Trauma, deumanizzazione e distruttività. Il caso del terrorismo suicida

Franco De Masi (2008)

Milano, Franco Angeli, pagine121, Є 16,00

Recensione di Giorgio Mattana 

In questo agile volume De Masi affronta l’inquietante fenomeno del terrorismo suicida, intrecciando l’approccio psicoanalitico con un’analisi storica, sociologica e politica che rende appieno la complessità e la multideterminazione dell’oggetto d’indagine. Sulla base di un’ampia documentazione, l’Autore parla di un terrorismo locale e nazionale, in linea di principio laico e reversibile, e di un terrorismo internazionale, di matrice mistico-religiosa e in linea di principio irreversibile.

Nel primo caso sono determinanti le rivendicazioni politiche e territoriali e la riparazione delle ingiustizie da cui il terrorismo invariabilmente nasce ne produrrebbe verosimilmente l’estinzione. Nel secondo caso è invece essenziale la componente del fondamentalismo religioso, con una drammatica saldatura fra condizioni sociopolitiche traumatiche e aspettative palingenetiche e totalizzanti. Elemento comune e determinante è una condizionedi esistenza emotivamente traumatica, con sentimenti di umiliazione, vergogna e odio che si tramandano spesso di generazione in generazione, caratterizzando il vissuto profondo di un’intera comunità.

E’ questa per De Masi la conditio sine qua non del fenomeno, che introduce all’affermazione più sorprendente e argomentata di questo illuminante saggio: lo sconvolgente fenomeno dei martiri suicidi non può essere compreso con le categorie della psicopatologia individuale. Le biografie degli attentatori parlano di soggetti fra loro molto diversi e non consentono l’individuazione di alcuna specifica sindrome psicopatologica. Tratto comune è piuttosto la forte identificazione con il vissuto traumatico della comunità.

De Masi sottolinea come condizioni materiali e morali diffuse di sofferenza e oppressione possano condurre a sentimenti di odio, umiliazione e vergogna spesso inelaborabili, capaci di avviare un processo individuale e collettivo di deumanizzazione.

Il distacco da ogni emozione umana viene poi perseguito attivamente e sistematicamente dalla “rete” politico-ideologica,  vera e propria “parte psicotica” operante a livello nazionale o internazionale. La distruzione di ogni capacità empatica è condizione del trionfo narcisistico e distruttivo, in una identificazione totale con la comunità e la causa che seduce e stravolgele menti, cancellando la percezione della propria identità e quella della vittima come essere umano.

De Masi sottolinea infine l’inadeguatezza della risposta militare, suscettibile di alimentare il vissuto traumatico dei popoli e incapace di andare alle radici dell’odio cieco e distruttivo che caratterizzail terrorismo, degenerazione perversa di quell’aggressività vitale che dovrebbe avere come fine la difesa di sé e della propria comunità.

 

Giorgio Mattana