NORWEGIAN WOOD

 

Murakami  Haruki

 

Tokyo Blues

Torino, Einaudi 2006 – pagine 376 – Euro 9.80

 

Il libro racconta la storia di tre adolescenti che si affacciano alla vita e offre, man mano che la storia si dipana, argomenti importanti sui quali riflettere.

L’adolescenza, percorso irto di ostacoli interni, è descritta con grande delicatezza e sensibilità.

L’inspiegabile suicidio di Kizuki, fidanzato con Naoko fin dall’infanzia e intimo amico di Watanabe, irrompe nella vita dei due protagonisti, ponendoli di fronte al lutto e alla morte.

Dice Watanabe: “Per quanto mi sforzassi di dimenticare, dentro di me restava qualcosa, una specie di grumo d’aria non meglio precisato”. E più avanti: “La morte che in quella sera di maggio, quando avevo diciassette anni, aveva afferrato Kizuki, in quello stesso momento aveva afferrato anche me”.

Uno dei motivi più interessanti del libro è la difficoltà di rappresentare il  dolore.

La sofferenza e l’angoscia non possono essere tollerate e vissute fino in fondo.

Naoko, la ragazza di Kizuki, ha “la malattia di non trovare le parole”, non riesce ad esprimere quello che sente, nemmeno attraverso una lettera. Il pericolo di perdere se stessa è sempre in agguato.

 Anche Midori, una studentessa innamorata di Watanabe, teme di non sentire nessun  dolore quando vede morire il padre e la madre.

I personaggi sembrano fragili, inadeguati. Di fronte alla sofferenza e al lutto gli strumenti interni vengono a mancare, sono insufficienti, forse devono essere costruiti nel difficile cammino dell’adolescenza.

Watanabe continua ad andare alle lezioni perché non sa che cosa altro potrebbe fare. Tutto sembra senza senso, non ha ambizioni, niente lo interessa. 

La scoperta della sessualità si intreccia con le storie dei personaggi, vissuta da ognuno in maniera diversa ma sempre espressione di qualcosa che succede all’interno: per Watanabe  c’è il  vuoto dei rapporti occasionali, la ricerca di un’eccitazione che dia un’illusione di vita.

Naoko invece non può fare l’amore, vivere un rapporto è intollerabile, diventa una minaccia all’integrità: “Non voglio che nessuno entri più dentro di me, non voglio che nessuno mi possa più sconvolgere in quel modo”.

Compare nel racconto la figura di  Reiko, una donna  adulta che è stata travolta e distrutta da una relazione omosessuale. Invano cercherà di aiutare Naoko, sempre più tormentata dall’angoscia.

Nonostante la drammaticità del racconto i personaggi si muovono alla ricerca di rapporti che consentano di stabilire un contatto profondo. 

La difficoltà di reperire strumenti interni che consentano di affrontare la vita, viene espressa con grande forza da una canzone – poesia, scritta da Midori, intitolata “Mi manca tutto”.

Queste righe sembrano fotografare la sua vita interiore, ma forse anche quella di tutti i personaggi, come in un sogno :

Vorrei cucinare uno stufato per te ma mi manca la pentola.

Vorrei fare una sciarpa per te ma mi manca la lana.     

Vorrei scrivere una poesia per te ma mi manca la penna.