Rivoglio la mia vita

 

Veronica De Laurentis, Anne M. Strick (2007)

Roma, Edizioni E/O, pagine 273, € 10,00

 

Non tutti rivorrebbero la propria vita. In pochi rivorrebbero una vita difficile e sofferta, anche se rischiarata da sprazzi di luce.

E’ questa la storia della ricostruzione di una «cosa» particolare per ciascuno di noi: è la storia della ricostruzione dell’identità perduta di una bambina, poi ragazza, poi donna.

Veronica ci offre una difficile e tormentata testimonianza di come sia possibile, con coraggio e intuizione rispetto all’uscita da un fondo che pare non sia mai profondo abbastanza, darsi un’altra chance e al contempo rispettare un patto di cui si comprendono le implicazioni solo a posteriori. In dieci capitoli ed un Epilogo (con una Prefazione della sorella Francesca De Laurentis, terapeuta familiare) le Autrici ripercorrono la storia della famiglia e degli ambienti in cui Veronica ha vissuto, in Italia e negli USA (da venticinque anni Veronica vive a Los Angeles), mostrando il terribile isolamento emotivo e il vuoto umano sperimentato nell’apparentemente «dorato» mondo del cinema.

Il libro di Veronica e della sua amica Anne M. Strick, aiuta a porsi delle domande e in particolare a chiedersi se può esistere una speranza «sbagliata». Le risposte possibili sono tante, quelle di Veronica sono le sue, con le contraddizioni di una persona che procede tentoni alla ricerca di relazioni affettive autentiche tra cecità, autolesionismo, senso di inadeguatezza e ricerca dell’approvazione di genitori particolari e molto diversi tra loro: il produttore Dino De Laurentis e l’attrice Silvana Mangano. Che hanno però in comune una profonda incapacità: quella di ascoltare. E un altro aspetto: l’autoreferenzialità costante.

Due caratteristiche che, seppur unite ad un amore reale verso i figli, contribuiscono a produrre danni non da poco nell’evoluzione delle dinamiche familiari e nelle singole esistenze. Anche Veronica rimane per anni cieca e sorda alle proprie necessità del profondo per essere una persona autenticamente autonoma, ma poi ce la fa. E si impegna per se stessa e per i propri figli, rivendicando finalmente il diritto ad essere: inizia così un percorso difficile ma sano di «ricostruzione», appunto, elaborando difficoltà e vicissitudini, ritrovando il proprio filo e avviandosi così verso una serenità fondamentale per vivere, finalmente, riappropriandosi di se stessa e del suo modo di voler vivere – da costruire passo passo.

Il coraggio di raccontarsi e di dare sostegno in questo modo a tutte coloro che si trovano in situazioni esistenziali analoghe rappresentano due forti tratti del libro. E’ un testo autobiografico che si legge tutto d’un fiato, in cui la curiosità, che prende inizialmente il lettore verso la storia e verso i famosi genitori di Veronica, è ampiamente superata da un profondo senso di rispetto verso chi ha vissuto situazioni crude, aspre, emotivamente particolari e complesse e assume con se stessa, e con il mondo, la responsabilità di fare tesoro della propria esperienza e di guardare avanti con luminosità e consapevolezza di sé: dei propri limiti, ma anche della propria forza.

Luciana d’Ambrosio Marri e Andrea Castiello d’Antonio