Un giorno questo dolore ti sarà utile

Peter Cameron

Adelphi Edizioni SpA: Milano (2007)

Trad. it. di G. Oneto

Titolo originale: Someday This Pain Will Be Useful to You

 

Un giorno questo dolore ti sarà utile è l’ultima opera, pubblicata in italiano, di Peter Cameron. Essa ci introduce nel vivo della condizione di precarietà, che si può avvertire alla fine dell’adolescenza, alle nostre latitudini.
James, 18 anni, è un ragazzo solo, figlio di divorziati, incerto sul futuro e sulle sue scelte, …..

 

Eccolo (p. 68):

 

– No – le ho risposto – hai ragione. E’ vero –

 

– E’ vero cosa? – Ha chiesto.

 

– Che sono disturbato -. Pensavo al significato di questa parola, a che cosa volesse dire veramente, come quando si disturba la quiete o la televisione è disturbata. O quando ci si sente disturbati da un libro o da un film o dalla foresta vergine che brucia o dalle calotte polari che si ritirano. O dalla guerra in Iraq. Era uno di quei momenti in cui ti sembra di non aver mai sentito una certa parola e non riesci a credere che abbia proprio quel significato, e cominci a riflettere su come ci si è arrivati. E’ come il rintocco di una campana, cristallino e puro, disturbato, disturbato, disturbato, sentivo il suono vero della parola, così ho detto, come se me ne fossi appena accorto: – sono disturbato -.

 

Qual è stata l’esperienza di James e come si  può condividere il suo percorso ed anche la sua sofferenza nel difficile e toccante insight che queste poche righe ci comunicano?

 

Come James giunge ad affrontare la sua realtà e per usare le sue stesse parole comincia a riflettere su come è arrivato a questa consapevolezza?.   

 

Cosa ha provocato la catastrofe che lui percepisce non sembra rilevante, quanto piuttosto è essenziale cogliere i collegamenti che gli consentono, infine, di utilizzare l’esperienza  del dolore.

 

Iniziare a capirsi, un primitivo tentativo di ordine interno in una condizione come l’adolescenza dove coesistono paradossalmente gli opposti o, talvolta, improvvisamente, si scontrano provocando grandi incendi.  

 

Leggendo questa storia  tanti piccolissimi particolari illustrano le sfumature di un percorso, anche, ironico, che, con un linguaggio semplice e concreto, sottolinea l’evolversi del dialogo interno di James.

 

– Ho solo 18 anni. Come faccio a sapere cosa vorrò nella vita? Come faccio a sapere cosa mi servirà? – (p. 206)

 

A quali e quanti interrogativi deve rispondere un adolescente, o chi voglia in qualche modo confrontarsi con lui in questi anni incerti.

 

L’accelerazione del tempo che sfugge, l’urgenza delle scelte che la società attuale impone ai ragazzi di oggi e al nostro protagonista, l’abbondanza di mezzi di comunicazione ed informazione, i continui cambiamenti, spesso disorienta e confonde chi, possiede tutto ma, è fondamentalmente da solo nella condizione di dover fronteggiare molteplici contraddizioni per le quali non si sente ancora preparato.

 

La scarsa fiducia in se stesso, la paura di progredire e di regredire, il rifiuto della competizione fine a se stessa, il timore per l’ignota esperienza del college paralizza il ragazzo che, contrariamente alle aspettative di tutti,  decide all’inizio della storia, di non frequentare in autunno la Brown University.

 

James si chiude in sé, nella sua testa, nei suoi pensieri. Tenta di controllare lo spazio dato che il tempo passa e gli sfugge, cerca su internet una lontana casetta nel Midwest dove il mondo non sia ancora completamente sopraffatto dalla stupidità, dall’intolleranza e dall’odio (p. 79), dove immagina che potrebbe avere la possibilità di leggere tutti i libri.

 

– che ho sempre voluto leggere ma non ho potuto perché dovevo andare a scuola… e poi mi troverei un lavoro in una biblioteca… dove la gente è costretta a parlare sotto voce e solo quando è necessario. –

Come molti suoi coetanei, senza un sostegno autentico da parte della famiglia, cerca un rifugio psichico nella solitudine, in una difesa di tipo intellettuale, in un mondo quasi idilliaco, dove nessuno gli chiede di assumere un’identità sessuale definita e scegliere un orientamento professionale chiaro. In quest’isola dove tutto è pacato, può rimandare, non essendo ancora pronto, il confronto con la realtà, che percepisce frastornante, rumorosa e inaccettabile, e con gli altri, da cui non si sente riconosciuto ed accolto.

 

– Quand’è che la spazzatura è spazzatura? Quando è da buttare? – (p. 155)

 

Si interroga James, nel proseguo della vicenda, dopo qualche esperienza che lo induce a intraprendere la difficilissima selezione fra cosa portare e cosa lasciare. Come si procede, sembra chiedersi, alla “raccolta differenziata” delle emozioni, alla trasformazione… dei problemi, alla ricerca dei sistemi per affrontare l’inconscio?

 

Questo tentativo lo accomuna a innumerevoli suoi coetanei che durante le peripezie del percorso verso il mondo adulto si smarriscono.

 

– Spesso mi sembra di inseguire un pensiero, ma di non riuscire a trovare una lingua  per dargli forma e il pensiero rimane solo una sensazione. A volte è come se pensassi in svedese senza sapere lo svedese. – (p. 162)

 

É a questo punto del libro (non svelerò con quali mezzi e risorse per non anticipare e circoscrivere nelle mie parole la possibilità per ognuno di leggere liberamente la storia) che si preannunzia la svolta emotiva nel protagonista. Il ragazzo riesce, finalmente, a controbattere alla disperazione e assenza di significato che caratterizza il suo stare al mondo, l’esistenza di suoi sentimenti e a entrare in contatto con le sue paure.

 

In modo impercettibile dentro di lui avviene un lento processo, al desiderio- paura  di perdersi così seducente ed al tempo stesso drammaticamente destrutturante:

 

– … mi pareva bello morire così, sparire senza lasciare traccia, sprofondare senza disturbare la superficie dell’acqua, senza neppure una bollicina che venga a galla, come filarsela da una festa alla chetichella…- (p. 160)

 

Si sostituisce, nonostante la vaghezza dolorosa che domina tutte le pagine, la possibilità di una lievissima apertura emotiva, che prelude al cambiamento.

 

James riceve, in modo inaspettato ed attraverso differenti vie, ciò di cui ha bisogno per rafforzare le sue basi narcisistiche, prima drammaticamente incerte.

 

James inizia così a trarre arricchimento dall’Altro, secondo il paradosso di Winnicott, senza dipenderne eccessivamente, che è quello di cui ha bisogno, sovente, l’adolescente. In questa maniera progressivamente riconosciuto ed accolto nella sua diversità può uscire dal suo rifugio e, finalmente, Conoscere.

 

James percepisce che era successa una cosa strana – un piccolo miracolo – di cui non si poteva parlare, perché c’era il pericolo che la cognizione relativa a quell’esperienza di sofferenza: 

 

– trasformando il ricordo in dolore potesse svanire e decomporsi  come certi fragili e preziosi oggetti antichi che si sbriciolano appena tornano alla luce – (p. 204).

Maria Naccari-Carlizzi