“Un attimo prima di cadere” di G. Dimaggio. Recensione di P. R. Goisis

"Un attimo prima di cadere" di G. Dimaggio. Recensione di P.R. Goisis

UN ATTIMO PRIMA DI CADERE

LA RIVOLUZIONE DELLA PSICOTERAPIA

di Giancarlo Dimaggio

(Raffaello Cortina, 2020)

 

Recensione di Pietro Roberto Goisis

 

Una piccola avvertenza iniziale.

Il libro che mi appresto a recensire non è vietato a nessuno, però chiede al lettore curiosità, apertura mentale e disponibilità al confronto. Soprattutto agli psicoanalisti doc che dovranno leggere – meglio che lo sappiano – critiche e forse anche pregiudizi nei confronti della psicoanalisi.

Anche se l’autore, in proposito, afferma di guardare con attenzione e simpatia agli orientamenti cosiddetti relazionali. Di certo è critico nei confronti di una psicoanalisi del silenzio, dell’asimmetria, della distanza e dell’atteggiamento “ho ragione io, perché è giusto così”.

Queste premesse sono a mio avviso necessarie, considerato il contenitore che ospita la mia recensione. So bene quanti pregiudizi di vario tipo possano compromettere una serena lettura.

Devo comunque precisare che l’autore porta una critica serrata anche nei confronti della teoria e della pratica che fa riferimento all’area cognitivo-comportamentale.

Di fondo si respira una forte allergia verso questo tipo di argomentazione.

“Ho ragione io, perché il mio modello è migliore”.

Impossibile per me dargli torto.

Non sufficiente però per spiegare in cosa consista la “rivoluzione” citata nel sottotitolo.

Insomma, di quale psicoterapia si parla allora? Questo basta per scrivere un libro?

Proviamo a rispondere.

 

Ci troviamo tra le mani un’opera che non appartiene compiutamente a nessun genere, come se avesse una identità liquida o transgender. È un fenomeno sempre più presente in editoria, non credo sia un male, anzi.

Come già visto da qualche tempo nel nostro mondo professionale si muove tra differenti piani: quello narrativo, quello saggistico, quello del memoir.

Tre ragioni, così dice, hanno portato Giancarlo Dimaggio a realizzare la sua opera.

 

I fatti accaduti nella sua vita.

I cambiamenti sperimentati e validati nell’esercizio della psicoterapia.

L’interesse per le storie dei pazienti e l’effetto di questi cambiamenti professionali su di loro.

 

E la passione per la scrittura, ne sono certo. Oltre alla competenza in materia.

 

In primo luogo ho letto un libro veramente ben scritto, avvincente, brioso, ritmato. Ho scoperto che tale dote nasce da lunghe frequentazioni con la lettura, ovviamente, e con i corsi di scrittura, oltre a quelli di fumetto. Ecco così spiegate delle interiezioni onomatopeiche, suoni, rumori tipici dell’intercalare fumettistico. Un insieme divertente, a tratti quasi spiazzante e disorientante. Ma avvincente. È bene saperlo, anche perché non è ben chiaro quale sia il possibile lettore. Magari solo un tennista tifoso di Federer…

Il passaggio da un genere letterario all’altro, infatti e a volte, rende difficile l’accesso a un pubblico ben definito. Cosa che può rendere problematico un successo di vendite. Evento poco gradito agli editori. Ecco così che, in questo caso, oltre al coraggio dell’autore, dobbiamo riconoscere quello di Raffaello Cortina.

Non era facile credere in questo testo poco allineato e un po’ provocatorio, pure.

Gli va riconosciuto il fiuto. Ben premiato da box office e apprezzamenti.

Evidenzio questi elementi per dichiarare, a mio avviso, che il libro merita una lettura, chiunque sia il lettore, qualunque professione svolga, purchè sappia apprezzare la scrittura.

 

Da dove partire per raccontare “Un attimo prima di cadere”?.

 

Inizio con la copertina che ci regala una bellissima e emozionante immagine, un uomo in precario e minaccioso equilibrio su una fune. Perfettamente in sintonia con il titolo del libro, altrettanto bello a mio avviso. Volendo essere critico, forse il sottotitolo, “La rivoluzione della psicoterapia”, crea un eccesso di aspettative. Non sempre totalmente soddisfatte. Vedremo perché.

 

Proseguiamo con i generi letterari di cui parlavo in precedenza. È indubbio che l’abilità dell’autore consista proprio nel saper passare da uno all’altro e nel saperli integrare. In fin dei conti sempre di narrazione si tratta, da qualunque angolatura lo si legga. Ma la potenza dell’opera consiste nel polo memoir. Non rovinerò alcuna sorpresa, dato che la vicenda viene raccontata quasi in apertura. Tutto parte da una tragedia, la straziante perdita della giovane, bella e amata moglie, da poco madre per la seconda volta. L’evento ha rappresentato una delle motivazioni più forti della scrittura e un filo narrativo molto potente, coinvolgente e intenso. Lacrime di commozione mi hanno segnato mentre leggevo alcune pagine, coinvolto e toccato dal racconto. Impossibile che non accada.

