca
Dicembre 2010