Si può solo immaginare quale tsunami sia stato per lui e i piccoli figli, ma l’aspetto mirabile è che tale sconvolgimento non ha travolto Giancarlo. Ho molto ammirato le pagine in cui parla della malattia, delle visite, degli esami, del consulto con il luminare in materia. Mai una parola di odio, rancore, recriminazione, lamentela. Un capacità di misura encomiabile che gli ha pure permesso di apprendere dall’esperienza vissuta e fare proprie, ad esempio, alcune modalità relazionali viste all’opera nel rapporto medico-paziente. Grato.

 

Inoltre la tragedia vissuta ha funzionato da stimolo per un ripensamento, peraltro già in atto, sul senso e l’utilità della psicoterapia. Ecco così il secondo polo del libro, la cosiddetta rivoluzione della psicoterapia. È la parte “saggio”, quella che mi sarebbe piaciuto trovare più breve e meno dettagliata, perché talvolta quasi ripetuta, ribadita. Con un grande pregio, peraltro. Nel testo vengono citati molti autori, quelli a lui più cari, ma non c’è nessuna citazione a conferma delle proprie argomentazioni (o appesantire la lettura). Tutti i preziosi riferimenti bibliografici sono raccolti in un capitoletto finale intitolato con grazia “Letture”. Bella scelta.

Il collega oscilla in questi frangenti, nuovamente, tra il piano personale (le proprie esperienze terapeutiche, ben tre) e quello professionale. Ci offre così delle riflessioni sulla nostra professione e sui modelli teorici di riferimento. Leggiamo racconti su psicodrammi (da tener ben presenti per comprendere il suo successivo sviluppo teorico-clinico), psicoanalisi relazionale, EMDR, mindfulness, approcci antichi e moderni, curiosità e innamoramenti per nuove terapie (terapia sensomotoria, Schema Therapy), recupero di vecchi autori e tecniche (Pierre Janet, ipnosi). Senza dimenticare l’attività fisica e lo sport. Fino ad arrivare al cuore della rivoluzione, la centralità e l’utilizzo del corpo. Direi il radicamento dell’esperienza riparativa e curativa incarnato profondamente nel vissuto corporeo. Illuminante.

Mi rendo conto che quanto sto cercando di raccontare sia molto difficile da comprendere in poche righe di recensione. Ma so anche che molta psicoanalisi moderna, ben integrata e in colloquio con altre discipline, comprende la necessità di compiere un passo in questa direzione (peraltro percorsa anche da qualche psicoanalista allievo di Freud). Perlomeno con quei pazienti per i quali la dimensione dialogica e colloquiale non è sufficiente per arrivare a toccare e modificare le aree sofferenti.

 

Qui il libro ci viene in aiuto nel suo terzo polo, quello più propriamente narrativo, nel versante delle storie dei pazienti. Sappiamo bene quanto sia difficile rendere con efficacia e piacere di lettura i resoconti delle sedute. Sul piano televisivo e cinematografico finora c’è riuscita solo la serie tv In Treatment. Nel suo libro, Dimaggio, giocando ripetutamente e dichiaratamente tra realtà e finzione, ci porta dentro lo svolgimento delle sedute e degli scambi operativi tra terapeuti e pazienti. Con efficacia, ottima narrazione, buona chiarezza metodologica.

Si possono condividere, oppure no, le sue scelte e il modello utilizzato.

Alcune sue affermazioni sono apodittiche (vedi quella a pagina 141: “…una domanda del genere cognitivisti e psicoanalisti non l’avrebbero mai fatta”. Proprio così sicuro?).

Ma non si può sottovalutare quello che fa e le ragioni per cui lo fa.

Magari, ascoltando e leggendo con mente aperta, qualcosa possiamo imparare anche noi.

 

Ovviamente non lo sto trasformando in un idolo o un’icona. Anche l’autore non è esente dal più facile dei vizi di noi terapeuti, quello da lui stesso demonizzato all’inizio. Convincersi e sostenere che il proprio approccio sia il migliore, il più adatto ai pazienti.

Ovviamente è necessario essere molto sicuri di quello che si fa per farlo bene.

Credo che Giancarlo Dimaggio, che non conoscevo se non per nome prima di leggere il suo libro, sia una persona intelligente che cercherà di far tesoro in primis delle critiche che fa agli altri colleghi.

A me interessava solo far conoscere “Un attimo prima di cadere”, la cui avvincente lettura mi ha lasciato, appena conclusa, il desiderio irrefrenabile di scriverne.

 

Una bella sensazione, non c’è che dire. E un invito a tutti i lettori. Senza preconcetti.

 

Dimenticavo. Leggete anche i ringraziamenti, quasi un libretto a parte.

 

 

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